Una domenica di tensioni nella maggioranza

brahim maarad

La fragile alleanza di governo comincia a scricchiolare sotto il peso dei conti per la manovra fiscale, della sensibilità dei dossier dei Servizi segreti, su cui il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, mantiene un silenzio che non solo per l'opposizione "è assordante", infine dai dissidi interni che non sembrano voler abbandonare il Partito democratico, nemmeno dopo la scissione dei renziani. 

Ad animare la giornata di primo mattino ci pensa Matteo Renzi, l'ex Pd che guida Italia viva, con un'intervista alla Stampa in cui propone di trasferire il taglio del cuneo fiscale alle famiglie, esclude di voler far cadere il governo ma chiede al premier e al Pd di "lavorare tutti assieme per tornare alla crescita". "Noi non siamo contro il governo ma siamo contro l'aumento delle tasse", ha affermato l'ex premier. "Ieri sarebbe stato più opportuno parlare di Alitalia, Trieste o servizi segreti, non di me". E sulla legislatura: "Per noi dura fino al 2023. Se qualcuno vuole interromperla se ne prenderà la responsabilità". 

L'affondo di Orlando

Andrea Orlando, vice segretario del Pd, e volto della trattativa che ha portato alla nuova alleanza di governo, non lo accetta. Dal palco Dems di Rimini è categorico: "Un ultimatum lanciato dal Papeete non è peggio di uno lanciato dalla Leopolda". Segue una serie di reazioni che dividono anche il Pd.

"Paragonare la Leopolda al Papeete è un errore madornale che fa male, non solo a chi l'ha detto, ma a tutta la comunità del Pd", scrive su Twitter Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Pd. "Prima della scissione nel Pd si litigava su Renzi. Dopo la scissione si litiga con Renzi. Non mi pare una strategia geniale", osserva Matteo Orfini, ex presidente Pd. A prendere le difese di Orlando ci pensa il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano: "Nessuno ha paragonato la Leopolda al Papeete, ma gli ultimatum agli ultimatum. Siamo contro le fake news, non diffondiamole tra di noi". 

Renzi: "Conte spieghi tutto sulla spy story"

Ospite da Lucia Annunziata a Mezz'ora in più su Rai3, il leader di Italia viva replica: "Orlando lo vedo un po' agitato. Dovrebbe almeno conoscere uno dei due posti e siccome la Leopolda non la conosce spero sia andato almeno al Papeete a rilassarsi". Renzi torna però a punzecchiare il premier Conte sul dossier dei Servizi. "È giusto che Conte vada al Copasir e spieghi tutto sulla spy story, modello fiction americana" che ha coinvolto il ministro della Giustizia Usa, William Barr, "venuto a incontrare segretamente il capo del Dis Vecchioni".

"I Servizi segreti italiani - ha aggiunto - vanno messi in condizione di lavorare perché da loro dipende la vita dei nostri connazionali rapiti all'estero, delle operazioni di contro-proliferazione del terrorismo e sono in stragrande maggioranza degli straordinari professionisti. Aisi e Aise sono professionisti eccezionali. Personalmente penso che il presidente del Consiglio, in generale e nello specifico quello di adesso, farebbe bene a dare la delega dell'Autorità delegata ai Servizi. Suggerisco, nell'interesse del presidente del Consiglio, di avere un signor professionista che si occupi di queste cose e di non metterci sempre lui in mezzo". 

E Di Maio prova a fare il pompiere

Dall'altra parte dell'alleanza, il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, invita a parlare di meno e pensare a fare. "Stamattina, come in troppe giornate, apro i giornali e leggo troppi annunci. Questo non può essere il governo in cui ogni mattina leggiamo interviste che annunciano qualcosa", commentando le dichiarazioni di Renzi che ha chiesto di trasferire le risorse del cuneo fiscale alle famiglie e al il ministro della Sanità, Roberto Speranza, che vorrebbe abolire il super ticket (Zingaretti si è detto d'accordo). "Non possiamo pensare che i cittadini siano bombardati da annunci, prima facciamo, poi diciamo", ha chiesto il leader pentastellato. 

L'opposizione, quella esterna, chiede ad alta voce che Conte si presenti davanti al Copasir, attualmente senza capo, a "spiegare al Paese" i contorni del Russiagate italiano. Il premier "deve uscire dal suo assordante silenzio", dichiara Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia. Il suo collega di partito, Maurizio Gasparri, rincara: "Conte deve rispondere all'intero Parlamento e al Paese, di alcuni traffici inquietanti che potrebbe aver fatto con i servizi di sicurezza".