Un terzo dei medici russi è stato obbligato a mentire sulle cause del decesso dei malati negli ospedali

sindrome burnout medici

Un sondaggio, effettuato in Russia, rivela un’inquietante dato: un terzo dei medici russi sarebbe stato costretto a mentire sulle cause della morte dei pazienti. È ciò che emerge dall’inchiesta del sito indipendente Meduza.

Russia, medici costretti a mentire

La Russia, con 335mila contagi, è il secondo stato al mondo più colpito dalla pandemia. Eppure, i dati sul decessi hanno destato molti sospetti: le morti ufficiali da coronavirus, infatti, sarebbero “solo” 3.388, come attesta la Johns Hopkins University. La testata indipendente Meduza ha voluto vederci chiaro: con un sondaggio, attraverso l’app “Manuale del dottore” ha intervistato 509 medici russi. I risultati ottenuti sono inquietanti: un terzo degli intervistati ha ricevuto pressioni ed è stato costretto a mentire sulle cause di morte dei pazienti. I medici avrebbero dovuto attribuire i decessi causati dal Covid a cause diverse, in modo da mantenere il tasso di decessi in Russia per il virus il più basso possibile. Ma c’è di più: il 23,4% dei medici afferma di lavorare in ospedali non preparati per accogliere i malati di Covid. Per quanto riguarda la sicurezza, il 40% dei medici ha confessato di non avere equipaggiamenti adeguati e più della metà degli intervistati accusa il proprio ospedale di non aver preso sufficienti precauzioni. In conclusione, l’80% dei medici afferma di avere almeno un altro collega malato.

Le critiche al governo russo

Le critiche all’operato del governo russo si moltiplicano. Tra i vari oppositori spicca Anastasija Vasilieva, a capo del sindacato “Alleanza dei medici”. Intervistata da La Repubblica, ha dichiarato: “Le statistiche russe sono manipolate. Da sempre”. Come denunciato da Amnesty, la dottoressa Vasilieva il 2 aprile è stata picchiata e arrestata per aver criticato la gestione del virus e la mancanza di sicurezza negli ospedali.