Usa: gli italiani di Philadelphia, 'via statua Colombo? Attacco a nostra comunità'

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La comunità italo-americana di Philadelphia si prepara a combattere la proposta del sindaco Jim Kenney di rimuovere la statua di Cristoforo Colombo, un gesto che considerano alla stregua di "un attacco a tutti noi". A farsi portavoce della protesta è Marco Circelli, direttore esecutivo di Filitalia International & Foundation, un'organizzazione non profit di Philadelphia che si occupa di preservare, diffondere e difendere la cultura, tradizione e lingua italiana negli Stati Uniti. 

La rimozione della statua, se così deciderà la Philadelphia Art Commission, "non è solo un attacco alla figura di Cristoforo Colombo, ma è un attacco a tutta la comunità italo-americana, perché quella statua eretta ai primi del '900 del secolo scorso è stata finanziata con i soldi degli italo-americani", spiega Circelli all'Adnkronos. Che intravvede da parte del sindaco democratico della città anche "una mossa elettorale" in vista del voto per la Casa Bianca di novembre, per non lasciare ancora troppo terreno a Donald Trump ed ai repubblicani, per i quali vota ormai gran parte della comunità italo-americana.  

E d'altro canto, osserva il direttore esecutivo dell'organizzazione, in questo clima avvelenato della campagna elettorale "noi rischiamo di essere assimilati ai suprematisti bianchi, mentre noi difendiamo la diversità a tutti i livelli".  

Circelli confessa poi di non essere troppo ottimista sulla possibilità che la statua di Colombo possa restare al suo posto. "Dopo la rimozione della statua di Frank Rizzo", controverso ex capo della polizia ed ex sindaco di Philadelphia di origine italiana, "sapevamo che prima o poi sarebbe toccato a Colombo". Ora della questione è stata investita la Commissione per l'arte, che dovrà decidere sulla base di un sondaggio fra la popolazione, "e temiamo che la decisione ci sarà sfavorevole".  

"Noi però intanto lavoreremo per contrastare punto per punto le tesi secondo cui Colombo era un oppressore e un genocida dei popoli indigeni", assicura Circelli.