Una quarantena mini per evitare una paralisi maxi. La mossa del governo

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23/12/2021 Roma, fila nei punti per il test del tampone rapido (Photo: Cristiano MinichielloMinichiello/AGF)
23/12/2021 Roma, fila nei punti per il test del tampone rapido (Photo: Cristiano MinichielloMinichiello/AGF)

A guardare la curva dei positivi, l’impennata è vertiginosa. E, visto che il picco è lontano, tutto lascia pensare che da oggi alle prossime settimane i casi saliranno ancora. Quota 100mila positivi al giorno potrebbe essere raggiunta il mese prossimo: ”Èverosimile”; hadetto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri in diretta a Skytg24. Parliamo di cifre mai raggiunte finora, che spaventano di meno grazie all’efficacia dei vaccini. E grazie al fatto che - anche se serve ancora qualche dato per poterlo affermare con inoppugnabile certezza - la variante Omicron, che via via diventerà prevalente in Italia, dovrebbe dare effetti più lievi rispetto alla variante Delta. Ma, e questo ormai è certo, è più contagiosa. Ciò implica non solo un’impennata dei positivi, ma anche un aumento delle persone in quarantena.

Il rischio è un lockdown di fatto. Perché i contatti dei contagiati costretti all’isolamento potrebbero diventare vari milioni. Un rischio - messo in rilievo per primo dall’infettivologo Matteo Bassetti che ha proposto di eliminare la quarantena per i contatti dei positivi - che il governo ha ben presente. E che si vuole scongiurare, perché avrebbe costi extrasanitari parecchio pesanti. “La situazione è in costante monitoraggio”, spiegano da Palazzo Chigi. La soluzione che, per ora, è sul tavolo del governo, è correre ai ripari riducendo i tempi di quarantena dei contatti dei positivi, si parla di limitarla a 3-5 giorni. A patto però che si tratti di soggetti vaccinati con la terza dose. Oggi le regole invece sono diverse: i trivaccinati devono restare in isolamento per sette giorni, esattamente come chi ha ricevuto solo le prime due dosi. I non immunizzati, invece, hanno l’obbligo di isolamento per dieci giorni.

“Bisogna evitare che si fermi il Paese”, ci dice una fonte vicina al dossier. Ed è per questo che il governo si sta muovendo e che, nel pomeriggio, ha chiesto un parere al Cts, che potrebbe riunirsi già prima della fine dell’anno. Gli esperti dovranno valutare se, in questa particolare fase della pandemia, è possibile ridurre il periodo di isolamento per chi è immunizzato e ha ricevuto anche il booster. “La riflessione sul numero di persone in quarantena l’abbiamo fatta questa mattina col ministro Speranza. Gli scienziati stanno studiando con l’Istituto Superiore di Sanità”, ha ammesso il commissario all’emergenza Figliuolo.

L’esecutivo si muoverà solo a seguito del via libera degli esperti, così come ha fatto in precedenza, quando il Cts aveva dato detto sì alla quarantena di sette giorni per i vaccinati. Quel parere, però, ricordano dalla Salute, non teneva conto della terza dose e, soprattutto, della variante Omicron. Se un provvedimento arriverà, insomma, non sarà messo nero su bianco domani e, quasi certamente, neanche entro la fine dell’anno. Servono una decina di giorni almeno per valutare l’impatti di Omicron sulle ospedalizzazioni. E per appurare che la variante rilevata per la prima volta in Sudafrica sia effettivamente meno pericolosa di Delta, la mutazione attualmente prevalente in Italia, che continua a causare ospedalizzazioni e casi gravi, in larga misura tra i non vaccinati.

Quando ci saranno certezze in questo senso, e i tecnici del Cts daranno il via libera alla misura, l’esecutivo potrà procedere.

Il pressing, del resto, è forte. Alle voci degli esperti - anche dei più rigoristi - si sono aggiunte quelle dei governatori. “Non si può continuare ad affrontare il
virus con la stessa metodologia dello scorso anno. Il rischio è trovarci tra poco con milioni di persone isolate: chi farà il pane, chi guiderà gli autobus, chi svolgerà le lezioni a scuola, chi garantirà la sicurezza, chi batterà lo scontrino al supermercato, chi lavorerà in ospedale?”, si è chiesto il presidente della Liguria, Giovanni Toti. Della stessa linea Luca Zaia, che ha definito “ragionevole cominciare a fare una riflessione sulla quarantena per il vaccinato”. Una riflessione condivisa anche da Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia e vertice della conferenza delle Regioni: “Noi seguiamo le indicazioni del mondo scientifico, quello che ho chiesto è che il Cts faccia una riflessione perché dobbiamo tenere insieme la sicurezza sanitaria con un Paese che deve andare avanti, altrimenti rischiamo di bloccare tutto e di peggiorare la pandemia invece che affrontarla”, ha detto a Pomeriggio 5 news.

Tra i partiti della maggioranza l’unico più scettico è il Pd, con la responsabile Salute, Sandra Zampa, che dice: “Quando ci saranno sul tavolo diverse opzioni elaborate sulla base di valutazioni scientifiche, allora la politica potrà compiere delle scelte. Io personalmente sono per una grande prudenza, saranno mesi molto difficili”. Italia Viva spinge per rivedere le regole: “Io la penso come Bassetti - dice Matteo Renzi - perché il virus è cambiato, non è più aggressivo come prima, è più contagioso ma meno aggressivo. Grazie a cosa? Innanzitutto ai vaccini. E allora cambiamo le regole: non teniamo le regole che andavano bene fino a un anno e mezzo fa”. Per l’ex premier la ricetta è questa: “Prima regola: se sei vaccinato non vai in quarantena in caso di contatto con un positivo. Seconda regola: acceleriamo sui vaccini, anche sulle terze dosi, anche senza prenotazioni. Terza regola: se ci sono restrizioni, facciamole solo per i no vax, perché non è giusto che i vaccinati paghino il conto delle scelte dei no vax”. Sull’ultima opzione, però, il governo è freddo, perché l’estensione del super green pass - che dal 10 gennaio sarà obbligatorio anche per altre attività - di fatto esclude i non vaccinati da molti settori della vita pubblica.

“Bisogna fare una distinzione tra vaccinati con due e con tre dosi - dice ad Huffpost Angela Ianaro, deputata e componente del comitato salute del Movimento 5 stelle -. Al momento è prematuro parlarne, perché i dati ci dicono che per ora la variante Omicron, molto più contagiosa di Delta, non è prevalente in Italia. Ma nei prossimi giorni credo che sarà giusto valutare una riduzione del periodo di quarantena per i contatti dei positivi che, avendo già fatto il booster, hanno meno possibilità di contagiarsi e di contagiare”. Sulla proposta del lockdown solo per i no vax dice: “Al momento i dati non vanno in quella direzione, ma ci pongono ancora in una posizione di vantaggio rispetto alla diffusione del virus. Bisogna continuare cercando di lavorare sulla corretta comunicazione. Ci sarà sempre una parte di persone che non cambierà idea, ma con il dialogo si può far capire, soprattutto a chi non si è immunizzato per paura, che l’unica strada per salvarsi, e salvare tutti, è vaccinarsi”.

Anche per Forza Italia è il momento di rivedere la quarantena per gli immunizzati. Secondo la capogruppo in Senato Anna Maria Bernini:“L’aumento esponenziale dei contagi, mentre crescono in modo lineare i ricoveri nelle terapie intensive e nei reparti ordinari, conferma che la variante Omicron si diffonde più rapidamente ma sembra essere meno pericolosa. Il problema da affrontare subito è la regola dei tamponi e delle quarantene, che va rivista se non vogliamo che a metà gennaio ci siano milioni di italiani chiusi in casa solo per aver intercettato un positivo. Sarebbe una sorta di lockdown surrettizio in grado di bloccare il Paese”. Nelle prossime settimane - secondo il sottosegretario Sileri “già prima del 6 gennaio” - sarà presa una decisione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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