"Una scissione è sempre un trauma", dice Luigi Zanda

“Dire che sarà una separazione consensuale non ha senso. Una scissione è il fatto più traumatico che si possa immaginare nella vita di un partito”. Lo sostiene il senatore Luigi Zanda, tesoriere del Pd, in un'intervista a la Repubblica. Per questo, aggiunge, “fino all'ultimo dobbiamo sperare che la scissione sia solo un brutto sogno” anche se ammette che “non si può neanche continuare a parlarne su giornali e tv senza chiarirne il significato, senza chiudere con una decisione, in un senso o nell'altro”.

Il Pd è a un bivio e il governo appena avviato appeso a un filo. E infatti Zanda prosegue affermando che “questa minaccia incombente condanna il governo e, di conseguenza, il Paese a restare sospesi nel limbo” di una situazione di incertezza che fa male sia al primo che al secondo. Tanto più che il rischio, avverte il senatore del Pd, è che “la destra autoritaria ed eversiva di Salvini rialzi la testa”. Zanda spera e si augura un “sussulto di responsabilità” perché rompere il Pd “significa indebolire sia il Conte Due sia la maggioranza, costretta a tenere conto di un altro interlocutore e di altri equilibri”. Proprio quel che Renzi nega.

Zanda sostiene infatti che Renzi è sempre stato convinto “che fosse necessario attirare i voti della destra” e lo sostenne “in modo diverso anche da segretario del Pd” ma il tesoriere Pd non crede proprio che chi oggi “si considera berlusconiano o sostiene Salvini o fa il tifo per la Meloni possa facilmente trasformarsi in renziano”.

A chi propone di offrire a Maria Elena Boschi la presidenza del partito per evitare la scissione, Zanda risponde che “sarebbe uno scambio miserabile”. E ribadisce: “Una separazione consensuale non ha senso ed è singolare che chi medita di andarsene possa immaginare di farlo con l'assenso di chi resta” chiosa poi. E se Goffredo Bettini dice che l'uscita di Renzi non sarebbe uno scandalo, Zanda afferma che sarebbe tuttavia “un fatto politico molto grave” per dire anche “non credo che nel Pd siano in tanti ad augurarselo”: “lui è già nel governo, ha contribuito a crearlo, ha indicato ministri e sottosegretari. Non c'è nessuna motivazione ideale, una scissione rischia di risultare incomprensibile”. A meno che, chiude Zanda, non “siamo davanti a una manovra ostile e a un capolavoro di ipocrisia”