Usa e Cina torneranno a sedere al tavolo del negoziato

Alessandro Galiani

I colloqui sul commercio tra Cina e Stati Uniti dovrebbero riprendere tra meno di due settimane, dal 10 all'11 ottobre a Washington. Lo assicurano alla Cnbc fonti vicine al negoziato, mentre la Casa Bianca e il Tesoro Usa non hanno confermato le date limitandosi a far sapere che il tavolo di confronto dovrebbe ripartire a ottobre.

La data sulla ripresa dei negoziati è importante perché il 15 ottobre, a meno di ripensamenti, dovrebbe scattare l'aumento al 30% delle tariffe Usa su 250 miliardi di dollari di beni esportati dalla Cina negli Usa, cioé inizierebbe un'escalation della guerra commerciale difficilmente controllabile.

La pacificazione, dunque, è ancora possibile ma è appesa a un filo. Secondo la Cnbc a guidare la delegazione cinese che dovrebbe recarsi a Washington sarà il vicepremier, Liu. Non uno qualsiasi, dunque, ma colui che questa primavera, sfoggiando il titolo di "inviato speciale" del presidente Xi Jinping, si era recato a Washington con il potere di negoziare l'acquisto della soia Usa direttamente con il presidente Donald Trump.

Successivamente Liu è stato privato di quel titolo, dopo che i sostenitori della linea dura del Partito Comunista si sono opposti ad alcune delle concessioni che lui aveva concordato. A quel punto i negoziati sono entrati in una fase di stallo, in parte ma solo in parte sbloccata durante l'ultima visita a Washington della delegazione cinese, che ha registrato un graduale disgelo delle tensioni tra le due superpotenze.

Si tratta di uno spiraglio che un'eventuale trattativa condotta da Liu a ottobre potrebbe allargare, anche se una vera intesa appare lontana, visto che per Washington un accordo radicale, che Pechino considera irricevibile in attesa delle presidenziali Usa del 2020, prevede una drastica riduzione del deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina, il furto della proprietà intellettuale e il trasferimento forzato di tecnologia.

Tuttavia la possibilità di evitare a ottobre un'escalation del conflitto sarebbe già un buon risultato, anche se niente è scontato, visto che Donald Trump alterna il bastone e la carota e mercoledì scorso, durante un incontro multilaterale con i leader mondiali sul Venezuela presso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, l'inquilino della Casa Bianca ha detto ai giornalisti che i leader cinesi "vogliono fare un pessimo accordo. E potrebbe succedere... Potrebbe succedere prima di quanto si pensi".

Un portavoce del ministero del Commercio cinese ha dichiarato "non ci sarebbero vincitori" da una guerra commerciale tra Cina e Usa e poi, a dimostrazione che le sue non erano solo dichiarazioni di principio, ha fatto sapere le aziende cinesi hanno già acquistato una quantità "considerevole" di soia e di prodotti di maiale degli Stati Uniti. L'annuncio ha segnato un netto cambiamento nelle relazioni tra i due Paesi rispetto a un mese prima, quando Pechino aveva dichiarato di aver sospeso tutti gli acquisti di prodotti agricoli statunitensi.

Insomma, la possibilità di fermare l'escalation prima che sia troppo tardi c'è. L'importante è che Washington e Pechino fermino i 'falchi' che da entrambe le parti soffiano sul fuoco e facciano dialogare in tempi ragionevoli, le 'colombe dei rispettivi schieramenti.