Una "Chernobyl che galleggia" nel Mar Glaciale Artico

La centrale nucleare galleggiante Akademik Lomonosov [Getty]

Il Mar Glaciale Artico è un’area strategica dal punto di vista energetico, ricca di risorse. Lì, da circa un anno, naviga un colosso lungo quasi 150 metri e largo 30, dal peso di circa 21.500 tonnellate. Si tratta della centrale nucleare galleggiante Akademik Lomonosov, di fabbricazione russa (l’ha costruita la Rosatom). Partito da San Pietroburgo nel 2018, è salpato verso Murmansk (non lontano dal confine con la Norvegia) e questo mese attraccherà a Pevek, a oltre 5000 chilometri dal precedente approdo, oltre il Circolo Polare Artico. Lì i suoi reattori entreranno in funzione per dare energia alle abitazioni situate in località remote, consolidando le ambizioni della Russia di Putin nei settori del commercio e dell’energia.

Il Mar Glaciale Artico è un’area cruciale, in questo senso. La riduzione dei ghiacci (40%dal 1970 a oggi) ha aperto la via a nuove prospettive commerciali, imperniate sullo sviluppo della Rotta del Mare del Nord, via commerciale compresa nella Zona economica esclusiva russa. La tratta è utilissima: oggi una nave che parta dalla Corea del Sud per arrivare in Germania impiega 34 giorni, dovendo passare da Suez; da lì, invece, ne impiegherebbe 23. L’obiettivo di Putin è fare della Rotta il nuovo Canale di Suez, portando il traffico a 80 milioni di tonnellate all’anno. Il grande intoppo, tuttavia, è il ghiaccio, che rende percorribile la tratta solo per pochi mesi all’anno. La soluzione sono i rompighiaccio Rosatom, che per legge devono scortare le navi che vogliano percorrere la Rotta.

Se la questione “commercio” può considerarsi risolta così, resta invece aperta la questione “energia”. La centrale nucleare galleggiante nel porto di Pevek è il segnale della voglia della Russia di essere padrona della zona: due terzi delle riserve di petrolio e gas del paese si trovano nella Zona economica esclusiva nel Mar Glaciale Artico, regione che da sola vale il 20% del PIL della nazione. Le riserve accertate a nord del circolo polare artico ammontano a 90 milioni di barili di petrolio (circa il 13% delle riserve mondiali) e a 47 miliardi di metri cubi di gas naturale (30% delle riserve globali). Ecco perché da Mosca sono partite 10.000 tonnellate di materiale da costruzione, destinazione Pevek, con le quali saranno realizzati impianti per proseguire le attività di perforazione ed estrazione.

Il fatto è che, secondo Greenpeace, la centrale nucleare galleggiante è una Chernobyl sull’acqua (Rosatom si oppone sostenendo che può reggere anche a uno tsunami), e il rischio reale di provocare danni all’ambiente è accentuato dalle perforazioni e dalle estrazioni di greggio. Ma è difficile pensare che qualcosa possa fermare ciò che è già in moto a pieno regime.