Un sogno lungo un giorno, il film che rovinò Francis Ford Coppola

·4 minuto per la lettura
Una scena di
Una scena di

Gli anni ’70 per Francis Ford Coppola rappresentano un decennio magico. Il regista italoamericano firma quattro pellicole: due vincono l’Oscar come miglior film, due la Palma d’oro a Cannes. Sono titoli che fanno brillare gli occhi e volare con la mente: Il Padrino, La Conversazione, Il Padrino - parte II, Apocalypse now. Oltre al plauso della critica e all’affermazione come autore di primo piano della New Hollywood, Coppola è anche una gallina dalle uova d’oro. Infatti i suoi film incassano molto. Il Padrino 134 milioni di dollari. Apocalypse now - atteso come flop dopo tutte le peripezie e i tempi lunghissimi affrontati sul set - al botteghino arriva a quasi 80 milioni di dollari.

Con l’inizio degli anni ‘80 Coppola ha ottenuto tutto quello che cercava. Ma c’è una cosa che gli preme più di tutte: l’indipendenza dai produttori, dagli odiati studios di Hollywood con cui ha dovuto sempre lottare come un matto. Basti ricordare la Paramount che per Il Padrino gli affianca un regista che dovrà sostituirlo al momento dell’inevitabile licenziamento. Insomma, è tempo di fare da soli. In verità, l’idea di avere una casa di produzione indipendente è nata nel 1969, con la fondazione dell’American Zoetrope a San Francisco. Si tratta di un magazzino nella città californiana a cui prendono parte anche i colleghi George Lucas e Walter Murch. L’obiettivo di Coppola è mettersi in concorrenza con le grandi case di produzione di Hollywood. Ma la partenza non è delle migliori. Per produrre L’uomo che fuggì dal futuro di Lucas, chiedono aiuto alla Warner che ci mette parecchi soldi. Soldi che poi chiede indietro una volta visto il film. Per ripagare il debito, ci vorranno tutti i successi degli anni a venire. Ma intanto, finito Apocalypse now, Coppola è un uomo ricco e decide di strafare.

Dal magazzino, l’American Zoetrope si trasferisce nel centro di San Francisco. La sede è nel Sentinel Building, un elegante palazzo nel quartiere di North Beach. Il sogno di Coppola è quello di creare una grande comunità di registi e autori cinematografici. Tra gli altri, incontra Wim Wenders e Werner Herzog per parlare di progetti comuni. Ma c’è di più. Il regista acquista anche i vecchi Hollywood General Studios, in modo da avere un suo fortino proprio dentro al mondo che vuole sfidare e sconfiggere. Lui sarà il deus ex machina che farà vedere al resto del mondo come una sola persona, avvalendosi di fidati collaboratori, può controllare ogni minimo passaggio della creazione di un film. Dall’inizio alla fine. Purtroppo per lui, la prima opera di questa “nuova era” da lui caldeggiata sarà un disastro e manderà in malora la casa di produzione.

Il film in questione è Un sogno lungo un giorno, titolo originale One from Heart. La trama è molto semplice, quasi inesistente: la storia d’amore di un uomo e una donna che per un giorno si perdono e si lasciano a Las Vegas. Ma è tutto il resto a dare al film una cifra tutta particolare. L’uso delle nuove tecniche elettroniche e l’uso minimo del montaggio, quasi a creare “un abito senza cuciture” come diceva il critico francese André Bazin. Per non parlare poi del ricorso a una fotografia scintillante, che predilige i colori primari, diretta da Vittorio Storaro, e la colonna sonora firmata dal cantautore Tom Waits.

Ma non c’è niente da fare. La critica stronca Un sogno lungo un giorno e alla première il 15 gennaio del 1982 alla Radio City Hall di New York il botteghino parte male e continua peggio. Si tratta di un fiasco clamoroso, anzi un disastro. Solo tre mesi dopo, Coppola deve vendere gli studi per ripagare tutti i debiti accumulati. Per rimettere i conti in ordine dovrà affrontare altri dieci anni che però, a differenza dei ’70, lo vedranno al cinema con alti e bassi. Intanto col passare del tempo - come accade con certi film maledetti tipo I cancelli del cielo di Micheal Cimino - Un sogno lungo un giorno ha pian piano raccolto una schiera di ammiratori che ne sottolinea, giustamente, il valore. Per chi lo volesse recuperare è da poco stato messo sulla piattaforma streaming Mubi. Dopo 40 anni, ne vale la pena.

Francis Ford Coppola sul set del film
Francis Ford Coppola sul set del film
On the set of One from the Heart, directed and written by Francis Ford Coppola. (Photo by Nancy Moran/Sygma via Getty Images) (Photo: Nancy Moran via Getty Images)
On the set of One from the Heart, directed and written by Francis Ford Coppola. (Photo by Nancy Moran/Sygma via Getty Images) (Photo: Nancy Moran via Getty Images)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Leggi anche...

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli