Università, Censis: Pavia eccellenza italiana. Segue Perugia

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Roma, 11 lug. (askanews) - È l'Università di Pavia quest'anno a detenere la posizione di vertice tra i grandi atenei statali (da 20.000 a 40.000 iscritti), con 91,0 punti. Segue l'Università di Perugia, che dopo un lungo periodo di primato retrocede in seconda posizione (90,8). Scalano la classifica di una posizione l'Università della Calabria e l'Università di Venezia Ca' Foscari, che passano rispettivamente in terza e quarta posizione con un punteggio di 90,3 e 88,7. Salgono di due posti l'Università di Milano Bicocca (+13 punti nell'indicatore dei servizi per gli studenti) e l'Università di Cagliari (+10 punti nell'indicatore relativo a comunicazione e servizi digitali), rispettivamente in quinta e sesta posizione con i punteggi complessivi di 88,5 e 87,8. Questa la classifica delle eccellenze in campo universitario reda nota oggi dal Censis.

Segue in settima posizione l'Università di Parma (86,8), a cui si accoda l'Università di Genova (85,7). Stabile in decima posizione l'Università di Roma Tor Vergata (85,0), seguita in undicesima posizione dall'Università di Salerno (84,8), che perde rispetto alla scorsa annualità 9 posizioni a causa del decremento dell'indicatore relativo a borse e altri servizi in favore degli studenti gli studenti (-28 punti). Guadagna una posizione l'Università di Chieti e Pescara (80,3). Chiudono la classifica l'Università di Roma Tre (78,8), l'Università di Catania (78,3) e quella di Messina (75,8).

Il nuovo ranking annuale degli atenei statali e non statali è stato effettuato in base a strutture disponibili, servizi erogati, borse di studio, livello di internazionalizzazione, comunicazione e occupabilità.

Lo studio rileva come risultano in diminuizione le immatricolazioni: -2,8%. "Il paventato crollo delle immatricolazioni per effetto della crisi pandemica, evitato l'anno precedente grazie alle misure emergenziali messe in atto per contrastarlo, si è verificato nell'anno accademico 2021-2022, - afferma il Censis - quando i nuovi iscritti si sono ridotti del 2,8%. Una variazione che equivale a 9.400 studenti in meno, la cui decisione di non iscriversi è il risultato di criticità congiunturali e di iniquità strutturali, che condizionano l'accesso alla formazione universitaria". Roma, 11 lug. (askanews) - Per quanto riguarda gli studenti, risultano in maggioranza i maschi (-3,2%) delle femmine (-2,6%) a decidere di non proseguire gli studi. E sono gli atenei del Sud a registrare la variazione negativa più marcata: -5,1%, equivalente a oltre 4.900 immatricolati in meno. Seguono gli atenei delle regioni del Centro (-2,9%) e del Nord-Ovest (-2,3%). Quelli del Nord-Est (-0,1%) sono gli unici a registrare una stabilità nelle nuove iscrizioni rispetto all'anno precedente. I corsi afferenti alle discipline Stem (Science, technology, engineering and mathematics) sono quelli in cui si è registrata la minore riduzione di nuovi iscritti (-0,9%). Otto rettori su dieci sostengono che la crisi economica è la causa principale del calo delle immatricolazioni.

Per quanto riguarda, invece, i mega atenei statali (quelli con oltre 40.000 iscritti) la prima posizione è occupata anche quest'anno dall'Università di Bologna, con un punteggio complessivo di 89,8. Seguono l'Università di Padova e La Sapienza di Roma, rispettivamente con 88,0 e 86,5 punti. Sale in quarta posizione l'Università di Pisa (85,2), che scalza l'Università di Firenze (84,3). Avanza di due posizioni l'Università Statale di Milano (82,7), che passa dall'ottava alla sesta posizione. L'Università di Palermo si conferma settima, ex aequo con l'Università di Torino (80,8). Chiudono la classifica l'Università di Bari (80,2) e la Federico II di Napoli (72,3).

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