Un telefono rosa e due cliniche per le vittime di violenza. L'impegno MSF ad Haiti

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Una sopravvissuta alla violenza sessuale e di genere e suo figlio nella clinica Pran Men'm di MSF a Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Una sopravvissuta alla violenza sessuale e di genere e suo figlio nella clinica Pran Men'm di MSF a Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)

Un telefono rosa attivo sette giorni su sette, 24 ore su 24, in uno dei Paesi più devastati del mondo: Haiti. Un telefono rosa collegato a una clinica chiamata Men’m, che in creolo haitiano significa “prendi la mia mano”. Perché è questo che Medici Senza Frontiere fa per le donne haitiane vittime di violenza: accogliere richieste d’aiuto - spesso poco più che sussurri - e afferrare mani che stanno per affondare. All’impegno di MSF per le sopravvissute haitiane è dedicato il reportage fotografico di Valerie Baeriswyl, fotoreporter di fama internazionale, in esclusiva italiana su HuffPost.

Una donna passa davanti a un murale a Bois-Verna, una zona residenziale di Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Una donna passa davanti a un murale a Bois-Verna, una zona residenziale di Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)

Haiti, colpito da un nuovo terremoto lo scorso agosto (2.000 morti e 9.900 feriti), è un Paese in preda ormai a una crisi cronica, politica ed economica, dove imperversano violenza e instabilità, con un sistema sanitario al collasso e con metà della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà.

Il panorama dal distretto centrale di Canapé Vert nella capitale Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Il panorama dal distretto centrale di Canapé Vert nella capitale Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)

I livelli di violenza di genere e sessuale ad Haiti sono incredibilmente alti: un recente sondaggio nazionale riporta che il 12% delle donne haitiane ha subito violenza sessuale e il 29% violenza fisica, in un qualsiasi momento della vita. Ad aggravare la situazione è il fatto che in poche denunciano e che le sopravvissute sono ostacolate ad accedere alle cure. I motivi sono vari, tra cui la vergogna, lo stigma, la paura di testimoniare e le conseguenze sociali, ma anche i costi, la distanza dalle strutture sanitarie e la mancanza di trasporti durante la notte.

Ad Haiti MSF gestisce due cliniche per sopravvissute alla violenza di genere e sessuale, la clinica Pran Men’m a Port-au-Prince e un nuovo progetto per la salute sessuale adolescenziale a Gonaïves, al di fuori della capitale. Le due cliniche forniscono assistenza medica, psicologica e sociale: a tutte viene offerta la profilassi contro l’HIV e altre infezioni sessualmente trasmissibili, la contraccezione d’emergenza, sostegno psicosociale, ove possibile orientamento verso assistenza sociale e protezione legale.

Judith Fadois (medico, a sinistra), Jean Ricardo (medico, al centro), Marthe-Elvire Fénelon (infermiera, a destra) che lavorano presso la clinica di MSF Pran Men'm, Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Judith Fadois (medico, a sinistra), Jean Ricardo (medico, al centro), Marthe-Elvire Fénelon (infermiera, a destra) che lavorano presso la clinica di MSF Pran Men'm, Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)

Per questo un anno fa MSF ha lanciato la prima linea telefonica di assistenza gratuita per le vittime di violenza sessuale e di genere. Il 1522 italiano ad Haiti è l’8108, un numero telefonico che le vittime di violenze sessuali e di genere possono chiamare gratuitamente in qualsiasi momento: il team MSF offre primo supporto psicologico, informazioni sulle cure necessarie subito dopo aver subito violenza e orientamento verso i servizi medici. Il telefono rosa si inserisce nel progetto più ampio che MSF porta avanti dal 2014 focalizzato sulle violenze sessuali e di genere (incluse violenze domestiche e abusi sui minori) offrendo cure mediche e psicosociali alle vittime di violenza, servizi legali e supporto socioeconomico.

Una sopravvissuta alla violenza sessuale e di genere e suo figlio nella clinica Pran Men'm di MSF a Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Una sopravvissuta alla violenza sessuale e di genere e suo figlio nella clinica Pran Men'm di MSF a Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)

“A quasi sei anni dall’inizio dei progetti MSF contro la violenza sulle donne, abbiamo assistito circa seimila vittime solo a Port-au-Prince. Solo nel 2021 abbiamo ricevuto 303 chiamate”, racconta ad HuffPost Mariana Cortesi, responsabile medico di MSF ad Haiti. “Il servizio offre la possibilità di garantire un supporto telefonico gratuito e confidenziale alle persone vittime di violenze sessuali e violenze domestiche. Il servizio copre tutta la rete nazionale di Haiti e permette a tutte le vittime di avere un immediato primo supporto, informazioni e orientamento verso i centri più prossimi dove possono ricevere le cure mediche e la presa in carico psicologica”.

Ritratto di Mariana Cortesi, coordinatrice medica di MSF, davanti alla clinica Pran Men'm di MSF a Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Ritratto di Mariana Cortesi, coordinatrice medica di MSF, davanti alla clinica Pran Men'm di MSF a Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)

Spesso le persone vengono a conoscenza del servizio di telefono rosa tramite la radio o i social media. “Il numero è semplice da memorizzare e digitare, così possiamo ricevere chiamate da persone di qualsiasi età, minori e adulte”, spiega Cortesi. “Grazie al telefono rosa siamo in grado di supportare per esempio persone che sono vittime di violenze sessuali, bambini e minori che subiscono maltrattamenti, donne che hanno subito violenze e abusi fisici nelle proprie mura domestiche. Grazie al telefono rosa possiamo offrire un aiuto tempestivo e immediato alle persone vittime di violenze sessuali o domestiche, con la possibilità di garantire continuità nella presa in carico delle pazienti”.

Venditori che vendono water e altri prodotti nelle strade di Pétionville, Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Venditori che vendono water e altri prodotti nelle strade di Pétionville, Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)

In un contesto deteriorato come quello di Haiti, la violenza ha molti volti e può comparire in qualsiasi momento. “Una delle storie che mi ha colpito nel profondo fa parte della realtà quotidiana qui ad Haiti”, racconta Cortesi. “Una nostra paziente dell’età di 29 anni un paio di mesi fa stava tornando a casa dal lavoro quando un uomo l’ha fermata per strada. È stata rapita da tre uomini, le hanno coperto il volto e portata di forza nella macchina minacciandola che se non si fosse fermata le avrebbero sparato. È stata sequestrata per due giorni, ha vissuto in una casa senza cibo, solo il secondo giorno un pezzo di pane, condividendo uno spazio con altre cinque donne nella sua stessa situazione. Ha subito ripetuti abusi sia fisici sia psicologici, ripetute violenze sessuali. È stata rilasciata dopo due giorni ed è stata portata da dei passanti alla clinica di Medici senza Frontiere a Port au Prince. Con le lacrime di commozione mi ha raccontato quanto sia stata grata per le cure mediche e il supporto psicologico ricevuto, dove ogni giorno ha sentito la forza di andare avanti e farsi coraggio. Ha avuto la possibilità di sentirsi come in una famiglia, senza sentirsi giudicata”.

Venditrice di frutta, Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Venditrice di frutta, Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Ritratto di Honorine Uwaringenzi, capo dell'équipe medica presso la MSF Pran Men'm Clinic, Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Ritratto di Honorine Uwaringenzi, capo dell'équipe medica presso la MSF Pran Men'm Clinic, Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Una donna cammina davanti a un murale realizzato in onore di Regina Nicolas, assassinata dal suo compagno, a Lalue, quartiere residenziale di Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)
Una donna cammina davanti a un murale realizzato in onore di Regina Nicolas, assassinata dal suo compagno, a Lalue, quartiere residenziale di Port-au-Prince (Photo: Valerie Baeriswyl)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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