Usa, Camera approva accusa oltraggio per Bannon, sì da 9 repubblicani

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La Camera dei rappresentanti ha approvato la richiesta di incriminazione per oltraggio al Congresso per Steve Bannon, l'ex stratega di Donald Trump che sfida il mandato di comparizione della commissione che indaga sui fatti del 6 gennaio. La misura è passata con 229 e 202 no, con il sostegno anche di 9 repubblicani, guidati da Liz Cheney, che è la vice presidente della commissione che ha votato all'unanimità per la richiesta di incriminazione del guru dell'estrema destra americana.

Ora la questione passa al dipartimento di Giustizia che dovrà decidere se e come intervenire: l'oltraggio al Congresso può portare ad una condanna fino ad un anno di prigione ed una multa di 100mila dollari. L'attorney general, Merrick Garland, non si è voluto sbilanciare riguardo alla decisione che verrà presa dai suoi procuratori, affermando che faranno quello "che fanno sempre, applicare la legge e valutare i fatti".

Nel rifiutarsi di testimoniare, Bannon - che il giorno precedente all'assalto al Congresso nel suo podcast aveva dato indicazioni precise sulla volontà di azioni clamorose - si appella al privilegio esecutivo, invocato da Trump in qualità di ex presidente per rifiutarsi di consegnare alla commissione i documenti della sua amministrazione. Ma gli esperti sostengono che l'immunità dell'ex presidente si può allargare a contatti solo con i suoi più stretti collaboratori non ad un privato cittadino come Bannon, che è stato licenziato dalla Casa Bianca nel 2017.

Sette dei nove repubblicani che hanno votato per l'incriminazione di Bannon fanno parte della 'fronda' che a gennaio ha votato per l'impeachment di Trump per l'assalto al Congresso, diventando così i nemici numero uno dell'ex presidente che sta investendo fondi a sostegno di loro avversari nelle prossime primarie.

"Le dichiarazioni pubbliche di Bannon mostrano in modo chiaro che lui sapeva quello che sarebbe successo e quindi doveva essere al corrente, o essere coinvolto nella pianificazione dell'assalto", ha detto prima del voto in aula Cheney, che all'inizio dell'anno è stata espulsa dalla leadership del partito repubblicano per le sue posizioni anti Trump.

Architetto della vittoria elettorale del 2016, soprattutto grazie all'attivismo del sito di estrema destra Breibart che dirigeva, Bannon ha poi avuto una breve stagione come stratega alla Casa Bianca, da dove è stato licenziato nell'agosto del 2017. Lo scorso anno è stato arrestato ed incriminato dai federali per aver frodato i sostenitori di una campagna per raccogliere fondi privati per la costruzione del Muro sul confine con il Messico. Bannon è stato uno dei tanti ex collaboratori con guai giudiziari che Trump ha graziato prima di lasciare la Casa Bianca.

Gli inquirenti della commissione del 6 gennaio lo considerano un testimone chiave perché ha avuto diversi colloqui con Trump nelle settimane precedenti al rally del presidente, al termine del quale i suoi sostenitori hanno dato l'assalto al Congresso. E il 5 gennaio partecipò ad una riunione con diversi alleati di Trump in un albergo della capitale, il Willard hotel. E quel giorno nel suo podcast annunciò: "domani si scatenerà l'inferno".

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