Una cena al posto del conclave: Conte porta i ministri a mangiare fuori per ritrovare spirito di squadra

Giuseppe Alberto Falci
Cena di Governo

E’ l’ultimo dei 22 commensali a materializzarsi, ma è il più importante. Eccolo Giuseppe Conte  sbucare da piazza Fontanella Borghese e imboccare a piedi via Monte d’Oro, dove si trova il ristorante “Arancio d’Oro” che è ormai la seconda casa dell’inquilino di Palazzo Chigi. Qui si tiene la cena del chiarimento che servirà a ritrovare e a rafforzare lo spirito di squadra. “Team building”, ripete da qualche giorno il presidente del Consiglio. Eppure sul banchetto della concordia grava il risultato del voto di Rousseau che è arrivato come un ciclone nel bel mezzo del consiglio dei ministri. “Non ci saranno conseguenze”, taglia corto  prima di varcare l’ingresso del ristorante. Salvo poi aggiungere: “Questa è l’ora della cena, abbiamo lavorato tanto. Quando mai abbiamo litigato”.

 

Da pochi minuti è terminato un consiglio dei ministri di oltre due ore, dove si è parlato anche di Taranto, dell’Ilva e di una serie questioni che erano all’ordine del giorno. Dai piani alti del governo riferiscono che qualche trambusto c’è stato. Il clima? “Un po’ vivace”, sibila una fonte qualificata. Ma adesso è l’ora  della cena. “L’ultima cena”, scherza uno dei commensali. Eppure all’Arancio d’Oro è già tutto pronto dalle 8 di sera.  I camerieri sono sull’attenti, la tavola bianca è imbandita. Ventidue posti a sedere. Per l’occasione il ristorante è riservato solo e soltanto alla squadra del BisConte. Il menu è quello delle tipiche osterie romane, con il carciofo alla giudia, il fiore di zucca, i filetti di baccalà, e i primi piatti tipici della cucina romana: matriciana, carbonara, cacio e pepe, gricia. Se si preferisce c’è anche la possibilità di optare per la pizza. Ma questa volta ci sarà un menu particolare? “No, no. Noi siamo specialisti della cucina romana”, fa sapere lo chef. Il premier è un habitué, “viene due o tre volte settimana”, assicura il proprietario. E prende sempre le...

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