"Una terribile faccia da gay", Bolsonaro offende così un giornalista

veronique viriglio

Ennesima polemica sul presidente Jair Bolsonaro dopo una sua uscita rivolta ad un giornalista durante una conferenza stampa improvvisata. "Ha una terribile faccia da omosessuale", ha detto il capo di Stato brasiliano di estrema destra, che era stato chiamato a rispondere in merito all'inchiesta a carico del figlio, il senatore Flavio Bolsonaro, per presunto riciclaggio di denaro.

In puro stile Bolsonaro, il presidente infastidito dalla domanda scomoda ha pensato bene di liquidare il giornalista con parole offensive, che hanno poi fatto scalpore nel Paese. "Non per questo ti accuso di essere gay" ha aggiunto il presidente, noto per le sue uscite di natura omofoba oltre che misogina.

Le parole polemiche sono state pronunciate all'uscita dalla residenza presidenziale, dove il capo di Stato è ormai solito salutare i suoi simpatizzanti e rispondere in modo informale ai giornalisti presenti. Il sindacato che difende la categoria ha denunciato l'ennesimo attacco ai danni di un reporter, sottolineando che si tratta di una "tattica consolidata da parte del capo dello Stato per cercare di screditare la stampa e compiacere i suoi militanti di estrema destra".

Dal suo insediamento alla presidenza, nel gennaio 2019, il sindacato dei giornalisti ha registrato una dozzina di attacchi verbali ai danni della categoria. Di fronte al malumore di parte dei brasiliani per questa sua ultima frase polemica, Bolsonaro ha riconosciuto di aver esagerato ma si è ben guardato dal porgere scuse.

Da mesi il presidente brasiliano è al centro di crescenti polemiche per i suoi frequenti attacchi alla comunità Lgbt, ad ambientalisti ed esponenti della società civile che denunciano le sue politiche in violazione aperta dei diritti delle minoranze e ai danni dell'Amazzonia.

L'ultima tegola per Bolsonaro, che ha promesso una lotta accanita alla corruzione, e' l'inchiesta in corso nei confronti del figlio, sospettato di versare soldi a milizie brasiliane e di aver assunto collaboratori fantasma quando era deputato nell'Assemblea legislativa di Rio de Janeiro, dal 2003 al 2018.

L'indagine che riguarda il primogenito Flavio, lo "zero uno", rientra nel quadro dello schema di corruzione legato a Fabricio Queiroz, il suo ex autista e capo della sicurezza nelle cui mani sono passati due milioni di reais (441 mila euro). Il sistema noto come 'rachadinha' vede i collaboratori fantasma restituire buona parte del loro salario ai deputati che li hanno assunti.