Una rosa, gli haiku, i silenzi, Bach. Le epifanie di Virginia Saba sul senso della vita

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Virginia Saba e Luigi Di Maio; Il suono della bellezza (Photo: ansa - if press)
Virginia Saba e Luigi Di Maio; Il suono della bellezza (Photo: ansa - if press)

“Non so cosa troverete alla fine di questo viaggio che indaga sulla vita, sulla verità, su come bellezza ci possa donare occhi nuovi. Ma io sono arrivata alla scoperta più straordinaria che possa fare una donna o un uomo su questa Terra: la fede”: più che una premessa sembra quasi una preghiera quella che l’autrice del libro Il suono della bellezza. Note di filosofia e vita (If Press, 2021) rivolge al lettore. A firmarlo è Virginia Saba, 39 anni, giornalista, studiosa di Teologia e (sì, se il suo nome non vi è nuovo ricordate bene) compagna del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Anche lui compare nel volume, alla fine, in un grazie speciale perché, scrive Virginia, “con lui ho capito l’amore”.

Alla passione per la filosofia la Saba unisce da sempre quella per le lettere, in cui può vantare un altro titolo accademico. Due amori che, a giudicare dal contenuto del libro appena pubblicato, non sono certo sopiti nel cuore della 39enne, che oggi lavora in Commissione parlamentare per le questioni regionali. I riferimenti culturali del volume sono infatti molteplici e densi, a prova di lettore colto e avveduto. Come sono fitte le riflessioni, frutto di una nuova consapevolezza che Virginia Saba racconta di aver acquisito negli anni dopo alcuni episodi rivelatori: “La contemplazione di una rosa, l’analisi de ‘La pala di Brera’ di Piero della Francesca, la lettura degli haiku, le parole del Vangelo, il silenzio e un certo isolamento che mi imposi”.

Epifanie, dunque, che hanno svelato alla Saba che “solo andando a fondo nelle cose e non a spasso in superficie questa vita risulta essere meravigliosa… Le vie erano essenzialmente due e sono ben note: la contemplazione e la conoscenza. La prima permette di entrare in sintonia con ogni essere su questa terra ed eliminare le divisioni e i contrasti, la seconda permette di dare a ogni cosa il suo nome e penetrarla fino al cuore. Il che è fondamentale per cogliere le sfumature che la vita ci offre”.

“Ignoriamo che esista il nartece, se non sappiamo cosa sia il nartece. Ignoriamo cosa sia l’euristica, se non sappiamo cosa sia l’ermeneutica, e così via – prosegue Virginia Saba - Le parole sono magiche, non si possono ignorare. Sono le porte per l’essenza. Occorre conoscere il più possibile per capire come la vita ci parli in ogni istante. Ed ecco l’idea che ad ognuno di noi occorra una piccola enciclopedia da arricchire giorno dopo giorno. E questa è la mia”. In certi casi, ci sia concesso dire, anche un semplice dizionario potrebbe essere utile alla causa.

Nella ricca prefazione al ricchissimo volume - “enciclopedia” come, appunto, lo definisce l’autrice stessa - la giornalista e saggista Alessandra Necci scrive che la Saba ha voluto compiere “un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio attraverso i periodi storici e i luoghi, gli uomini e le donne noti e meno noti, gli accadimenti, gli aneddoti, i dolori e le gioie dei viventi”. Un itinerario che è stato compiuto “con l’aiuto delle 32 Variazioni Goldberg di Bach, ciascuna delle quali offre uno spunto per afferrare alcuni dei segreti della nostra esistenza. Ed ecco dunque il perché di 32 capitoli”.

Tra le varie citazioni usate da Virginia Saba ci sono anche i miti, in particolare quello di Orfeo e Euridice. “È interessante che Virginia Saba menzioni proprio questa storia, in cui troviamo il binomio classico, Eros e Thanatos, Amore e Morte – sottolinea Necci - ma anche la musica, la poesia, la bellezza e il dolore. Tutta la narrazione, del resto, è scandita da alcune linee guida, parole chiave. La Luce e l’Ombra, innanzitutto, e dunque il Bene e il Male; la Bellezza nella sua valenza salvifica, secondo la nota citazione di Fëdor Dostoevskij; il Logos (il Verbo) e la Verità; il Mondo Interiore e Esteriore, quello Terreno e Ultraterreno, quello Visibile e Invisibile; la Filosofia e l’Arte; l’Amore e la Natura. E ovviamente i Numeri, intesi in senso pitagorico e dunque “divini”. Anche il Divino è un tema ricorrente. Così come lo è il senso desolato di brevità della vita, della bellezza e della felicità; ma al tempo stesso della perfetta completezza che ciascuna racchiude in sé”.

Ma i riferimenti de Il suono della bellezza. Note di filosofia e vita sono un vero e proprio turbine. Non resta fuori neanche il Daimon, nell’accezione di “demone interiore, guida, stella polare, ma anche adempimento del proprio destino, del proprio ‘dover essere’; che giustifica, spiega e da valore a ogni esistenza”. “Seguire il nostro Daimon – scrive Virginia Saba - significa realizzare la nostra parte unica e irripetibile, rispettare il compito che abbiamo nei confronti di noi stessi. Questa autenticità tra ciò che siamo e ciò che dobbiamo essere è Verità. E la verità è bellezza. Ciò che deve essere. Misura perché tutto corrisponde”. Punto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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