Usa, elezioni di midterm: al via gli exit poll

Midterm election 2022 in United States of America
Usa, elezioni di midterm: cosa sono e perché sono importanti

Usa al voto per le elezioni di midterm, con cui ogni 4 anni si rinnova l'intera Camera dei Rappresentanti (435 deputati) e un terzo del Senato (35 senatori su 100). Si eleggono anche i governatori di 36 Stati su 50. Alle 19 orario East Coast (l'1 di notte in Italia) si sono chiusi i seggi in sei Stati, preceduti da Indiana e Kentucky. Ecco le prime proiezioni.

VIDEO - USA, si vota per le elezioni di midterm. I repubblicani tentano la spallata a Biden

La Speaker della Camera Nancy Pelosi, in un'intervista a Pbs poco prima della chiusura delle urne, ha dichiarato: "Qualsiasi sarà il risultato i democratici rispetteranno il voto". Dai primi exit poll, la situazione appare ancora non del tutto definita. Alle chiusura dei seggi in Georgia, uno degli Stati chiave di queste elezioni, è ancora testa a testa tra i due candidati al Senato: il repubblicano trumpiano Herschel Walker e il democratico Raphael Warnock. Ancora troppo incerto anche il risultato della corsa a governatore, che vede aperta la sfida tra la democratica Stacey Abrams e il repubblicano Brain Kemp.

Lo scenario è già chiaro in Indiana e South Carolina, dove il repubblicano Tim Scott ha conquistato la rielezione al Senato, battendo la democratica Krystle Matthews. Secondo la proiezione di Edison Research Projects, inoltre, il senatore repubblicano uscente Todd Young ha sconfitto il dem Tom McDermott nelle elezioni di midterm in Indiana, mantenendo il seggio. Anche il senatore repubblicano "libertario" Rand Paul ha ottenuto la rielezione in Kentucky. E' la proiezione dei media Usa. Paul è al terzo mandato. In Vermont, invece, va meglio ai dem: ad aver vinto le elezioni di midterm è il democratico Peter Welch.

Camera, Senato e governatori: cosa sono le elezioni di midterm

Martedì 8 novembre i cittadini statunitensi sono stati chiamati a votare per le legislative di metà mandato. Si decide il controllo di 435 seggi della Camera, di 35 seggi sui 100 del Senato (il mandato è di sei anni) e di 36 governatori. Non solo: da definire anche 27 poltrone di segretari di stato e migliaia di parlamentari statali e funzionari locali. In 5 Stati, inoltre, viene chiesto agli elettori di esprimersi sul diritto all’aborto.

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I seggi aprono a orari differenti a seconda dello Stato. A iniziare il Vermont, dove si vota dalle 5 di mattina (le 11 di mattina italiane). Gli ultimi a poter votare sono i cittadini dei vari Stati dell’Ovest, tra cui la California, dove si vota dalle 7 ora locale (le 16 italiane). Alle 19 (ora italiana) erano oltre 45 milioni, in 47 Stati, gli elettori americani che si sono avvalsi della possibilità dell'"early voting" o degli altri meccanismi di voto anticipato. Il dato è superiore a quello registrato nel 2018, a conferma dell'importanza che rivestono queste elezioni di midterm per il futuro politico degli Stati Uniti.

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Secondo la rilevazione della Cnn, che fotografa il "sentimento" degli elettori che si sono recati alle urne per le elezioni di midterm, il tema che sta più a cuore agli americani è l'inflazione, con il 32% di risposte, rispetto all'aborto, uno dei temi dominanti della campagna elettorale dei democratici, considerato una priorità solamente per il 27% degli intervistati.

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Difficile stabilire chi vincerà. Attualmente i democratici hanno la maggioranza sia alla Camera, con 222 seggi contro 213, sia al Senato (diviso a metà, 50 e 50, ma con la vicepresidente Kamala Harris che assicura un voto in più ai dem). Dai primi sondaggi, si prevede un cambio alla Camera, che potrebbe passare ai repubblicani. Resta da capire se la vittoria sarà ampia o contenuta. Appare più incerta, invece, la situazione in Senato. L'ago della bilancia potrebbe variare a seconda di ciò che accadrà in Pennsylvania, Georgia, Arizona e Nevada, dove i candidati dei due partiti si scontrano in un testa a testa. Situazione ancora in bilico anche nel North Hampshire e nel Wisconsin.

Tra i governatori, è competitiva la sfida in Arizona, Michigan, Wisconsin, Nevada e Pennsylvania. Non mancano storie particolari, come quella della governatrice democratica che tenta la rielezione in Kansas, o il caso dell’Oregon, dove un esponente repubblicano potrebbe avere la meglio per la prima volta in quarant’anni. Nel Maryland, invece, sarà eletto il primo governatore nero. Storicamente, il partito che controlla la presidenza - in tal caso i democratici - non ottiene risultati soddisfacenti alle elezioni di midterm.

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Il voto di metà mandato è importante per le sorti del Governo in carica. Senza il controllo della Camera e del Senato, infatti, il partito del presidente rischia un blocco legislativo. Per esempio, non si esclude che venga impedito il passaggio di una legge che tuteli il diritto all’aborto a livello federale. Inoltre, se i repubblicani ottenessero il controllo di una o di entrambe le camere, potrebbero avviare indagini contro i democratici per evidenziarne l'incompetenza o eventuali errori, come il ritiro dall’Afghanistan o nella gestione del sequestro di file top secret che Trump, all'epoca presidente, aveva sottratto e portato nella sua residenza in Florida. Nel mirino finirebbero Biden e la sua famiglia, ma anche Anthony Fauci, il virologo consulente della Casa Bianca. Alcuni repubblicani promettono anche di mettere Biden sotto impeachment, come accaduto due volte a Trump nel corso del suo mandato.

Non solo: il controllo del Senato include il potere di approvare i giudici federali, fino a quelli della Corte suprema. I repubblicani, se avessero la meglio, potrebbero servirsi di questa funzione per bloccare le nomine di Biden.

Il voto di metà mandato ha ricadute anche in vista delle presidenziali del 2024. La scelta del segretario di Stato (per la quale sono chiamati a votare 27 Stati) si rivela piuttosto significativa: si tratta, infatti, di figure cruciali per la certificazione del voto. Questa volta in corsa ci sono molti sostenitori dell’ex presidente Donald Trump. Il risultato del voto dell’8 novembre potrebbe avere conseguenze rilevanti anche nel campo della politica estera, soprattutto per la situazione in Ucraina.

Biden e Trump, la nuova sfida

Joe Biden, ai minimi di popolarità (intorno al 41%), durante la campagna ha ribadito che sono in gioco la democrazia e i diritti (a partire da quello dell'aborto) e ha sottolineato i successi ottenuti nel campo del welfare, dell'ambiente e dell'educazione.

I repubblicani, invece, hanno lamentato l'inflazione alle stelle, lo spettro della recessione e l'allarme criminalità, con Donald Trump che appare già pronto a ricandidarsi alla Casa Bianca.

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Proprio Biden e Trump, poche ore prima del voto, hanno lanciato i loro ultimi appelli agli elettori. "E' arrivato per voi il momento di difendere la democrazia. Sappiamo visceralmente che la nostra democrazia è in pericolo, ma noi saremo all'appuntamento. Il potere in America è là dove è sempre stato: nelle vostre mani, le mani del popolo", ha dichiarato Biden nel Maryland nel corso dell’ultimo comizio prima dell’apertura delle urne, rimarcando anche la sua opposizione all’ala repubblicana trumpiana.

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Trump, invece, in un comizio nell'Ohio ha fatto riferimento a una sua nuova candidatura presidenziale (mai espressa esplicitamente) e ai presunti rischi di brogli elettorali. "Farò un grandissimo annuncio il 15 novembre a Mar-a-Lago", ha annunciato l’ex presidente degli Usa. Dure anche le parole rivolte alla speaker della Camera, la dem Nancy Pelosi, definita da Trump "un animale": “Mi ha messo sotto impeachment per due volte, per nulla", ha affermato.

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Intanto, secondo l’analisi svolta da Reputation Research, su 208 milioni e mezzo di conversazioni che menzionano l’attuale presidente, quasi il 50% sono negative e solo il 9% ha espresso un giudizio positivo. Biden si classifica quindi come il presidente americano con la peggiore reputazione di sempre.