Usa 2020, boom del voto via posta e anticipato fa paura a Trump

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Usa 2020, boom del voto via posta e anticipato fa paura a Trump
Usa 2020, boom del voto via posta e anticipato fa paura a Trump

Milano, 27 ott. (askanews) – Il voto via posta e anticipato fa paura a Donald Trump? E quanto influirà sulle elezioni Usa? Il presidente per l’ennesima volta ha pubblicamente attaccato la modalità: “Grossi problemi e discrepanze con il voto via posta in tutti gli Stati Uniti. Bisogna avere il risultato finale il 3 novembre”. Una dichiarazione falsa tanto da essere censurata da Twitter perché “controversa e potrebbe essere fuorviante in merito alla modalità di partecipazione alle elezioni”.

Ma finora gli attacchi di Trump non sembrano aver funzionato, anzi. Complice la paura di assembramenti in piena pandemia, sono ben 64 milioni le persone che hanno già deciso di votare, via posta o di persona negli Stati in cui è permesso il voto anticipato.

Manca ancora una settimana al 3 novembre e ha già votato più gente con questa modalità che in tutte le presidenziali 2016, con un tasso del voto per posta che alla fine potrebbe aggirarsi tra il 50 e il 70 per cento; 4 anni fa fu il 23%.

Una valanga di voti per un’elezione che secondo Cnn potrebbe essere quella con la maggior affluenza dal 1971, quando furono ammessi a votare i 18enni.

E non è solo la paura del contagio, non si spiegherebbero le lunghe code, di ore, in molte città. Dicono gli esperti come Larry Sabato, (dell’ University of Virginia’s Center for Politics), citato dal Guardian che quest’anno “Le persone sono determinate ad esprimere il loro voto e sappiamo tutti perché: Donald Trump.” Qualcuno per il culto del leader, dice “ma molti di più perché vogliono far finire un incubo”.

Ci saranno conseguenze anche sulle tempistiche del risultato, fondamentale in una elezione in cui Donald Trump ha già fatto capire che lotterà con le unghie fino all’ultimo voto prima di ammettere l’eventuale sconfitta contro Joe Biden: in alcuni Stati si possono cominciare ad aprire le buste e fare le verifiche sull’elettore. In altri no: si farà il 3 novembre insieme con tutte le altre, milioni di voti da processare in contemporanea. Potrebbero volerci giorni, se non settimane, per sapere chi è il nuovo presidente americano.

E in caso di contestazioni, con l’elezione di Amy Barrett proprio ieri, adesso Trump ha una Corte Suprema sbilanciata a destra: sei conservatori su nove giudici.