USA-Cina, Michele Geraci: “Con Biden lo scontro sarà meno isterico, ma più difficile da risolvere”

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Michele Geraci
Michele Geraci

L’ex sottosegretario allo Sviluppo Economico durante il governo Conte I, Michele Geraci, è tornato in Asia, dove ha ripreso la sua carriera accademica come professore di Economic Policy alla University of Nottigham Ningbo China (UNNC) e come professore aggiunto di Finance alla New York University Shanghai. In un’intervista a Notizie.it, il professor Geraci commenta le recenti novità nel mondo economico asiatico, come la sospensione dell’IPO di Ant e il nuovo RCEP, analizza le differenze tra Italia e Cina nell’utilizzo dei pagamenti elettronici e ipotizza le conseguenze dell’elezione di Joe Biden sulla “guerra commerciale” tra Usa e Cina.

Intervista al professor Michele Geraci

In due giorni, le società tech cinesi, hanno perso 290 miliardi di dollari. Perché?

La sospensione dell’IPO di Ant ha fatto rivedere le valutazione del settore fintech. In Cina, quasi tutte le società tech sono anche fin, quindi la ripercussione è stata su tutto il gruppo. La sospensione di Ant potrebbe essere collegata a nuove ristrettezze su uso della leva finanziaria, che, diminuendo, poterebbe a minori profitti, e quindi minor valore per le aziende coinvolte.

Il Governo cinese ha operato una stretta in un Paese che conta otto dei principali unicorni fintech del mondo (Alibaba, Tencent, JD e Baidu). Come si tradurrà questo negli altri Paesi?

Anche Trump ha messo nel mirino le grandi società internet americane, anche se per motivi diversi: in Cina, l’intervento del governo è stato per evitare rischi sistemici e non consentire alle società tech cinesi di fare le banche mobilizzando anche depositi clienti senza avere le licenze, quindi a salvaguardia anche dei risparmiatori. In America, lo scontro è più ideologico contro posizioni dominanti di monopolio e di possibile danno ai consumatori che non potendo scegliere sono price-takers. Due motivi diversi quindi che non dovrebbero essere usati l’uno dall’altro paese.

Cosa può insegnare la regolamentazione cinese del settore a un Paese come l’Italia, in cui il fintech sta conquistando sempre di più la fiducia dei consumatori?

Noi siamo molto indietro rispetto alla Cina. Qua non si usa più cash e saranno anni che non metto piede in una filiale bancaria. Tutti, dico tutti, gli acquisti si fanno attraverso WeChat o Alypay, attraverso scansione del codice QR e individui possono liberamente trasferire fondi ad amici con accredito immediato in cash, con commissione irrisoria, così come è irrisoria anche la commissione che pagano gli esercenti. Da noi, questo sistema temo creerebbe grossi problemi alla profittabilità delle nostre banche ben abituate a commissioni importanti, motivo per cui molti esercenti non sono favorevoli all’abbandono del cash. Per capire quanto noi siamo indietro ricardiamoci che da noi si discute tra cash e carta. Qua in Cina non esistono più le carte. Io non ce lìho. Noi dovremmo quindi superare problemi di stabilità delle banche e anche culturali.

Con il nuovo RCEP si rafforza l’area commerciale del sud-est asiatico. In che modo ne può giovare l’Italia?

Gli accordi commerciali consentono alle economie che partecipano di trarre dei vantaggi in media, anche se portano svantaggi a parte della popolazione. Per questo motivo io sono scettico quando l’Italia e l’UE firmano tali accordi, perchè il possibile aumento del Pil (teorico) non compensa le disuguaglianze che il commercio crea. Ciò posto, se l’accordo lo fanno gli altri noi possiamo solo cogliere selettivamente le occasioni nei settori che cresceranno di più, senza, cinicamente, preoccuparci troppo, di quei settori che restano indietro. Una free option, per un mercato che è il 30% del Pil mondiale, dove esportiamo 43 miliardi contro i 59 della Francia, i 62 della Gran Bretagna e, naturalmente, i quasi 200 della Germania. Gli altri fanno, come sempre, molto più affari di noi in Asia, e questa è l’occasione per occuparsi di più di quei mercati difficili.

Dopo il caso ByteDance / Tik Tik, è evidente l’intenzione degli Usa (Trump) di colpire le aziende tech cinesi. Come evolverà questa “guerra commerciale” con l’amministrazione Biden? In Cina sono ottimisti?

Biden è più ideologico di Trump. Trump si focalizzava sul deficit commerciale e si sarebbe accontentado se la Cina avesse acquistato più prodotti USA. Biden non crede che il deficit sia un problema (e ha in parte ragione), ma non accetterà che un paese comunista, con sistema politico diverso e sempre guardato con disprezzo dall’Occidente possa fare meglio di noi. Ma questa è la cruda realtà e lo scontro USA-Cina sarà quindi da un lato meno isterico, meno social e slogan, ma dall’altro più difficile da risolvere. Un vantaggio di Biden per noi tutti sara che l’America ritornerà sul tavolo delle organizzazioni multilaterali e sarà li dove si discuterà, anche con la Cina, come risolvere le dispute commerciali ed eventuali punti di geopolitica, piutttosto che, come faceva Trump, bussando in bilaterale alla porta di tutti i paesi per fare fronte comune, con rischi anche di brutte figure come in Vaticano di recente.