"Una testimonianza su Rossi non fu verbalizzata": la commissione d'inchiesta invia atti a Genova e Csm

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(Photo: STRINGER Italy via Reuters)
(Photo: STRINGER Italy via Reuters)

Ci sarebbe una persona che ha incrociato David Rossi qualche ora prima che morisse. Che lo ha sentito parlare ad alta voce, a telefono verosimilmente. Che si è rivolta agli inquirenti per raccontare questo episodio. Ma le sue parole non sarebbero state messe a verbale. A raccontare questo elemento, mai emerso prima, è Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia e componente della commissione d’inchiesta sulla morte del manager della comunicazione di Monte dei paschi, avvenuta il 6 marzo 2013. Il caso è stato archiviato come un suicidio, ma la famiglia ha sempre chiesto ulteriori approfondimenti. Dopo due inchieste finite nel nulla, durante i lavori della commissione d’inchiesta istituita alla Camera sta emergendo una serie di potenziali errori compiuti durante le indagini. A partire dalle ore immediatamente successive alla morte di Rossi, il cui corpo fu trovato a terra sul selciato, in corrispondenza della sua stanza in ufficio, verso la sera di quel piovoso giorno di inizio marzo. La settimana scorsa il colonnello Pasquale Aglieco - all’epoca comandante provinciale dei Carabinieri - ha raccontato che il pm Antonino Nastasi avrebbe risposto al telefono di Rossi, rimasto nella sua stanza dopo il decesso, che si sarebbe seduto sulla sua sedia e avrebbe acceso il suo pc. Tutti gesti che potrebbero aver inquinato la scena. Aglieco ha raccontato anche che qualcuno degli inquirenti chiuse la finestra, dalla quale Rossi sarebbe precipitato e che il contenuto del cestino che era nella stanza fu ribaltato sulla scrivania e poi reinserito nel contenitore. Una serie di gesti quantomeno superficiali, mai emersi prima, al punto che la Procura di Genova - competente sui magistrati di Siena - sta valutando di aprire un’inchiesta che possa partire da queste dichiarazioni per approfondire la condotta degli inquirenti.

E getta un’altra ombra sul modo in cui sono state fatte le indagini la denuncia fatta oggi, durante una conferenza stampa, da Rizzetto: “Abbiamo cercato, trovato e parlato con una persona, la cui testimonianza è ritenuta molto affidabile, che colloca David Rossi in via Vallerozzi, il giorno della morte tra le 15.30 e le 16. Rossi cammina con un cappuccio, piove, è nel vicolo e sovrappensiero si scontra con questa persona. Ma la cosa importante e grave è che questa persona, da buon cittadino, ha rilasciato una dichiarazione spontanea agli inquirenti dove dice che Rossi stava parlando. Gli inquirenti non hanno verbalizzato una deposizione spontanea di un cittadino che aveva fatto dichiarazioni spontanee”, è la ricostruzione del parlamentare. Questo testimone sarà sentito dalla commissione in audizione: “Trovo piuttosto grave - aggiunge Rizzetto parlando con Huffpost - che quella dichiarazione spontanea non sia stata verbalizzata”. Ma perché gli inquirenti non hanno scritto nulla di ciò che il testimone diceva? Rizzetto, che con questa persona ha parlato, la spiega così: “Gli è stato detto di non preoccuparsi, che Rossi era provato e probabilmente stava parlando da solo, ad alta voce, per strada, perché non usava gli auricolari”.

La circostanza ovviamente andrà approfondita. Ma se dovesse essere verificata sarebbe un gesto di superficialità di non poco conto.

Oggi, intanto, la commissione ha ascoltato Carla Ciani, la consulente aziendale, ‘mental coach’, di Mps. Parlando della sua qualifica professionale ha spiegato che non ha, e non avrebbe avuto al tempo del decesso, le competenze per valutare se una persona abbia o no intenzione di suicidarsi. Un elemento questo che l’avvocato della famiglia Rossi, Carmelo Miceli, mette in evidenza parlando con Huffpost. Perché dalla richiesta di archiviazione dell’inchiesta, ci spiega, sembra emergere il contrario. Su questo punto torna con Huffpost anche Luca Migliorino, deputato del Movimento 5 stelle che conosce molto bene la vicenda: “La dottoressa Ciani, che non è una psicologa, è stata ascoltata una settimana dopo il decesso di Rossi e alle sue dichiarazioni sull’incontro che avevano avuto è stato dato molto peso. Il signor Fulvio Muzzi, che è invece stata l’ultima persona incontrata da Rossi, e che quindi avrebbe potuto dire molto sul suo stato d’animo, non è stato mai sentito”. Agli atti della commissione sono poi arrivati due video e 61 foto della scientifica che non erano mai stati allegati agli atti. Sono secretati ma il Movimento 5 stelle ha chiesto che siano resi pubblici.

Si muove la commissione d’inchiesta, e presto potrebbe muoversi anche la magistratura. La commissione ha deciso di mandare gli atti alla procura di Genova, al Csm e alla procura generale della Cassazione. L’avvocato Miceli spera che non si tratti solo di un pro forma: “Vorrei ricordare - ci dice - che a Genova era già stato istruito un procedimento per abuso d’ufficio conclusosi con un’archiviazione. Già in quel caso si poteva appurare ciò che chiede di approfondire oggi la commissione d’inchiesta. Poiché sta emergendo che le indagini sono state lacunose, affrettate, noi chiediamo che siano realizzate ora indagini degne di questo nome. E che si concentrino sulle cause della morte, non su fatti (come eventuali responsabilità degli inquirenti, ndr) che potrebbero essere prescritti”. Il fascicolo, comunque, dovrebbe essere aperto a Genova, secondo il legale: “Abbiamo categoricamente escluso la competenza di Siena, perché c’è un testimone che parla del possibile coinvolgimento di un magistrato. Chiediamo che la procura generale presso la Cassazione ci dica finalmente quale sia la procura competente e che, finalmente, si faccia un’inchiesta seria”.

Non è da escludere che il caso possa approdare anche davanti alla commissione bicamerale antimafia. Il presidente Nicola Morra ha paventato la possibilità di aprire un’istruttoria. Tra gli elementi che la renderebbero plausibile ha citato le dichiarazioni di Giancarlo Pittelli, coinvolto nell’inchiesta Rinascita-Scott: “Se si ha memoria dell’intercettazione in cui sostiene che non si è trattato di suicidio ma di altro, quanto meno viene la curiosità di continuare a indagare”, ha detto. L’idea è vista di buon occhio da Rizzetto, ma lascia perplessa Forza Italia. “Il sen. Nicola morra, che ormai presiede una commissione universale, lancia l’ipotesi di aprire un’istruttoria sulla morte di David Rossi. Che ci azzecca? direbbe qualcuno”, ha dichiarato il senatore di Fi Luigi vitali: “La morte del manager, ad ora rubricata come suicidio, ha destato fin da subito clamore e dubbi ma cosa centra l’antimafia? - ha continuato, sottolineando che Forza Italia - ”è comunque contraria a questa iniziativa”

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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