Una donna indagata per l'omicidio di Nada Cella dopo 25 anni

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Nada Cella omicidio (Photo: ANSA)
Nada Cella omicidio (Photo: ANSA)

Dopo 25 anni di piste sbagliate e false speranze, la Procura di Genova potrebbe aver individuato il killer di Nada Cella, la 25enne uccisa a Chiavari nell’ufficio del commercialista Marco Soracco dove lavorava come segretaria. Era il 6 maggio 1996 e, poco dopo le 9 del mattino, fu proprio il datore di lavoro a trovare la giovane a terra rantolante in un bagno di sangue. Qualcuno aveva colpito Nada alla testa più volte con un oggetto appuntito e con inaudita violenza gliel’aveva poi sbattuta contro al pavimento. Secondo gli investigatori coordinati dal magistrato Gabriella Dotto, che hanno lavorato senza sosta per l’intera estate, il responsabile del brutale omicidio sarebbe una donna all’epoca quasi coetanea della vittima: il suo nome è Annalucia Cecere. Indagati invece per false informazioni al pm sia Soracco, datore di lavoro di Nada, sia la madre di lui, Marisa Bacchioni.

La sospettata di oggi era già stata indagata appena 15 giorni dopo il delitto. Un’inchiesta archiviata in grande velocità con l’intervento diretto del procuratore capo di allora. Tanto che, come accade di rado, il nome della donna non uscì da nessuna parte. Anche se l’interessata fece sapere ai giornali di essere pronta a un gesto estremo se la magistratura non l’avesse lasciata in pace. Si parlò di alibi di ferro, anche se due testimoni affermarono di averla vista passare proprio intorno all’ora del delitto sulla strada dove c’era l’ufficio del commercialista. Con lo sguardo spaurito e una mano sporca di sangue. Forse addirittura con una fasciatura. E Chiavari non è certo una metropoli, ma una cittadina di nemmeno 20mila abitanti. Inoltre una vicina di casa dell’indagata riferì ai carabinieri che la mattina dell’omicidio la Cecere si era allontanata dalla sua abitazione molto presto, a differenza delle sue abitudini. Per non parlare del sequestro nell’appartamento della donna di alcuni bottoni molto simili al bottone ritrovato sul luogo del delitto. Bottoni di una giacca maschile che la presunta assassina avrebbe tolto e conservato perché di valore.

Ma chi è questa donna che secondo gli investigatori la mattina di lunedì 6 maggio 1996 si sarebbe introdotta in una palazzina del centro di Chiavari, in via Marsala 14, e avrebbe ucciso nel giro di pochi minuti Nada per poi dileguarsi, riuscendo a farla franca per 25 anni? Di origini meridionali, la Cecere avrebbe conosciuto Soracco, datore di lavoro della vittima, a un corso di ballo e durante alcune uscite in discoteca pochi mesi prima dell’omicidio. Tra le righe, durante la prima inchiesta, sui giornali si ipotizzò che tra i due ci fosse una relazione. Soracco, della cui vita privata si sa poco se non che è un fervente cattolico e che abita insieme all’anziana madre ex professoressa di filosofia, allora negò ogni rapporto. La Cecere pare abbia lasciato Chiavari poco dopo il delitto per poi stabilirsi in un paesino del Piemonte. Nel 2017 è stata assunta in una scuola per poi essere licenziata solo cinque mesi dopo con un provvedimento disciplinare. Ma perché l’indagata avrebbe ucciso Nada? Le due sembra si conoscessero solo di vista. Ma la Cecere, presa da un’infatuazione per il commercialista, ha forse visto nella segretaria un ostacolo. Proprio Soracco infatti, in una recente intervista a “Chi l’ha visto?”, ha parlato di una ragazza innamorata di lui “a sua insaputa” e che già una volta l’aveva cercato allo studio in sua assenza. Probabilmente il primo incontro tra Nada e la sospettata del suo omicidio.

L’inchiesta, riaperta il 6 maggio del 2021, punta tutto su alcuni profili di dna femminili e maschili trovati sulla camicetta della ragazza e sulla sedia dell’ufficio ma anche su una impronta papillare. Reperti che saranno analizzati da speciali strumenti in dotazione alla polizia scientifica. A coordinare per la Procura le analisi sui reperti sarà il professor Emiliano Giardina, dell’Università Tor Vergata di Roma, celebre per l’intuizione che portò alla scoperta di “ignoto 1” nel caso Yara Gambirasio. Decisiva nella riapertura del caso la genetista e criminologa Antonella Pesce Delfino. Interessatasi in maniera quasi fortuita alla vicenda, l’esperta ha poi analizzato in maniera precisa e approfondita tutte le carte dell’indagine. E trovando elementi decisivi che la Procura non ha potuto ignorare. La criminologa, sentita da HuffPost, tiene innanzitutto a ricordare il suo rapporto speciale con la madre di Nada, Silvana Smaniotto che oggi ha 80 anni: “Il primo pensiero va a lei che ha subito avuto fiducia in me nonostante fossi una perfetta sconosciuta. Siamo arrivate finalmente a una svolta e ora andiamo avanti”. Pesce Delfino negli ultimi tre anni ha ricostruito il caso pezzo per pezzo ed ha incontrato molte delle persone finite a vario titolo nel fascicolo d’inchiesta. Tra queste anche la donna, oggi 53enne, finita nel registro degli indagati per omicidio. Questa indagine non convenzionale, prima che tornasse in campo la Procura, è stata portata avanti dalla criminologa con una tenacia tale da ricordare per certi aspetti la Lisbeth Salander della trilogia Millenium scritta dallo svedese Stieg Larsson.

“Finalmente sono uscita dalla prigione e sono ai domiciliari”. È questo il primo commento, rilasciato ad HuffPost, della madre di Nada. La voce della signora Silvana è molto emozionata: è da troppo tempo che aspetta qualche notizia sul brutale omicidio della figlia. “Ora è il momento di avere fiducia nella giustizia - spiega - e sperare che si arrivi alla verità”. La famiglia Cella, rappresentata dall’avvocato Sabrina Franzone, non ha mai mollato chiedendo sempre che il caso di Nada non venisse dimenticato. Il primo indagato, nel 1996, è stato proprio il commercialista, poi prosciolto un anno dopo. Alcuni sospetti erano caduti anche su una ragazza con problemi psichici che abitava nel palazzo. Il caso è spesso stato accostato al delitto di via Poma a Roma, dove una giovane segretaria di 20 anni, Simonetta Cesaroni, fu uccisa il 7 agosto 1990. Caso ancora irrisolto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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