Untore Hiv condannato a 16 anni

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di Paola Benedetta Manca “Se il ministro Matteo Salvini ci costringe a farlo, come avvocati di strada faremo ricorso in tutte e 54 sedi delle città italiane dove siamo presenti, perché venga data la residenza ai richiedenti asilo. I responsabili di tutte le sedi di 'Avvocato di strada' sono già stati allertati: accompagneranno i richiedenti asilo all'anagrafe per chiedere la residenza, se i sindaci li iscriveranno, benissimo, non ci sarà bisogno di instaurare un contenzioso di massa, ma se non li iscriveranno, disapplicando la legge, saremmo costretti a ricorrere all'autorità giudiziaria, per ottenere sentenze analoghe a quella di Bologna”. Antonio Mumolo, presidente di 'Avvocato di strada onlus', l'associazione di volontari che, da quasi 15 anni, assicura la tutela gratuita legale alle persone senza dimora, replica, attraverso l'Adnkronos, alle dichiarazioni del ministro dell'Interno che ha definito “vergognosa” la sentenza di ieri del tribunale di Bologna che ordina al Comune di iscrivere all'anagrafe due richiedenti asilo che hanno fatto ricorso contro il rifiuto a concedere loro la residenza, in virtù del decreto Salvini. Mumolo, come avvocato dell'associazione 'Avvocato di strada', ha difeso uno dei due richiedenti asilo (una migrante) per i quali il tribunale di Bologna ha disposto la concessione della residenza. Salvini ha annunciato: “Ovviamente faremo ricorso contro questa sentenza, intanto invito tutti i sindaci a rispettare, come ovvio, la legge”. “Innanzitutto – replica Mumolo - vedo un po' difficile che Salvini possa fare ricorso contro questa sentenza, forse dovrebbe farsi consigliare meglio dai suoi consulenti giuridici, perché la sentenza, per natura, fa stato nei confronti delle parti del processo che sono la nostra richiedente asilo e il Comune di Bologna. Quindi, lui non può fare ricorso avverso la sentenza. Potrebbe solo il Comune, ma non vuole”. Il sindaco Virginio Merola, infatti, ha salutato la sentenza "con soddisfazione".  “Sono d'accordo, però – dice Mumolo -, che i sindaci debbano rispettare la legge”. “Il decreto Salvini – spiega l'avvocato - i primi cittadini devono applicarla così com'è stata interpretata ormai da ben 3 sentenze di tribunali (2 a Bologna e una a Firenze). Dev'essere interpretata nel senso che i richiedenti asilo possono ottenere la residenza e che i sindaci sono obbligati a concederla”.  "La Legge dello Stato - spiega - è stata interpretata in modo esatto da queste sentenze e Salvini, forse, non ha ben studiato il suo stesso decreto”. “Infatti – sottolinea - la norma non stabilisce che i richiedenti asilo non possano ottenere la residenza, non è scritto da nessuna parte, è scritto semplicemente che viene abrogata una procedura semplificata per poter richiedere la residenza”. ”Prima, infatti – spiega Mumolo -, c'era una norma che stabiliva che, quando un richiedente asilo entrava nello Spraar (Servizio centrale del sistema di protezione di richiedenti asilo), il responsabile della struttura chiamava l'anagrafe e otteneva l'iscrizione e la residenza per lui”.  Ma – e qui sta il nodo della questione che potrebbe portare altri tribunali a seguire l'esempio di Bologna - “la Legge Salvini - specifica Mumolo - non vieta la residenza per le persone richiedenti asilo: non è così, non c'è questo divieto, c'è solo l'abrogazione di una procedura semplificata, perciò si applica la legge ordinaria che dice che: se un soggetto va all'anagrafe in modo autonomo e chiede l'iscrizione, senza il tramite di nessuna struttura, deve ottenerla se ha i requisiti, che sono: presenza sul territorio, richiesta della residenza (valida per tutti i cittadini italiani e stranieri con permesso di soggiorno) e, per i cittadini stranieri, una permanenza di 4 mesi sul territorio. Tutti requisiti che chi chiede la residenza ha”. “Perciò la tesi che per modificare la Legge Salvini serva un pronunciamento della Corte Costituzionale – conclude Mumolo - è completamente errata perché il provvedimento di Salvini già, di fatto, non vieta la richiesta di iscrizione all'anagrafe dei richiedenti asilo”.

E' stato condannato a 16 e otto mesi Claudio Pinti, l'autotrasportatore di Montecarotto, considerato 'untore' del virus dell'Hiv. Nel processo, che si è svolto con il giudizio abbreviato, Pinti era accusato di omicidio volontario per aver contagiato l'ex compagna deceduta e lesioni gravissime nei confronti dell'ex fidanzata. Il pm aveva chiesto 18 anni.  

Pinti è stato condannato anche a pagare una provvisionale in favore delle parti civili: 50mila euro per l'ex fidanzata che lo denunciò, 10mila euro ciascuno per il figlio e i genitori di lei; 100mila euro ciascuno per la figlia minore dell'ex compagna deceduta e per i genitori di lei, più 25mila euro per la sorella sempre della ex. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.  

"Ci aspettavamo una condanna così pesante, comunque attendiamo di leggere le motivazioni e sicuramente faremo appello", ha detto all'Adnkronos l'avvocato di Pinti, Maria Alessandra Tatò.