Uomo single adotta bimba down rifiutata da 7 famiglie

Lei è Alba, una bimba nata 18 mesi fa e che soffre della sindrome di down. Siamo a Napoli e la madre decide di abbandonare la neonata in ospedale. (Credits – Facebook)

Una storia iniziata un anno fa, che ora è diventata una favola a lieto fine. Lei è Alba, una bimba nata 18 mesi fa e che soffre della sindrome di down. Siamo a Napoli e la madre decide di abbandonare la neonata in ospedale. Subito scatta la ricerca di una famiglia adottiva, ma le sette coppie contattate rinunciano di fronte all’idea di avere una bambina con sindrome di down.

Alba è, dunque, sola. Rifiutata dalla madre, rifiutata dai potenziali genitori. Chi, invece, si innamora subito della neonata è Luca Trapanese, un uomo single e omosessuale. Il problema è che in Italia l’adozione ai single è consentita solo in rari casi, nelle maglie della legge 184 del 1983 che regola le adozioni speciali. E c’è anche il tabù dei genitori gay. Eppure, senza alternative, i giudici decidono di dare Alba in affido a Luca.

E al compimento del primo anno di vita di Alba Luca Trapanese ha concluso l’iter per l’adozione ed è ufficialmente il papà della bambina. Una storia che ai tempi creò scandalo, visto i rifiuti delle altre famiglie, e che ora è diventata un libro, scritto proprio dal neopapà. “Non avevo nessuna paura di adottare un bambino disabile. Era un’idea maturata in passato, con il mio compagno Eduardo, dal quale poi però mi sono separato. In realtà prima pensavamo di ricorrere a una madre surrogata, poi capimmo di poter dare un’opportunità a un bambino difficile da collocare. Da quando avevo 14 anni faccio volontariato e lavoro con disabili e quindi ritenevo di avere gli strumenti adatti per farlo. Dopo la separazione con il mio compagno, è stata l’opzione che per me ha prevalso. Così ho fatto richiesta nel registro speciale che consente ai single di adottare in condizioni particolari” racconta Luca al Corriere del Mezzogiorno.

E il neopapà ammette che, lui, si è trovato in una posizione di vantaggio rispetto agli altri genitori di figli con handicap. “Le mamme mi cercano, mi dicono che sono fortunato perché non ho avuto quei momenti iniziali di difficoltà ad accettare la disabilità. Quando arriva un figlio hai tante aspettative, vuoi che sia migliore di te, che faccia cose grandiose… il disabile distrugge queste aspettative, è il simbolo di un fallimento genetico. Poi quasi sempre diventa un figlio amatissimo. Io non ho vissuto questo drammatico inizio, ero già preparato” conclude Luca.

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