Una mostra a Roma celebra l'arte istintiva e libera di Pasquarosa

Di Antonia Matarrese
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Photo credit: DANIELE MOLAJOLI
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From Harper's BAZAAR

Pasquarosa Marcelli in arte Pasquarosa. Nome sconosciuto ai più, che torna a galla in questo scorcio d’autunno romano grazie a una mostra allestita negli spazi de La Fondazione (Fondazione Nicola Del Roscio, via Francesco Crispi 18, fino al 16 gennaio) e curata da Pier Paolo Pancotto.

I quadri di Pasquarosa (1896-1973) dialogano con i lavori di artisti contemporanei, Marinella Senatore e il collettivo Claire Fontaine, sul tema dell’intelligenza femminile: “Forte di una notevole sensibilità e intelligenza, Pasquarosa ha modificato la sua sorte e da contadina analfabeta è diventata prima modella, poi pittrice, frequentatrice dei salotti intellettuali della Capitale, moglie, madre. Tutto questo rimanendo sempre una donna libera”, spiega Pancotto.

Photo credit: Courtesy Archivio Nino e Pasquarosa Bertoletti
Photo credit: Courtesy Archivio Nino e Pasquarosa Bertoletti

Nata ad Anticoli Corrado, conosciuto come il “paese delle modelle”, bellezza moderna e non convenzionale, Pasquarosa iniziò a posare negli studi di Via Margutta per lo scultore Nicola D’Antino e per Felice Carena di cui, nel 1915, dipingerà il ritratto. L’incontro con l’amore della sua vita, il pittore Nino Bertoletti, segna l’inizio del “fare” pittura: nascono le prime Nature morte dall’intenso impasto cromatico e arrivano i riconoscimenti della critica da Emilio Cecchi, frequentato con la moglie Leonetta Pieraccini durante gli incontri al Caffè Aragno a Carlo Tridenti. Pasquarosa partecipa con il marito (che sposa con rito religioso solo nel 1927) alla terza Esposizione d’Arte della Secessione Romana, dove la regina Margherita acquista un suo quadro, Garofani, oggi al Quirinale.

Photo credit: DANIELE MOLAJOLI
Photo credit: DANIELE MOLAJOLI

Fra mazzi di carte napoletane sparigliate su un tavolo da gioco, vasi di fiori, frutta, oggetti da toletta, ventagli rossi, tazze da tè, frange di tappeti casalinghi, tovaglie e tende a righe, la pittura di Pasquarosa potrebbe sembrare naif, elementare e decisamente decorativa. Ma non è così: “Era una pittrice fauve senza saperlo proprio perché il suo lavoro era istintivo, non classificabile in un determinato movimento artistico”, conclude Pancotto. Che ricorda anche il rapporto di reciproca stima tra Pasquarosa e Olga Ossani, giornalista, scrittrice e femminista combattiva in un’epoca in cui il diritto al voto e allo studio per le donne era una pura chimera.