Un'altra famosa azienda in crisi: Foot Locker chiude 110 negozi

Il logo di Foot Locker (AP Photo/Richard Drew)

Dopo la notizia di Trony, che in Italia dovrà chiudere molti punti vendita a causa del fallimento di uno dei soci del gruppo che si occupa del marchio, ci sono altri importanti aziende che devono ridimensionarsi in questo 2018, anno che molti hanno definito di svolta per il mercato.

La catena Foot Locker, celebre per l’abbigliamento sportivo, ha annunciato la chiusura di ben 110 negozi nel corso del 2018. Un numero considerevole che va ad aggiungersi alle 147 chiusure avvenute nel corso del 2017.

L’amministratore delegato di Foot Locker, Richard Johnson, ha spiegato che “Il dissesto che ha recentemente caratterizzato la grande distribuzione non è ancora passato“. Un dissesto che è in parte provocato dal sempre più grande successo dell’e-commerce e in generale del web come piattaforma per acquistare prodotti.

Foot Locker dunque deve affrontare un calo di entrate e per sopravvivere ha deciso di sfoltire i punti vendita. L’azienda ha deciso di scegliere la strada apparentemente più ovvia, eliminando i negozi meno redditizi e rimanendo ancorata ai punti vendita di fascia alta. Il rischio di Foot Locker è di avere le stesse conseguenze vissute da H&M, che nel 2017 ha visto crollare parte del suo impero.

Nel computo totale, Foot Locker ha provato nel 2017 a virare strategicamente, aprendo 94 nuovi negozi in luoghi ritenuti più remunerativi, ma i posti di lavoro andati perduti sono comunque più di quelli assegnati ex novo. In totale Foot Locker ha circa 3300 negozi in tutto il mondo, un business notevole messo però a dura prova da quelli che un tempo erano clienti abituali.

I consumatori cercano esperienze, cercano prodotti alla moda. E tutte queste cose le vogliono subito“, ha detto Johnson. Subito vuol dire Amazon, l’azienda che più beneficia delle vecchie quote di mercato che il mondo online sta ridistribuendo.

Venerdì Foot Locker ha comunicato una perdita netta di 49 milioni di dollari, ovvero 40 centesimi di dollari per ogni azione, nel solo quarto trimestre.