Un tango per Luigi

Pietro Salvatori
(Photo by Andrea Pirri/NurPhoto via Getty Images)

Una cessione di sovranità. In tempi e modi che rimangono al momento chiusi nella cassaforte della stella magica all’interno della quale si è chiuso in queste ore Luigi Di Maio. Ma il passo per riacchiappare per la coda un Movimento che sta scappando e riacquistare autorevolezza è quello di mettere a disposizione la propria leadership. O quantomeno renderla condivisa.

È questa la voce che sempre con più insistenza circola nei Palazzi del governo e tra i capannelli dei deputati. E che il leader dovrebbe presentare ai suoi ministri nella riunione che ha convocato per domani alle 10 a Palazzo Chigi. Uno dei Facilitatori nazionali, chiuso per oltre quattro ore di riunione con il capo politico lunedì sera, trasecola: “È stato un incontro organizzativo assolutamente tranquillo. Abbiamo parlato in tutta calma, confrontandoci anche sugli stati generali”. Sensazioni su un passo indietro? “Nessuna”. Eppure il salto qualitativo della vicenda è netto. Nessuno dello staff di Di Maio, a differenza di quanto successo negli scorsi giorni, smentisce seccamente, le risposte sono evasive. Un uomo che ha consuetudine con il ministro degli Esteri dice di non sapere, poi aggiunge: “Forse, se davvero ha preso questa decisione, lo fa sia per il bene del Movimento sia per rilanciarsi”.

Sono due le ipotesi in campo, come soluzione politica e come tempi. La prima vede un passo indietro immediato tout court. Una resa sostanzialmente incondizionata che prevederebbe la transizione gestita da Vito Crimi, in qualità di membro anziano del Comitato di garanzia M5s. Un gesto per riabilitare un’immagine ammaccata, offrendo la contendibilità della guida ai prossimi Stati generali. “Eppure Luigi – racconta chi gli ha parlato nei giorni scorsi – escludeva questa possibilità, diceva che non c’è nessuno in grado di raccogliere il testimone senza indebolire il Movimento”. Di potenziali eredi, in realtà, se ne vedono diversi. O per lo meno il loro identikit è ben...

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