Un'altalena di sacrifici e ricompense, ovvero: crescere Joseph Schooling, la prima medaglia d'oro olimpica di Singapore

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Autore Chia Han Keong, articolo originariamente apparso su Yahoo Singapore

2016 Rio Olympics - Swimming - Final - Men's 100m Butterfly Final - Olympic Aquatics Stadium - Rio de Janeiro, Brazil - 12/08/2016. Michael Phelps (USA) of USA congratulates Joseph Schooling (SIN) of Singapore after Schooling won the gold.     REUTERS/Dominic Ebenbichler  FOR EDITORIAL USE ONLY. NOT FOR SALE FOR MARKETING OR ADVERTISING CAMPAIGNS.
Michael Phelps si congratula con Joseph Schooling (REUTERS/Dominic)

SINGAPORE. Colin Schooling tira fuori un borsone sportivo, fruga al suo interno e con un sorriso raggiante estrae un vecchio, anonimo paio di occhialini da nuoto.

"Guarda qui", dice con aria quasi orgogliosa, indicando l'elastico in caucciù giallo brillante. "Sono stato io a fare questo elastico per Jo, quando aveva appena cinque o sei anni. Non serviva regolarlo, l'avevo misurato in modo che gli occhialini si adattassero perfettamente alla sua testa."

Per quale motivo? "Perché si concentrasse solo sul nuoto e non perdesse tempo ad armeggiare con gli occhialini. Se potevo fare qualcosa per aiutarlo a migliorare il suo rendimento in acqua, lo facevo."

Dalla borsa tira fuori altri occhialini e palette da nuoto, tutti dotati degli stessi elastici gialli. Durante la chiacchierata di un'ora con Yahoo Notizie Singapore, il settantatreenne ha mostrato un voluminoso archivio con i risultati e i tempi per vasca di tutte le gare a cui aveva partecipato Joseph da piccolo. Alcuni dati erano accuratamente scritti a mano, altri ottenuti faticosamente dagli organizzatori delle gare.

Qualunque cosa pur di aiutare il suo unico figlio a perseguire (e infine realizzare) il sogno dell'oro olimpico nel nuoto.

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I sacrifici sono stati una cosa naturale, fin dall'inizio

A Singapore tutti, persino chi non è appassionato di sport, conoscono la storia di Joseph Schooling: il ragazzino ambizioso che voleva vincere l'oro nel nuoto, che ha dovuto affrontare la nostalgia di casa per allenarsi negli Stati Uniti, che si è aggiudicato varie vittorie nello stile a farfalla (dai Giochi del sud-est asiatico a quelli del Commonwealth) e che infine ha conquistato il primo e unico oro olimpico di Singapore ai Giochi di Rio de Janeiro nel 2016.

Quella di cui non si parla altrettanto spesso è la storia dei suoi genitori, Colin e May. Alcuni potrebbero avere un'idea vaga dell'entusiasmo con cui gli Schooling hanno sostenuto l'ambizione di Joseph.

Tuttavia basta dare un'occhiata al loro incantevole ufficio di Parkway Parade (pieno zeppo di foto, medaglie e premi collezionati da Joseph durante la sua carriera di nuotatore, iniziata nella prima gioventù) per capire l'impegno che hanno profuso per oltre un decennio per mantenere vivo il sogno del figlio.

Dagli occhialini personalizzati alla registrazione dei risultati di Colin, fino ai regolari viaggi di May negli Stati Uniti per fare compagnia a Joseph, i due genitori sorridevano e accettavano i sacrifici come se fosse la cosa più naturale del mondo.

"Quando aveva appena sei anni Jo mi svegliava alle 4:30 del mattino perché lo portassi agli allenamenti di nuoto", ha ricordato Colin. "Un giorno, dopo l'allenamento, gli dissi: 'Tu pensa solo alle tue speranze, al resto ci bado io'".

"È stata una vera avventura. Abbiamo fatto dei sacrifici, ma è stato un bellissimo viaggio", ha affermato la sessantaseienne May prima che Colin intervenisse: "Però non saremmo pronti a rifarlo".

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Gli inizi sono stati snervanti

Agli inizi gli sforzi per sostenere i sogni di Joseph sono stati davvero snervanti. Dopotutto, nessun singaporiano aveva mai vinto l'oro alle Olimpiadi da quando nel 1948 la piccola città-Stato aveva inviato per la prima volta i propri atleti ai Giochi Olimpici di Londra come colonia indipendente dalla Corona britannica.

Ci sono stati due momenti in cui gli abitanti di Singapore hanno sfiorato la conquista dell'oro: nel 1960, quando Tan Howe Liang ha vinto l'argento nel sollevamento pesi per la categoria pesi leggeri, e nel 2008, quando la squadra femminile di tennis da tavolo si è aggiudicata una medaglia d'argento, perdendo in finale contro la Cina.

Pertanto, sebbene entrambi i genitori avessero un solido passato sportivo (Colin era stato un giocatore polivalente che aveva rappresentato Singapore nel softball, e May aveva giocato a tennis per lo stato malese di Perak), non potevano contare su alcun punto di riferimento, nessun esempio recente che permettesse loro di sostenere un vincitore dell'oro alle Olimpiadi.

Fino a dove si sarebbero dovuti spingere? Quanto avrebbero dovuto spendere? Erano queste le domande che ronzavano in testa a Colin e May mentre cercavano consigli nella comunità del nuoto.

"Facevo ricerche sui genitori dei vincitori dell'oro in altri paesi che eccellevano nel nuoto, e quando i migliori allenatori stranieri venivano a Singapore, trovavo il tempo per incontrarli e far loro domande", ha raccontato Colin.

"Ci davano consigli e suggerimenti sulle scuole da frequentare e sugli allenatori da seguire, ma tutto questo implicava trasferirsi a vivere all'estero per allenarsi. Abbiamo capito subito che era un sacrificio che dovevamo fare.

Joseph era determinato, lo è sempre stato fin da piccolo. Di conseguenza, non avevamo molti dubbi sul da farsi."

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Portare il figlio fino agli Stati Uniti

La fermezza del figlio Joseph li confortava: sin dalla giovane età, ogni volta che la famiglia allargata di Colin si riuniva, era affascinato dalle imprese di suo zio Lloyd Valberg, il primo atleta olimpionico di Singapore a partecipare ai Giochi del 1948, classificandosi 14° nel salto in alto.

May ricorda che il figlio aveva una naturale sintonia con l'acqua, e coglieva ogni occasione per nuotare in piscina. Joseph aveva anche sviluppato una grande voglia di vincere e sfidava regolarmente i bambini più grandi.

"Jo odiava perdere e quando accadeva lo lasciavamo in pace. Non l'abbiamo mai rimproverato. Siamo stati noi stessi atleti, quindi sapevamo bene quanto bruciasse la sconfitta", ha dichiarato May.

"Ci eravamo proposti di riprenderlo solo se avesse fatto una scenata dopo aver perso, ma non ricordo che l'abbia mai fatto. Se ne andava tranquillamente, analizzava dove aveva fatto male e operava i dovuti miglioramenti".

E ad ogni gara che il giovane Joseph vinceva, Colin e May erano sempre più convinti che il figlio avrebbe potuto raggiungere il suo obiettivo con l'adeguato allenamento e la giusta formazione.

La famiglia si guardò attorno per individuare le scuole con squadre di nuoto di alto livello in cui si formavano giovani in erba, quindi optò per la Bolles School di Jacksonville in Florida, la cui squadra era guidata dalla medaglia olimpica Sergio Lopez.

Passare dalle comodità di casa ad essere solo in un ambiente sconosciuto è stato difficile per l'adolescente Joseph, anche se sapeva di essere sulla strada giusta per realizzare il suo ambizioso sogno. È stata altrettanto dura per i suoi genitori: non solo hanno dovuto spendere gran parte dei loro risparmi, persino liquidare alcuni dei loro investimenti, ma hanno anche dovuto cambiare stile di vita per occuparsi a distanza del benessere del figlio.

A volte andavano a trovarlo a Jacksonville, a volte facevano chiamate a distanza. May ricorda un giorno in cui Joseph al telefono disse di avere nostalgia di casa, e di sentirsi combattuto tra l'idea di tornare e quella di tener duro e andare avanti.

"Io e Jo abbiamo sempre passato in rassegna con calma i pro e i contro", ha raccontato May. "E alla fine delle nostre analisi, concludevo sempre dicendogli: 'La decisione finale è tua'. Non ho mai insistito perché agisse in un modo o in un altro, così che potesse essere responsabile della propria vita ancora prima di essere adulto."

"Sì, io e mio marito abbiamo dedicato a Joseph molto del nostro tempo e dei nostri sforzi, ma non gli abbiamo mai imposto nulla. Deve essere lui il responsabile delle sue scelte di vita. Jo deve sapere che la possibilità di vincere o perdere è nelle sue mani. Deve essere responsabile di se stesso".

Avere il loro sostegno ha reso tutto un milione di volte più facile: Joseph Schooling

È una responsabilità che alla fine Joseph ha accettato a dovere, iniziando a vincere medaglie a livello regionale e internazionale. Quando nel 2014 le università degli Stati Uniti lo hanno notato e hanno cercato di reclutarlo, ha scelto di unirsi al famoso allenatore Eddie Reese all'Università del Texas a Austin.

La scelta si è rivelata particolarmente fortunata, considerando che Joseph ha fatto passi da gigante sotto la guida di Reese, arrivando così a quel glorioso giorno a Rio in cui ha memorabilmente superato il suo idolo Michael Phelps, vincendo il prezioso oro olimpico nei 100 m a farfalla.

Traguardo raggiunto. E mentre si prepara a difendere l'oro alle Olimpiadi di Tokyo e a passare alla prossima tappa della sua vita, per Joseph è ben chiara una cosa: se non fosse stato per i suoi genitori, non avrebbe quella medaglia olimpica e oggi starebbe facendo qualcosa di molto diverso.

"Essere sul podio ha significato tutto per me, soprattutto poter condividere qualcosa di così grande con loro. E so che significa tutto anche per loro, il che rende la situazione estremamente bella e gioiosa", ha dichiarato dalla sua attuale sede di allenamento in Virginia il venticinquenne a Yahoo Notizie Singapore, in un'intervista via email.

"Per realizzare qualcosa di così importante e così difficile il loro sostegno è stato fondamentale: lo ha reso senza dubbio un milione di volte più facile."

"Mio padre usava il principio dell'amore severo e sapeva che avevo la stoffa per farcela, così ogni volta che mi lamentavo o piagnucolavo mi spronava con più forza. Mia madre era più affettuosa, mi abbracciava e mi diceva che andava tutto bene, che bastava che mi divertissi, cose così."

"Si completano a vicenda nel loro modo di incoraggiarmi e di tenermi in carreggiata lungo il raggiungimento dei miei obiettivi".

Il dolce sapore dopo l'avventura

Ora, dopo la lunga avventura insieme a Joseph, Colin e May possono godersi il dolce sapore del suo straordinario trionfo olimpico. Quali consigli possono offrire agli altri genitori i cui figli sognano la gloria alle Olimpiadi?

Colin ritiene sia necessario condividere con tutto il cuore le ambizioni del bambino. "Se ami i tuoi figli incondizionatamente, devi essere sicuro che amino quel che fanno, per poi immergerti in quella passione insieme a loro", ha detto.

May, tuttavia, ha precisato: "Devono essere però i ragazzi a voler conquistare la gloria olimpica, e non i genitori. Altrimenti i genitori finiranno per spingere a oltranza i figli, fino al punto in cui si arrenderanno."

"Tu devi sostenere tuo figlio; non vivere il tuo sogno attraverso di lui. Devi essere onesto con te stesso."

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