Una donna ai piani alti in Vaticano, l'apertura di Francesco

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Città del Vaticano, 15 gen. (askanews) - "Voi vedete sempre quello che manca e non quello che c'è già…". Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, protestava cortesemente, lo scorso dicembre, con i giornalisti che domandavano se il Vaticano non sia lento nel promuovere le donne. La corte costituzionale italiana aveva appena eletto la prima donna presidente, Marta Cartabia, e il porporato veneto ricordava che la presidente del Bambino Gesù Mariella Enoc" è a capo dell'ospedale della Santa Sede. Voi vedete sempre quello che manca e non quello che c'è già - proseguiva Parolin - ma ci sono donne che hanno compiti (dirigenziali): oltre alla dottoressa Enoc, la direttrice dei Musei vaticani (Barbara Jatta), le due sottosegretarie del dicastero Laici, Vita e Famiglia (Linda Ghisoni e Gabriella Gambino). Un po' alla volta" sono segni di un avanzamento che proseguirà, affermava il principale collaboratore di Francesco: "Certamente, mi pare che il Papa sia ben deciso a dare maggiore responsabilità alle donne, ma vorrei sottolineare che passi sono già stati fatti e altri ne verranno fatti". Come confermato dall'annuncio di oggi: Jorge Mario Bergoglio ha nominato Francesca Di Giovanni nuova sotto-segretario della Segreteria di Stato.

E' la prima volta in assoluto che una donna sale ai vertici del primo ufficio della burocrazia vaticana. Di Giovanni, 66 anni, focolarina, sarà la coordinatrice della sezione "multilateralismo" negli uffici dei rapporti con gli Stati, il ministero degli Esteri della Santa Sede guidato dall'arcivescovo inglese Paul Richard Gallagher. In tempi di rigurgiti nazionalisti e protezionisti, il Papa argentino è particolarmente sensibile alla necessità che il multilateralismo non venga messo in discussione, come ha detto egli stesso ricevendo il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. "Una donna può avere determinate attitudini per trovare punti comuni, curare i rapporti avendo a cuore l'unità", ha commentato a Vatican News e Osservatore Romano la nnuova sottosegretario. "Spero che il mio essere donna possa riflettersi positivamente in questo compito anche se sono doni che riscontro certamente anche nell'atteggiamento dei miei colleghi di lavoro uomini".

La nomina papale non stravolge l'organigramma vaticano ma è un passo concreto nella valorizzazione femminile tanto invocata nella Chiesa cattolica. Papa Francesco fin dall'inizio del Pontificato ha affermato che "è necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Temo - aveva detto nella nota intervista a Civiltà cattolica pochi mesi dopo il Conclave - la soluzione del "machismo in gonnella", perché in realtà la donna ha una struttura differente dall'uomo. E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da una ideologia machista. Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La Chiesa non può essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa è imprescindibile. Maria, una donna, è più importante dei Vescovi. Dico questo perché non bisogna confondere la funzione con la dignità. Bisogna dunque approfondire meglio la figura della donna nella Chiesa. Bisogna lavorare di più per fare una profonda teologia della donna. Solo compiendo questo passaggio si potrà riflettere meglio sulla funzione della donna all'interno della Chiesa. Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l'autorità nei vari ambiti della Chiesa".

Una impostazione aperta, dunque, senza fughe in avanti. In questi anni di Pontificato, non è mancata nel mondo vaticano e cattolico una certa cacofonia su un tema così delicato. Da un lato, associazioni femminili come Voices of Faith, teologhe, esegete, donne cattoliche hanno chiesto una maggiore presenza effettiva negli organi decisionali. La crisi degli abusi sessuali nella Chiesa ha portato lentamente alla luce molestie e violenze subite non solo dai minori, ma anche da numerose religiose. L'ex presidente irlandese Mary McAleese, cattolica convinta, è arrivata a criticare apertamente il Papa e il Vaticano per la loro cautela, prefigurando, sull'onda del "mee too", una sorta di scissione: "Siamo il lievito nel pane, e senza di esso la torta della Chiesa si sgonfia. Molte donne se ne stanno andando, non da Cristo né dal Vangelo, ma da una Chiesa maschile". I settori cattolici più conservatori, d'altro canto, sono contrari a qualsiasi concessione ad un maggior ruolo femminile nei dicasteri romani o nelle parrocchie.

Due temi, in particolare, hanno smosso il dibattito in questi mesi. Al Sinodo sui giovani del 2018, e di nuovo al Sinodo sull'Amazzonia dell'anno scorso, si è fatta strada, senza trovare sinora un esito positivo, la richiesta che le religiose che partecipano possano avere, analogamente ai loro confratelli maschi, il diritto di voto. Questione controversa, per un "sinodo dei vescovi", che ha però trovato ascolto anche nei settori più avvertiti del cattolicesimo. Dalle suore e dalle teologhe, poi, è giunta al Papa la richiesta di considerare la possibilità di introdurre anche per le donne l'istituto del diaconato: questione ancor più complessa, dibattuta da decenni, sulla quale il Papa ha creato una commissione incaricata di accertare se nei primi secoli della storia della Chiesa una tale figura esistesse e con quali caratteristiche. La commissione non è arrivata ad una conclusione unanime e il Papa ha inizialmente fermato tutto. Poi si è svolto appunto il sinodo sull'Amazzonia, che è tornato a chiedere al Pontefice sia di valutare le donne diaconesse sia di creare il ministero istituito di "donna dirigente di comunità" in Amazzonia, "dove la maggior parte delle comunità cattoliche sono guidate da donne". Il Papa ha promesso di riaprire il capitolo delle donne diacono, riconvocando ed allargando la commissione, e sta preparando una esortazione apostolica post-sinodale che dovrebbe affrontare il tema delle leader di comunità.

Questioni che evidentemente inquietano alcuni settori vaticani, come dimostra in queste ore la pubblicazione di un controverso libro del cardinale conservatore Robert Sarah che contiene un contributo del Papa emerito Benedetto XVI. Nel mirino del porporato guineano l'ipotesi di ordinazione sacerdotale di diaconi permanenti maschi sposati, ma, come ha detto egli stesso a Le Figaro, anche il ruolo delle donne lo preoccupa: "L'ordinazione di uomini sposati o la creazione di ministeri femminili non è una domanda dei popoli dell'Amazzonia. E' un fantasma di teologi occidentali in vena di trasgressione. Sono scioccato che la disperazione dei poveri sia stata strumentalizzata fino a questo punto". Parole lontane anni luce dalla sensibilità di Papa Francesco. Che, come direbbe il cardinale Parolin, "un po' alla volta", senza fughe in avanti e senza tentennamenti, fa spazio ad un maggior coinvolgimento delle donne nel governo della Chiesa.