Una finestra, la musica e le ruspe: Gian Maria Tosatti a Istanbul

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Image from askanews web site
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Istanbul, 31 mag. (askanews) - "E' stato come guardare una stella morente, essere esposti ai suoi ultimi bagliori". Così l'artista Gian Maria Tosatti ha descritto la propria permanenza nel quartiere curdo di Istanbul, nuova tappa del suo progetto itinerante sulla crisi della democrazia. Qui a Tarlabasi, in particolare, la ricerca si è puntata sull'avanzare della speculazione edilizia che sta portando alla distruzione di un quartiere popolare e vivo della metropoli turca, per lasciare spazio a nuovi palazzi e grattacieli.

"Un elemento nodale della democrazia - ha spiegato Tosatti ad askanews - è il ruolo delle persone all'interno dello Stato. Se le persone sono un costo o un problema per lo Stato, qui evidentemente ci troviamo all'interno di una sorta di deviazione democratica".

Deviazioni che, ci ha tenuto a precisare l'artista, non riguardano solo Istanbul, ma sono una costante del nostro modello di sviluppo.

"Non è un problema della Turchia - ha aggiunto - è un problema della nostra civiltà occidentale che a un certo punto ha iniziato a vivere tutta una serie di deviazioni all'interno del proprio progetto evolutivo democratico".

Così la nuova opera del progetto "Il mio cuore è vuoto come uno specchio" ha provato, dall'interno di un magnifico palazzo liberty, a difendere e a continuare a diffondere un messaggio di bellezza in mezzo al rumore e al caos, affidandosi all'unica abitante dell'edificio, una ragazza sorda, che compie un'azione semplice, ma di grande pregnanza artistica.

"Lei - ci ha spiegato Tosatti - contrasta le forti vibrazioni della distruzione del quartiere, di queste gru, di questi escavatori che costantemente demoliscono con l'apertura di una finestra e il portare fuori della musica, delle vibrazioni armoniche che in un certo qual modo cercano di contrastare le vibrazioni aggressive dei martelli pneumatici".

Come si vede, ed è una cifra dell'intero progetto di Gian Maria Tosatti, sostenuto dalle gallerie The Blank Contemporary Art di Bergamo e Depo di Istanbul, il punto di equilibrio si trova nella giustapposizione tra la bellezza e la devastazione, tra la violenza e un'ulteriore, possibile dolcezza.

"L'arte parla della realtà - ha concluso l'artista - e la realtà mostra tutte le sue facce, non solo quelle che ci fa piacere raccontare. Quindi anche nell'opera abbiamo cercato questo equilibrio tra stato di sofferenza e stato di grazia, che in fondo è ciò che contraddistingue una società vivente".

E l'aggettivo "vivente" sembra essere proprio ciò che sfugge via con l'arrivo delle ruspe e dei cantieri, ma poi accade qualcosa, che fa pensare, almeno in parte, a una restituzione. Quella restituzione che, nella sua immaterialità, possiamo chiamare arte.