No pasaran da Piazza Maggiore

Giuseppe Alberto Falci

Il boato che giunge da Piazza Maggiore annienta il PalaDozza in versione leghista che a fatica si riempie ma non basta. Non basta a fermare l’onda spontanea di una sinistra che si raduna a piazza Maggiore, undici mila “sardine” che invadono il Crescentone con un messaggio chiaro e netto: “Bologna resta antifascista, Bologna non sarà mai leghista”. E’ una sinistra che dice no al leghismo e fa muro davanti all’Opa di un partito che fino a qualche anno fa da queste parti nemmeno esisteva.

VIDEO - Piazza Maggiore strapiena vista dall’alto 

 

Ed è in quegli attimi che nel fu tempio della sinistra italiana, il PalaDozza appunto, Matteo Salvini, in dolcevita color verde, pantalone beige e le immancabili clarks, si agita avvicinandosi a chi ha organizzato ogni singolo dettaglio della kermesse e domanda con insistenza: “A che punto siamo, possiamo iniziare? Dentro c’è bisogno di gente”. Sì, c’è bisogno di gente perché diverse poltroncine sono vacanti. E allora occorre aspettare, occorre che Alessandro Morelli, deputato in versione anchorman – poi cederà il microfono al giornalista Mediaset Mario Giordano – rassicuri il pubblico non pagante: “Tra poco si comincia. Qui ci sarà la serata dell’amore, altrove quella dell’odio”. Applausi, bandiere leghiste al vento, e di sottofondo solo musica italiana dal “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano a “Zingara” di Iva Zanicchi”, fino a Notti Magiche di Gianna Nannini, colonna sonora dei mondiali degli anni ’90. La cornice è quella di una kermesse repubblicana all’americana, con gli effetti speciali, le luci che si alzano e si abbassano, la musica dicevamo, rigorosamente italiana, e poi una pedana al centro che è una sorta di ring per i protagonisti che si alterneranno fino a lasciare la scena a lui, il Capitano leghista. Fuori, c’è un banchetto riservato ai tesseramenti: servono 10 euro per iscriversi a via Bellerio.

Eppure prima di cominciare è necessario...

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