Urso: “No a commissioni inchiesta su Lega e Russia. C’è già Copasir”

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Roma, 30 ago. (askanews) - "Sarebbe meglio che questi argomenti non fossero trattati come clave in campagna elettorale. Di Maio è un ministro del Cisr, del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, che fa in qualche modo da contraltare proprio al Copasir su questi dossier. E proprio su questi temi il Cisr, dagli accordi con Pechino sul progetto della Via della Seta sino ai rischi di infiltrazione con il 5G, si è riunito ed espresso più volte, anche con la partecipazione del ministro Di Maio", dice Adolfo Urso, presidente del Copasir ed esponente di Fratelli d'Italia sulla proposta del ministro Di Maio di una commissione di inchiesta sui rapporti Lega-Russia.

"Credo che sia giusto e doveroso in campagna elettorale evitare di delegittimare o screditare gli avversari in questo modo, si fa il gioco delle autocrazie e delle dittature, che hanno proprio come obiettivo quello di confondere i cittadini delle democrazie e mettere una contro l'altra le forze politiche, per minare il sistema dalle fondamenta", dice Urso in un'intervista al Corriere della Sera.

Su possibili fattispecie relative a reati, Urso aggiunge, che "se alcune cose riguardano la magistratura non posso entrarci" ma "se riguardano la politica allora parliamo del sottosegretario Di Stefano e dei suoi rapporti con la Cina, o con il Venezuela o con il Cile. Ognuno è libero di criticare o di condividere, ma non è utile né giusto utilizzare certi temi in campagna elettorale".

"Certo che si deve lavorare e fare chiarezza, ma facciamolo con ordine, la magistratura faccia il suo lavoro, eventualmente lo faccia il Parlamento con i suoi poteri, e in quel caso si deve fare a 360 gradi. Ma qualcuno fece anche visita ai gilet gialli...", attacca parlando di un'uscita infelice di Di Maio qualche anno fa. "Dico solo che ci sono tante ingerenze e dobbiamo evitare denigrazione e delegittimazione reciproca, non dobbiamo pensare alle convenienze elettorali, dobbiamo solo pensare alla nostra affidabilità. Quando si va all'estero si parla bene del proprio Paese, si evidenziano gli aspetti positivi, soprattutto se si rappresentano le istituzioni: su questo si giudica l'affidabilità di uno Stato, chiunque vinca deve farsi carico anche di questo".