Una pedalata in rosa per battezzare la ciclovia Aida (di S. Panzeri)

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(di Stefano Panzeri)

Oltre 200 cicliste a pedalare insieme per tre giorni con partenza dall’Arco della Pace di Milano e arrivo in Piazza San Zeno a Verona. È il Mia Women Ride, l’evento in programma dal 10 al 12 settembre voluto per supportare il cicloturismo “a trazione” femminile, ritenuto fondamentale per incrementare l’uso delle due ruote per gli spostamenti quotidiani e per il tempo libero.

Obiettivo perseguito con un itinerario di 180 chilometri con tappe a Romano di Lombardia e Desenzano sul Garda e un percorso pianeggiante adatto anche alle esordienti, purché condividano lo spirito di “avventura, condivisione e gioia” degli organizzatori. Si tratta di Fiab Onlus (Federazione italiana ambiente e bicicletta), Witoor e Cicliste per Caso, le ciclo-attiviste impegnate da anni nell’incoraggiare le donne a viaggiare, essere autonome e intraprendenti. Magari iniziando proprio dal Mia Women Ride e scegliendo una delle tre soluzioni per l’iscrizione da effettuare al sito dell’evento. Si può aderire come Unsupported (60 euro, 70 con iscrizione in loco), usufruendo di assicurazione infortuni, traccia GPS del percorso e gadget dedicati, oppure come Supported (120 euro, aggiunge assistenza meccanica e trasporto dei bagagli) o Supported Hotel (300 euro) comprensivo dei pernottamenti.

Aida, la ciclovia nata dal basso

A rendere attrattiva la Mia Women Ride è pure l’itinerario, parte della Ciclovia Aida, di fatto inaugurata con la pedalata in rosa. Un progetto concepito da Fiab nel 2016 per essere realizzato dal basso e per avere costi di costruzione e impatto ambientale contenuti. Intenti raggiunti rilevando le ciclabili già esistenti (circa il 50% del totale) con tracciati ricavati per lo più da strade carrabili o a basso traffico. Una soluzione che ha evitato il consumo di suolo per la realizzazione, ne ha consentito l’attuazione in tempi rapidi e con spese modeste affrontabili anche con l’assenza di finanziamenti dedicati.

Le risorse sono arrivate dal lavoro volontario dei soci Fiab e di altre associazioni del mondo delle bici e da una raccolta fondi avviata a fine 2019 per reperire il denaro per l’applicazione degli adesivi segnavia e la realizzazione del tracciato Gps e della relativa app. Operazioni rallentante dalla pandemia ma concluse, se si esclude la posa della segnaletica nel primo tratto, quello che dal passo del Moncenisio arriva ad Avigliana, località alle porte della Val di Susa. Un tratto coincidente con la Ciclabile Francigena, destinato ad essere completato dei segnavia entro il 2022.

Un percorso tra natura e siti Unesco

L’impegno di Fiab è sfociato in un itinerario di oltre 900 chilometri che congiunge il passo del Moncenisio a Trieste del quale la Milano-Verona del Mia Women Ride rappresenta solo un breve tratto, comunque rappresentativo del format dell’Aida: l’intreccio tra attrattive storico-culturali e naturali. Alle suggestioni dei luoghi di partenza e arrivo si aggiungono il passaggio in località come Caravaggio, Desenzano sul Garda, San Martino della Battaglia e la Franciacorta, nonché in aree verdi, come l’attraversamento dei parchi dell’Adda, del Serio, dell’Oglio e del Mincio. Una miscela di attrattive replicata negli altri tratti, con la seduzione green arricchita, tra l’altro, dal passaggio in riserve della biosfera MaB (Man and Biosphere, Uomo e Territorio), come quella delle Colline del Po e del Parco del Ticino, e in diverse aree protette, nonché nel verde lungo le ciclovie dei corsi d’acqua, come il Canale Cavour del 1866, o dei territori agricoli come le vigne del Soave.

Di grande interesse sono pure i numerosi siti Unesco presenti in prossimità del percorso, a cominciare dalla villa reale Stupinigi e dalle residenze sabaude di Torino e dintorni. Proseguendo a est si incontrano il Cenacolo di Milano, il villaggio operaio di Crespi d’Adda, i luoghi dei Longobardi a Brescia, la fortezza di Peschiera del Garda, i siti palafitticoli preistorici di Lavagnone (Desenzano del Garda) e Belvedere e Frassino (Peschiera), Verona e l’Arena, Vicenza e le Ville Palladiane, l’Orto Botanico di Padova, Venezia e la Laguna e, con deviazioni più lunghe, la fortezza di Palmanova e Cividale del Friuli.

Il pregio della Ciclovia Aida sta pure nel passaggio in borghi incantevoli e in piccole località meno note, ma di grande fascino architettonico, storico e culturale. Da vedere, per citarne alcune, ci sono le cittadine di Oderzo, Portobuffolé e Gradisca, Casarsa della Delizia dove riposa Pierpaolo Pasolini e Passariano di Codroipo con la villa Manin, capolavoro del Cinquecento e dimora dell’ultimo doge di Venezia, Ludovico Manin. Per gli amanti della storia ci sono altri passaggi densi di narrazioni, come il sacrario di Redipuglia o il passaggio sul Piave, fiume sacro alla Patria.

Un’attenzione per l’Italia minore non casuale. Negli intenti dei progettisti di Aida, infatti, c’è la crescita delle economie locali, quelle maggiormente escluse dalla vita produttiva del Paese. In particolare, il passaggio della ciclovia potrebbe incrementare la nascita di strutture ricettive famigliari e lo sviluppo delle attività legate ai servizi per cicloturismi e delle produzioni gastronomiche locali. Con potenziali di interesse: secondo uno studio EuroVelo, il network europeo delle reti ciclabili, un chilometro di ciclovia genera in media 5 posti di lavoro e oltre a 100.000 euro di indotto all’anno.

Una ciclovia per pendolari

Altri propositi dei promotori di Aida sono il collegamento con la rete cicloturistica esistente e il favorire la ciclabilità urbana. Finalità, la prima, raggiunta con l’intersezione del percorso con numerose altre vie a pedali che corrono da Nord a Sud, come l’Alpe Adria, l’Adriatica e i due itinerari europei, l’Eurovelo 5 che unisce Londra a Brindisi e l’EuroVelo 7 che collega Capo Nord a Malta. Il secondo obiettivo è stato perseguito disegnando un tracciato che passa per 14 città (Susa, Torino, Vercelli, Novara, Milano, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Treviso, Pordenone, Udine e Trieste). Una scelta pensata per rendere i tratti dell’Aida sfruttabili per muoversi in bici tra le vie cittadine o per raggiungere il centro dalla periferia o dall’hinterland, quindi anche per i pendolari. L’intento, naturalmente, è creare percorsi sicuri e contribuire a ridurre traffico ed emissioni inquinanti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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