Uno studente universitario si è ucciso perché temeva di perdere la borsa di studio

Mimmo Frassineti / Agf

AGI -  Uno studente  di 30 anni della facoltà di Medicina in inglese si è ucciso nel collegio dell'Università di Pavia. È successo mercoledì ma se ne è avuta notizia solo venerdì dopo che il quotidiano ‘La Provincia Pavese' ha pubblicato alcuni passaggi di una lettera che aveva inviato al giornale e al Rettore.

Alla lettera ha allegato anche degli studi sulla depressione e sui tempi per conseguire una laurea. Nella missiva al Rettore il giovane uomo, iscritto al terzo anno, manifesta la sua preoccupazione di perdere il diritto alla borsa di studio e quindi la possibilità di conservare un posto nell'alloggio dell'ateneo dopo che sono state introdotte alcune modifiche al regolamento in senso restrittivo. E cita l'articolo 34 della Costituzione sull'impegno della Repubblica a “rendere effettivo” il diritto all'istruzione “con borse di studio”.

Spiega anche di avere ricevuto rassicurazioni sul fatto che per quest'anno avrebbe conservato un posto in collegio.

"Grande dolore e tristezza"

Contattato dall'AGI, il rettore dello storico ateneo, Francesco Svelto afferma che “di fronte a una tragedia come questa, prevale anzitutto un sentimento di grande dolore e tristezza”. “Abbiamo istituito uno sportello psicologico due anni fa – prosegue –proprio per essere vicini a ragazze e ragazzi più fragili. I casi più delicati vengono seguiti da una équipe specializzata”. E parla proprio della particolare delicatezza del giovane e del meccanismo delle borse di studio: “Per questo nostro studente, l'Ente per il diritto allo studio ha poi avuto una cura speciale di ordine sia clinico che relazionale, oltre che un supporto operativo continuo. Era stato poi attivato un momento di confronto tra gli studenti e il consiglio didattico del corso di laurea proprio sulle criticità che erano evidenziate”.  

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