Una famiglia musulmana veglia un cadavere per 7 giorni

Beppe Spatola

Una donna musulmana è morta, probabilmente di coronavirus, il 18 marzo, ma non essendoci una sezione musulmana nel cimitero del paese i familiari stanno vegliando il feretro in casa aspettando che qualcuno trovi una soluzione. Succede a Pisogne, piccolo comune sul lago d'Iseo a Brescia. A denunciare la situazione è stato Yassine Lafram, presidente dell'UcoiiI, l'Unione delle Comunita Islamiche d'Italia.

"Mi è stata segnalata una situazione drammatica nel comune di Pisogne in provincia di Brescia, dove una famiglia musulmana è costretta a stare nella propria abitazione da una settimana con la madre, morta il 18 marzo, chiusa in una bara in casa", ha raccontato. "Questo - aggiunge - perché il comune di Pisogne è privo di un'area di sepoltura per musulmani, di cui invece è dotato il comune di Brescia, ma che non autorizza la sepoltura”.

 “Spero che le autorità competenti si muovano al più presto per permettere una degna sepoltura a questa donna. Questa emergenza che stiamo vivendo tutti non deve costringerci, quando possiamo, a trascurare l'umanità che è l'essenza della nostra società”, ha spiegato il presidente.

Intanto il sindaco di Pisogne, Federico Laini, si è mosso con la giunta per capire cosa sia successo. "Sapevamo del lutto - ha spiegato il sindaco - e abbiamo seguito la famiglia. Mi sono mosso per capire cosa sia successo e perchè si è creata questa situazione".

L'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia si era già attivata nei giorni scorsi chiedendo un intervento da parte del governo e dell'Anci, per poter agevolare la sepoltura dei defunti musulmani nei cimiteri islamici già esistenti anche se provenienti da altre province o regioni.