Uno dei punti “etici” della visione politica e di governo di Giorgia Meloni torna a far parlare di sé

Luca De Carlo con Giorgia Meloni
Luca De Carlo con Giorgia Meloni

La destra italiana non ha mai abbandonato del tutto il tema dei “cimiteri dei feti”, specie se dovesse vincere esso potrebbe tornare in agenda, anche se non si tratta di un tema di grande rispondenza mediatica per ovvi motivi. Ma di cosa parliamo? Una mini inchiesta di Fanpage ha rimesso a fuoco il tema che di fatto è uno dei punti “etici” della visione politica e di governo di Giorgia Meloni torna a far parlare di sé. Il progetto sarebbe quello di “estendere a livello nazionale la pratica dei cimiteri dei feti”, cioè dei luoghi in Italia dove ciò che resta di un  aborto viene inumato.

La destra italiana e i “cimiteri dei feti”

A seconda che quel “ciò” sia già persona o “prodotto” la legge italiana ha delle regole disciplinate dal  regolamento di polizia mortuaria del 1990. Quali? I feti tra le 20 e le 28 e al di sopra delle 28 settimane di età intrauterina sono considerati “nati morti”, quindi vanno sepolti a cura delle Asl o dei genitori.

Termodistruzione o inumazione a prescindere?

Sotto le 20 settimane vengono gestiti dall’ospedale attraverso una procedura chiamata “termodistruzione”. Un esponente di Fratelli d’Italia, Luca De Carlo, aveva rimesso a fuoco la questione per cui i cimiteri dei feti dovrebbero essere tali per tutti, secondo un mood velatamente anti abortista che è appannaggio non plebiscitario. Fa fede il “laboratorio Marche”, una sorta di schema di governo Meloni che ha in agenda i diritti riproduttivi in Italia: limitato accesso all’aborto, contrasto al gender e cimiteri dei feti.