Uniti contro Boris alla Bbc, ma con strategie diverse per il Remain

Gregorio Sorgi
Boris Johnson e Jeremy Corbyn 

I leader dei principali partiti britannici si sono uniti contro Boris Johnson nel primo dibattito televisivo sulla Bbc. L’obiettivo comune delle opposizioni è quello di negare ai conservatori la maggioranza in Parlamento, che sancirebbe l’uscita dall’Unione europea il 31 gennaio. Jeremy Corbyn, Jo Swinson e Nicola Sturgeon - rispettivamente leader del Labour, Lib Dems e Scottish National Party - sono tutti a favore del Remain pur avendo posizioni leggermente diverse, e nel confronto televisivo non hanno escluso di unirsi in un governo di scopo dopo il voto del 12 dicembre. “La priorità è evitare che Boris che abbia una maggioranza”, ha detto Jo Swinson rispondendo alle domande del pubblico nello studio di Sheffield. Nel suo intervento Johnson divide il campo tra i conservatori che hanno “l’accordo sulla Brexit pronto nel forno” e le opposizioni che “cercano di invertire il risultato del 2016”. Il premier impiega appena tre minuti per ripetere il suo slogan elettorale: “Get Brexit done”. Johnson è certo di avere la maggioranza relativa dei seggi nel nuovo Parlamento ma la difficoltà sarà conquistare almeno 326 deputati per fare approvare il suo accordo. 

La sfida è tra Boris e gli scontenti della Brexit, ognuno dei quali ha una strategia diversa per affrontare la questione. L’uscita dall’Ue è il tallone d’Achille del Labour che ha scelto una strategia ambigua che rischia di non fare felice nessuno. “Negozieremo un nuovo accordo con l’Ue”, ha ribadito Corbyn ma “avremo una posizione neutrale in un secondo referendum”. Anche l’SNP sostiene un nuovo voto sulla Brexit e usa la stessa retorica del Labour su molte questioni facendo presagire una possibile alleanza dopo le elezioni. “Vogliamo farla finita con l’austerity”, annuncia la leader Nicola Sturgeon che poi riprende un tema molto caro a Corbyn: “Vogliamo evitare che l’NHS venga svenduto a Donald Trump in un’eventuale negoziato”. L’unica vera...

Continua a leggere su HuffPost