Una nuova tecnica chirurgica contro le cefalee

AGI - Sbarca a Roma una nuova tecnica chirurgica mininvasiva in grado di migliorare le condizioni di chi soffre di cefalea e non risponde alle terapie farmacologiche. "Si tratta di un progetto che sta partendo - spiega all'AGI Maria Lucia Mangialardi, chirurgo plastico e ricostruttivo, che lavora alla Casa di Cura Santa Famiglia - e contiamo nel giro di un paio di settimane di essere operativi".

La tecnica, che in Italia eseguono in pochissimi (in particolare a Genova, dove Mangialardi si è formata), nasce nel 2000 negli Usa grazie al dottor Bahman Guyuron, ed è frutto di una scoperta casuale: il chirurgo eseguiva interventi estetici sui muscoli tra gli occhi, per appianare le rughe, accorgendosi che le pazienti che soffrivano di mal di testa riferivano di una consistente riduzione della sintomatologia.

"Questo è dovuto al fatto - spiega Mangialardi - come poi si è appurato, che le emicranie e le cefalee possono essere correlate a un meccanismo di ipereccitabilità e infiammazione neuronale dovuto alla compressione di alcuni nervi periferici cranio-facciali da parte di strutture vascolari o muscolari vicine, e che questi “trigger points”, o “punti scatenanti”, possano essere eliminati con la chirurgia mini-invasiva".

Nello specifico le principali terminazioni nervose interessate "possono essere localizzate, a seconda dei casi, nella regione frontale (di solito in prossimità delle sopracciglia), nella zona occipitale (“cervicale”), nella regione temporale (in corrispondenza delle tempie)". L'intervento, che richiede una giornata di ricovero, consiste proprio nella "liberazione mini-invasiva di questi nervi, l'irritazione dei quali causa l'insorgenza degli attacchi", attraverso piccole incisioni effettuate in anestesia locale con sedazione.

Al momento, precisa la dottoressa, "si consiglia solo per chi non ottiene benefici dai farmaci o, come succede in un terzo dei casi, se il trattamento farmacologico causa degli effetti collaterali molto invalidanti". E la selezione dei pazienti, sottolinea Mangialardi, va comunque "condivisa con i colleghi neurologi nell'ottica di una collaborazione multidisciplinare".