Una valanga di veti. M5S, Calenda, Renzi e la sindrome del "mai con..."

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.. (Photo: ANSA)
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Infinita voglia di veto. Tra il centrosinistra, la sinistra, il Movimento 5 Stelle e ciò che sta nel mezzo, compresa una parte di Forza Italia, è tutto un “mai con questo, mai con quest’altro” senza che nessun partito calcoli davvero il proprio peso specifico. La mappa è eloquente.

Per iniziare dalla cronaca più recente, c’è Giuseppe Conte che durante una poco popolata assemblea dei gruppi parlamentari dice espressamente “mai con Matteo Renzi, mai con Carlo Calenda”. I parlamentari presenti, poco meno di un centinaio all’inizio, una ventina sul finire della riunione, restano sbalorditi, non tanto per l’affermazione in sé quanto per il tentativo di voler dettare le regole. “Al posto di fare l’analisi del voto delle amministrative, come da ordine del giorno, Conte si è messo a dire cosa fare e cosa non fare. Forse non ha capito che non siamo più al 33% e che non possiamo fare gli schizzinosi”, commenta un deputato tra i pochi presenti all’incontro fino alla fine. A parte Vincenzo Spadafora, Giulia Sarti e pochi altri, nessuno dei 5Stelle ha voglia di parlare apertamente e di contestare il nuovo presidente nel day after, ma qualcuno tra i parlamentari inizia ad accarezzare l’idea di una coalizione ampia che tenga fuori solo i sovranistri, quindi Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Ci sarebbe quindi anche quell’ala moderata di Forza Italia con cui poter parlare, ma ancora è prematuro per dirlo in modo chiaro.

A stretto giro all’ex premier risponde via twitter il deputato Luciano Nobili, fedelissimo di Matteo Renzi: “Conte continua a insultare Italia Viva. Poverino va compreso: lo abbiamo mandato a casa e viene da una batosta elettorale”. Mentre i due partiti da basse percentuali battibeccano tra loro, il segretario del Pd Enrico Letta avrebbe in mente tutt’altro progetto annunciato all’indomani dei ballottaggi quando ha rilanciato l’idea della ‘coalizione larga’ che coinvolga un arco di forze che va da Azione al Movimento 5 Stelle. Mettere insieme Italia Viva e Carlo Calenda con i grillini? “Siamo per le sfide impossibili – dice Letta - il nostro mantra è Tom Cruise”. L’esempio vincente per il leader dei dem sarebbe quello di Roma dove Roberto Gualtieri ai ballottaggi ha raddoppiato i voti pescando nell’elettorato che al primo turno ha votato per Calenda, e con il leader di Azione c’erano i renziani, e per Raggi.

Ma dal canto suo Calenda, che ha ottenuto il 20% a Roma ma ancora non è possibile misurarlo sul piano nazionale, mette il veto sui sovranisti e sui populisti e per populisti intende il Movimento 5 Stelle. Salvo poi dire che con Stefano Patuanelli e Alessandra Todde, fresca di nomina nella segreteria di Conte, si può dialogare. A riprova che esiste, nell’enorme casistica della vetologia, o della vetocrazia, anche il veto parziale, il veto sellettivo, il veto à la carte: Conte no, ma Todde sì. E questo per Calenda un modo per spaccare il fronte 5Stelle anche se per adesso l’ex premier appare irremovibile mentre i suoi lo accusano di appiattire il Movimento troppo sul Pd: “Tra noi e loro gli elettori grillini finisce che scelgono i dem. Perché dovrebbero votare per noi, se stiamo diventando la stessa cosa di Letta e degli altri?”, si chiede un parlamentare stellato.

In tutto ciò ci sono anche i centristi. L’obiettivo dichiarato è costruire un “rassemblement” liberale fortemente ancorato all’Europa, che possa occupare lo spazio di quanti non si riconoscono né nel Pd né nel centrodestra sovranista a guida Meloni-Salvini. Renzi e Calenda devono decidere da che parte stare, se collocarsi nel centro con ‘Coraggio Italia’ di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, o con il Pd con cui in teoria ci sarebbe anche il Movimento 5 Stelle. Ma i veti incrociati paralizzano ogni tipo di alleanza.

Il leader di Azione guarda anche a Forza Italia, leggasi Brunetta e Carfagna, per valutare insieme un progetto centrista. Proprio oggi il ministro della Pubblica amministrazione ha lanciato un’alleanza europeista perché “il centrodestra non esiste più”. Peccato però che Silvio Berlusconi non abbia apprezzato quest’uscita. E si continua con l’ennesimo veto sparato con la cerbottana come una pallina di carta. Che colpisce e non fa male perché in questo gioco vi è tutto e il contrario di tutto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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