Un uomo si tatua la scritta "non rianimatemi” e lo lasciano morire. Bufera negli States

L’uomo del tatuaggio era un settantenne finito in sala operatoria d’urgenza al Miami University Hospital per un livello troppo alto di alcol nel sangue. Credit: Miami University Hospital via NEM

di Fabrizio Arnhold

Do not resuscitate”. Il tatuaggio impresso in pieno petto non lascia spazio all’interpretazione: “Non rianimatemi”. Un uomo si presenta incosciente in un ospedale a Miami, in Florida, e i medici lo lasciano morire. Scoppia il caso etico.

Un rappresentante dei medici, in una dichiarazione pubblicata sul New England Journal of Medicine, ha spiegato che inizialmente era stato deciso di non prestare attenzione al tatuaggio e curare l’uomo. “Il paziente è stato sottoposto a terapia empirica con antibiotici, con rianimazione endovenosa tramite liquidi, associata a vasopressori”.

I consulenti etici dell’ospedale hanno analizzato il caso con attenzione e hanno quindi cambiato idea. La decisione finale è stata quella di tenere fede al tatuaggio, lasciando morire l’uomo, senza prestargli ulteriori cure. La conclusione dei consulenti è stata intatti che “sembrava più ragionevole dedurre che il tatuaggio esprimesse una reale preferenza”.

Dopo la morte del paziente, gli assistenti sociali sono riusciti a trovare, attraverso la tracciatura fatta a partire dalle impronte digitali, un documento ufficiale in cui l’uomo esprimeva una volontà analoga a quella scritta nel tatuaggio. Per giustificare la decisione presa, i medici dell’ospedale hanno spiegato che le leggi statunitensi spesso “non sono pronte a supportare una cura incentrata sul paziente e sul rispetto della volontà da lui espressa”.

L’uomo del tatuaggio era un settantenne finito in sala operatoria d’urgenza al Miami University Hospital per un livello troppo alto di alcol nel sangue, ed era privo di qualsiasi documento di identificazione. I medici non erano riusciti a rintracciare alcun amico o parente.

La scelta presa dall’ospedale ha suscitato polemiche in America. Il personale medico, tra l’altro, era a conoscenza di “una ammonizione” pubblicata nel 2012 sul Journal of General Internal Medicine. Quel documento raccontava di un paziente di 59 anni che aveva un tatuaggio con una scritta analoga sul petto, ma che dichiarò ai medici di esserselo fatto “solo per aver perso una partita di poker”.

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