Una regola aurea della storia: non invadere l'Afghanistan (di B. Nicolini)

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Image of world map (Photo: Yuji Sakai via Getty Images)
Image of world map (Photo: Yuji Sakai via Getty Images)

(di Beatrice Nicolini, Accademico Virgiliano, Facoltà di Scienze Politiche e Sociali, Università Cattolica, Milano)

Nel febbraio 2020 in un Hotel di lusso nel centro di Doha, Qatar, invitata per una Conferenza internazionale, mi comunicarono sottovoce alla reception: “Non schiacci mai l’ultimo pulsante dell’ascensore, l’ultimo piano è occupato dai Talebani che si trovano qui per gli accordi di ritiro dall’Afghanistan degli Americani”. Oggi, agosto 2021, si assiste alla fuga del presidente Ashraf Ghani, 72 anni, presidente dal 2014, con quattro automobili e un elicottero tutti pieni di soldi ‘cash’; cartamoneta che cade da mani tremanti e scivola per terra. Su una terra e su gruppi di genti che composero, ricomposero, e compongono oggi la tragedia afghana.

CHIAVI DI LETTURA

Tre fattori: 1) il territorio, i confini, le frontiere; 2) le popolazioni, i gruppi, i movimenti migratori; 3) la creazione di un ‘nemico’ per l‘Occidente, gli interessi regionali e internazionali.

DOVE SI TROVA

L’Afghanistan si trova in Asia sud-occidentale, è un paese privo di sbocchi al mare, confina con la Cina, l’Iran, il Pakistan, il Tajikistan, il Turkmenistan, e l’Uzbekistan. La sua popolazione è di circa 37,466 milioni. Le lingue parlate sono: pashtun, dari, la lingua franca del paese, lingue turciche (uzbeco e turkmeno), e circa 30 lingue e dialetti minori. La religione è a maggioranza musulmana sunnita (99,7%) con esigui gruppi sciiti.

DESCRIZIONE

L’Afghanistan è caratterizzato da deserti montuosi, da lunghe, strette e isolate valli, da fiumi e da oasi. Si estende dall’altopiano iranico fino alla catena dell’Himalaya. Dalla antica tradizione nomadica, il paese si è sempre basato su un’agricoltura di sussistenza e sulla pastorizia di pecore e capre che pascolano alle pendici della catena montuosa dell’Hindu Kush: ‘il tetto del mondo’.

Diviso amministrativamente in trentaquattro province l’Afghanistan conta numerosi gruppi molto differenti tra loro. Tra questi il gruppo dominante è quello dei Pashtun, pastori nomadi sunniti, nella parte orientale e meridionale del paese, mentre al centro si trovano gli Hazara, agricoltori e commercianti, popolazione di origine mongolica, sempre più decimati dai talebani (da talib, studenti nelle scuole religiose solo per maschi, madrasa) a causa della loro religione - ismailiti-sciiti nella parte orientale - e a causa del loro ruolo economico-amministrativo nella parte occidentale e meridionale. Gli Hazara, discendenti da Genghiz Khan, ma anche da Alessandro Magno, di cui alcuni di loro rivendicano gli occhi azzurri-verdi, sono grandi nemici dei Pashtun e tre furono le ribellioni nella storia contro di essi (1888, 1891, 1924). A nord i gruppi sono assimilati alle divisioni centroasiatiche. A sud i Baloch, in maggioranza sunniti, si trovano nella regione sud-occidentale al confine con il Pakistan.

Il nome convenzionale del paese è Stato Islamico dell’Afghanistan ma i talebani lo chiamano Emirato Islamico dell’Afghanistan, nome, questo, appena rivendicato nuovamente.

STORIA

L’Afghanistan, già abitato nel Neolitico dall’uomo di Neanderthal, è stato invaso numerose volte nella sua storia. La motivazione fu sempre la sua collocazione geostrategica: il passaggio chiave per l’India da nord, uno spazio ‘cuscinetto’ tra la Persia (Iran) e l’India, e una protezione geografica importante tra la Russia e l’India.

L’impero achemenide di Dario invase l’Afghanistan nel 522-330 a.C.; Alessandro Magno, che fondò l’attuale Kandahar, seguì come conquistatore nel 330-327 a.C. Con le sue miniere di lapislazzuli e turchesi il paese fu parte della Via della Seta, espressione perlopiù immaginaria, verso la Cina e dal 64 al 220 d.C. fu dominato dall’impero Kusano. Dal 224 to 651 d.C. il paese fu governato dagli imperi sassanide e heftalita, fino alla conquista islamica nel 699 a.C. Molte dinastie musulmane si susseguirono fino all’invasione e alla conquista di Genghis Khan nel 1219-21. Nel 1370 il paese cadde nelle mani dei Timuridi di Tamerlano (Timur-e-lang, ‘lo zoppo’), ma dal 1506 al 1747 l’Afghanistan fu diviso tra il dominio Moghul (India) e quello Safavide (Persia). A partire dal 1747 Ahmed Shah Durrani (1722-1772) conquistò l’intera regione afghana, e diede inizio alle relazioni con le potenze europee dell’epoca rappresentate soprattutto dalla presenza britannica in India. Durante le guerre napoleoniche la minaccia francese in Egitto (1799) e nei mari dell’oceano Indiano unite alle pressioni russo-zariste dall’Asia Centrale verso i ‘mari caldi’ del Golfo Persico, diedero vita al ‘Great Game’, il ‘Grande Gioco’. La Gran Bretagna presto sviluppò una politica difensiva dei propri interessi politico-commerciali: difendere l’India, la ‘perla’ dell’Impero.

La necessità in funzione europea di conoscenza del territorio, le esplorazioni, l’apposizione di confini politico-territoriali artificiali, la divisione e la frantumazione degli equilibri eco-ambientali, l’introduzione di nuovi capi politici leali alle potenze occidentali dell’epoca, la sostanziale indifferenza (disprezzo) per le realtà locali, la progressiva creazione di nuovi nemici e la, errata, scarsa considerazione per le capacità e per le tecniche difensive dei gruppi locali sul territorio. Queste le principali cause, valide probabilmente ancora oggi, di ciò che presto seguì.

Nel 1838-42 la prima guerra anglo-afghana vide la Gran Bretagna sconfitta, L’Army of the Indus, l’armata dell’Indo, con le giubbe rosse dei soldati visibili nelle lunghe valli afghane, fu massacrata. Su 16.000 soldati morti solo uno sopravvisse: il dottor Brydon, lasciato vivo ’to tell the story’, per raccontare la storia (!). Dopo lunghi anni di dispute politiche tra i Durrani e i rappresentanti britannici scoppiò la seconda guerra anglo afghana 1878-80 con una seconda sconfitta per la Gran Bretagna. Tuttavia, il Trattato di Gandamak del 1879 garantì il controllo britannico degli affari esteri dell’Afghanistan. Dal 1880 al 1901 la popolazione Pashtun si stabilì a nord e vennero fissati gli attuali confini politici (linea Durand del 1893 nell’Afghanistan orientale). In seguito alla terza guerra anglo-afghana, durata solo quattro mesi, il 19 agosto 1919 l’Afghanistan divenne indipendente dal controllo britannico sugli affari esteri afghani. Amanullah Khan (1892-1960) leader dell’indipendenza, fu il primo al mondo a stabilire relazioni diplomatiche con l’Unione Sovietica. Numerosi capi politici si avvicendarono nel paese lacerato da conflitti tra gruppi locali fino al 1933 quando il re Zahir Shah (1914-2007) giunse al potere. Durante la Seconda guerra mondiale l’Afghanistan si mantenne neutrale. Con la creazione del Pakistan e dell’India indipendenti il 15 agosto del 1947 l’Afghanistan rivendicò la creazione del Pashtunistan. Nel 1973, mentre re Zahir Shah si trovava in Italia, fu rovesciato da suo cugino Daud Khan (1909-1978). In questi anni il paese venne modernizzato e le donne conobbero una notevole libertà fino a indossare la minigonna nelle università (!). Nel 1978 il partito democratico comunista prese il potere. Il 27 dicembre 1979 le truppe sovietiche invasero l’Afghanistan. L’occupazione sovietica durò dieci anni fino al 15 febbraio 1989. Nell’aprile 1992 i Mujaheddin (combattenti della scuola Deoband), addestrati militarmente a Quetta in Pakistan, presero Kabul, la capitale. I combattenti identificarono i loro nuovi capi su basi locali e alcuni di questi furono il movimento Jamiat-i-Islami di Buranuddin Rabbani (1940-2011), il Hisb-e-Islami, del Mullah Omar (Mohammed Omar Akhunzada) (1960-2013), il capo talebano, e il fiero tagico Massud, ’il leone dei monti del Panshir’ (1953-2001) secondo l’efficace pratica postcoloniale di rendere romantico e leggendario ogni leader locale per sminuire la sua credibilità. Nel 1994 i talebani presero Kandahar, poi Herat, Jalalabad e infine Kabul. Il 27 settembre 1996, ebbe inizio il movimento islamico dei talebani che prese il posto del governo afghano. Le Nazioni Unite riconobbero solo il governo di Buranuddin Rabbani. Le donne ritornarono in un regime di privazione di diritti e di libertà. Il 3 settembre 2001 il comandante Massud fu assassinato e questo atto segnò la fine delle aspirazioni afghane. L’11 settembre 2001 seguì l’attacco alle Torri Gemelle a New York. La responsabilità fu di Al Qaeda, e il leader Osama bin Laden (1957-2011), combattente saudita, si trovava in Afghanistan. ’Giustizia infinita’, ‘Libertà duratura’, queste furono le campagne del presidente George Bush. Alla fine del 2002 il territorio afghano era uno dei più minati al mondo. L’Afghanistan è tra i maggiori produttori mondiali di oppio da semi di papavero, il narcotraffico e il traffico di esseri umani sono le principali attività economiche del paese e tra le maggiori fonti di entrate di molti gruppi locali. La legge basata sulla sharia è la legge imposta dai Talebani. Le donne non hanno accesso alla vita pubblica in tale contesto legislativo ove sia applicato rigorosamente. Nel 2005 vennero indette le prime elezioni dal 1936. La costante e estenuante lotta contro i talebani ha causato numerose perdite tra i soldati delle coalizioni internazionali e tra la popolazione civile insieme con milioni di sfollati nei paesi limitrofi, e dal 2005 il ritiro fu tra le decisioni americane prioritarie, fino al ritiro definitivo e drammatico dell’agosto 2021. 2021, anno di nuove trasformazioni secondo le chiavi di lettura individuate che a breve assisteranno a involuzioni sul piano regionale ma forse a possibili evoluzioni nelle relazioni internazionali con nuovi attori come la Cina, l’India, l’Iran e il Qatar.

Si tratta di non schiacciare l’ultimo pulsante dell’ascensore, non ancora.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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