Una troika mascherata

11 March 2020, Berlin: Olaf Scholz (SPD), Federal Minister of Finance, and Chancellor Angela Merkel (CDU) will attend the meeting of the Federal Cabinet. Photo: Kay Nietfeld/dpa (Photo by Kay Nietfeld/picture alliance via Getty Images) (Photo: picture alliance via Getty Images)

Nemmeno il coronavirus fa tramontare definitivamente le regole del Patto di stabilità e crescita, per ora solo sospese per consentire agli Stati dell’Ue di far fronte all’emergenza. Un non-paper del ministero delle Finanze tedesco, di cui Huffpost ha preso visione, lo dice chiaramente. Trattasi di un testo non ufficiale, quello che in gergo si definisce un ‘testo esplorativo’. Ma è con questo documento che la Germania si presenta alla riunione dell’Eurogruppo in videoconferenza oggi pomeriggio. Riunione che si è aggiornata alla serata per rivedere il documento conclusivo, dove oltre a Mes, Bei e il piano Sure della Commissione, c’è anche un vago riferimento alla proposta franco-italiana di Recovery Fund, o fondo di solidarietà, che verrebbe creata attraverso l’uso di emissioni comuni di titoli. Francia e Italia chiedono di rafforzare il linguaggio sul fondo. Ma l’Eurogruppo è più che spaccato in questa riunione, la più difficile dai tempi della crisi dell’euro.

Ma torniamo alla proposta iniziale di Berlino: se uno Stato fa ricorso ai fondi del Meccanismo europeo di stabilità, dopo aver tamponato l’emergenza “nel più breve tempo possibile”, nel “medio termine, dovrebbe affrontare le vulnerabilità fiscali identificate nelle procedure europee di sorveglianza, comprese le raccomandazioni specifiche per paese nell’ambito del Semestre europeo, impegnandosi in tal modo al costante rispetto delle norme fiscali europee ed europee Semestre”. E per farlo dovrà firmare un “Memorandum of understanding”, un piano di rientro la cui consistenza dipenderà da come verrebbe elaborato, certo, ma intanto ci sarà. Il controllo del rispetto del Memorandum verrebbe affidato al Mes stesso e alla Commissione Europea oppure anche al Fondo Monetario internazionale.

Nel ‘non-paper’ tedesco si sottolinea che la stabilità economica verrebbe rimandata ad un secondo momento, cioè solo dopo aver arginato le conseguenze di Covid-19 sull’economia. Ma le parole d’ordine della questione ricordano tanto la crisi del debito in Grecia. E scuotono il governo italiano, che invece - si apprende mentre la riunione è corso - all’Eurogruppo si presenta con una posizione contraria alla proposta che i tedeschi condividono con Olanda, Austria, Finlandia e paesi più in linea col bilancio del nord Europa. “Mes no, eurobond sì”, sono le parole di Giuseppe Conte ieri sera.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri espone questa stessa posizione ai colleghi europei, chiedendo che si raggiunga un accordo su uno “strumento di debito europeo”, la formulazione usata nella lettera inviata al presidente del Consiglio europeo Charles Michel in vista del vertice del 26 marzo scorso e firmata, oltre che dall’Italia, anche da Spagna, Francia, Grecia, Irlanda, Portogallo, Belgio, Lussemburgo e Slovenia. Non sono stati chiamati eurobond, ma di questo si tratta. E questo c’è nella proposta con cui Roma e Parigi si presentano all’Eurogruppo: un fondo europeo per la rinascita con emissioni di debito comune. 

“Nella fase di ricostruzione servirà un fiume di soldi, molti di piu’” di quelli a
disposizione del Mes, dice il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, in un’intervista alla tv olandese Nos in vista dell’Eurogruppo. “I 410 miliardi del fondo Esm - aggiunge - non sono sufficienti”. 

Prima dell’Eurogruppo, i Parlamento olandese ha votato a maggioranza contro gli eurobond. Il mandato per il governo de L’Aja è dunque chiaro. La strada appare in salita.

Ma torniamo al non-paper tedesco, messo a punto dal ministero guidato da Olaf Scholz, socialista che promette che nessuna troika arriverà mai in Italia o Spagna o negli altri paesi che avranno bisogno del Mes. Il ‘non-paper’ contiene invece tutti i presupposti della cosiddetta troika: tutto dipende da cosa ci scriverenno nel Memorandum, qualora la proposta tedesca verrà accettata. Recita il ‘non-paper’ al capitolo ‘condizionalità’:

“In una prima fase, il sostegno del MES sarebbe subordinato all’impegno degli Stati membri beneficiari (in un protocollo d’intesa, Memorandum of understanding, che si baserebbe su termini comuni per tutti i paesi che chiedono l’aiuto del Mes) ad applicare la sua politica economica per affrontare in modo decisivo l’epidemia di coronavirus nel più breve tempo possibile (vedi anche Allegato 1). Per garantire che ciò avvenga in modo coerente con una sana politica di bilancio e un’adeguata disciplina, a medio termine un membro dovrebbe affrontare le vulnerabilità identificate nelle procedure europee di sorveglianza, comprese le raccomandazioni specifiche per paese nell’ambito del Semestre europeo, impegnandosi in tal modo al costante rispetto delle norme fiscali dell’UE. Ciò include qualsiasi flessibilità applicata a tali quadri di sorveglianza dalle competenti istituzioni dell’UE in risposta a uno shock esterno. Se viene tracciata la linea di credito, il sostegno del Mes dovrebbe essere utilizzato specificamente per i costi di risposta all’epidemia di corona, compresi i costi sanitari e i costi economici immediati”.

Naturalmente, la linea di credito prevista nel non-paper è quella “rafforzata” (Eccl, Enforced credit lines), cioè quella che prevede la firma di un Memorandum in quanto si applica agli Stati che già non sono in linea con le regole del Patto di stabilità e crescita (3 per cento del rapporto defitic-pil, 60 per cento del rapporto debito-pil), tra cui l’Italia. Stati che usciranno sfigurati dalla crisi appena iniziata. Per il piano di rientro è prevista la soverglianza del Mes stesso, della Commissione europea o anche l’intervento del Fondo monetario internazionale.  

Nella proposta tedesca, il ricorso al Mes – 410 mld di potenziale, ne verrebbero usati 240 per la crisi da coronavirus, per ogni paese il 2 per cento del pil, quindi per l’Italia 39 miliardi di euro – è opzionale. Cioè: se anche Gualtieri accettasse oggi, il governo dovrebbe poi chiedere l’aiuto del Salva Stati.

Ma, assicurano fonti dell’esecutivo, questo non succederà. Perché l’Italia non vuole accettare il ‘pacchetto a tre gambe’ costruito al nord Europa, vale a dire uso del Mes, intervento della Bei e il piano Sure della Commissione, senza concrete garanzie su uno ‘strumento di debito europeo’, cioè di condivisione del debito che si sta creando in tutti i paesi europei più o meno colpiti da Covid-19. E Roma non vuole nemmeno accettare un ‘Mes travestito’, cioè qualcosa che non venga presentato così ma che lo sia nella sostanza.

Resta da vedere però se gli Stati alleati dell’Italia – a partire dai 9 della lettera a Michel – manterranno lo stesso approccio. Voci informate raccolte a Madrid suggeriscono che la Spagna si presenta all’Eurogruppo con un atteggiamento più morbido.

Esplicativo il tweet del vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, che fa riferimento alla proposta tedesca:

Subito dopo, Dombrovskis apre alla proposta italo-francese, ma in termini decisamente più blandi: 

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