Una sceneggiatura perfetta

Alessandro De Angelis

Adesso assicurano che la crisi non c'è e non ci sarà, dopo il giorno il cui sembrava imminente. Lo dice Luigi Di Maio, mostrando il volto buono, dopo aver esibito i muscoli in tv, a Consiglio dei ministri in corso: "Stop polemiche, il governo va avanti altri quattro anni". Lo dice anche, sia pur con maggiore scetticismo, Matteo Salvini, assai meno schiumante di rabbia rispetto al giorno prima, quando si era precipitato a dichiarare, sempre a Consiglio dei ministri in corso, mentre l'altro lo attaccava in tv sul caso Siri: "Siamo nelle mani di Dio, per quel che mi riguarda continuerò a lavorare per i prossimi quattro anni".

Il senso di questa storia, se questa storia un senso ce l'ha, è che bisogna abituarsi alla stucchevole sceneggiata di bastonate che diventano ramoscelli d'ulivo, cambi repentini di registro, risse da bar e finte riconciliazioni, insomma, la "sceneggiata" come forma di convivenza (a che prezzo per il paese, ma questo è un altro discorso). Perché questo è avvenuto sul "salva-Roma", nell'era in cui la comunicazione è l'unico Dio e la politica ha divorziato dalla razionalità (e dalla responsabilità). Basta vedere il punto di caduta, un provvedimento vuoto che sarà discusso dal Parlamento, cioè l'unico compromesso possibile, come era chiaro da giorni, per non creare l'Incidente che avrebbe portato alla crisi di governo.

È per nascondere questa sconfitta, tutta politica, che i Cinque Stelle hanno messo su il teatro comunicativo. Tra Pasqua e Pasquetta hanno fatto partire lo spin che la Lega avrebbe disertato il cdm, abilmente smontato dagli altrettanto abili comunicatori leghisti, poi hanno orchestrato la trappola. La ricostruzione, parlando con più di una fonte di governo, è questa: "L'idea di mandare Di Maio da Floris matura la sera prima, per 'coprire' il cdm con l'obiettivo di dare titoli su Siri e nascondere la sconfitta del salva-Roma". Il problema è che Salvini è uno abile. Al primo lancio di agenzia con le parole di Di...

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