USA, le patologie ‘da svapo’ non imputabili alle sigarette elettroniche

webinfo@adnkronos.com

Chieti, 21/10/2019 - Tra il 24 ed il 26 settembre a Washington si è svolta l’edizione 2019 del Forum globale sul tabacco e la nicotina, uno degli eventi più importanti del settore. L’evento ha rappresentato un’occasione importante per discutere di prodotti a rischio ridotto, come ad esempio le sigarette elettroniche. In tal senso, tempismo e location non potevano essere più adatti: gli Stati Uniti, infatti, sono scossi da alcuni mesi da una sorta di ‘epidemia’ di patologie polmonari che pare siano legate anche all’utilizzo delle e-cig, benché le vere cause scatenanti del fenomeno siano ancora oggetto di indagine. 

Secondo il dottor Riccardo Polosa, direttore del Coehar (Centro di ricerca per la riduzione del danno da fumo dell'università di Catania), quanto accaduto negli USA non ha nulla a che vedere con le sigarette elettroniche. L’esperto, in un’intervista rilasciata ad Adnkronos Salute, ha dichiarato: “il problema è che nel mercato degli USA arrivano prodotti senza controllo. In Europa non c’è mai stata alcuna epidemia e una semplice analisi mostra come le e-cig non abbiamo provocato alcuna vittima negli ultimi dieci anni. Ci sono tantissimi studi sulle sigarette elettroniche e molti di questi hanno dimostrato la capacità di ridurre la dipendenza da fumo con un’efficacia di molto superiore ai tradizionali cerotti”. 

Per quanto riguarda la già citata ‘epidemia’ americana, la cronaca dei fatti inizia ad agosto, quando nello stato dell’Illinois si registra il primo caso di decesso. Nei due mesi successivi, il computo delle ‘morti sospette’ sale a 18, mentre quello dei ricoveri per infezioni polmonari di varia natura arriva a sfiorare il migliaio. L’eco mediatica e le prime reazioni delle autorità americane, compreso il bando delle sigarette elettroniche paventato dal presidente Trump, hanno accentuato l’allarmismo nei confronti di un fenomeno ancora ben lungi dall’essere compreso a pieno. 

Anche per questo motivo, l’organo che si occupa di regolamentare la produzione e la commercializzazione dei prodotti alimentari e farmaceutici negli USA – la Food and Drug Administration – ha diramato una nota ufficiale in cui si legge che “la maggioranza dei campioni analizzati dagli stati o dall’FDA in relazione alle indagini sono stati identificati come prodotti contenenti THC. Nel corso delle indagini abbiamo anche scoperto che la maggior parte dei pazienti affetti dalle patologie polmonari ha riferito di aver usato prodotti contenenti THC, il che lascia supporre che i prodotti per lo svapo che contengono THC abbiamo avuto un ruolo nella diffusione” (delle patologie, n.d.r.). 

In sostanza, le infezioni polmonari sarebbero state provocate dall’aggiunta di THC (il più noto principio attivo della cannabis) ai liquidi per ricaricare le sigarette elettroniche (oppure dalla presenza di una sostanza, l’acetato di Vitamina A, utilizzata per diluire lo stesso THC). Un’altra concausa sarebbe costituita dall’utilizzo di prodotti reperiti per strada o acquistati tramite canali diversi da quelli ufficiali. Il problema, più in generale, è che negli Stati Uniti manca una legislazione chiara in materia come quella vigente in Europa dove in alcuni paesi, come ad esempio la Gran Bretagna, la sigaretta elettronica viene utilizzata come strumento di lotta al tabagismo. 

La Public Health of England, l’agenzia del Ministero della Salute Pubblica, ha reso noti attraverso i propri canali ufficiali, una serie di dati quantomeno significativi in tal senso: tra gennaio e giugno del 2019 si è registrato un calo pari al 2.2% della popolazione di fumatori. Il riscontro costituisce il miglior risultato degli ultimi dieci anni e fa il paio con un altro dato rilevante: “dei 3.2 milioni di adulti che usano sigarette elettroniche nel Regno Unito, più della metà ha completamente smesso di fumare. Altri 770mila hanno smesso sia di fumare che di svapare”. 

In aggiunta, tramite un post su Twitter del 12 settembre scorso, la PHE ha ribadito come lo svapo non sia completamente privo di rischi ma “non vi è alcuna circostanza in cui sarebbe meglio continuare a fumare anziché passare completamente al vaping”. In altre parole, le e-cig possono essere di grande aiuto per chi vuole smettere di fumare, in quanto consentono una riduzione del danno del 95% circa(non a caso, anche la FDA, nel vademecum per la gestione della presunta ‘epidemia’ ha espressamente consigliato agli utilizzatori delle e-cigarettes di non tornare al tabacco da combustione). 

La lotta alle sigarette tradizionali portata avanti dal Ministero per la Salute Pubblica del Regno Unito passa anche attraverso altre iniziative, come ad esempio l’apertura di un negozio per lo svapo presso due strutture ospedaliere (Sandwell e West Birmingham). 

In Italia, benché manchino ancora iniziative così strutturate, la situazione relativa alla commercializzazione delle sigarette elettroniche offre ampie garanzie. I flaconi per ricaricare i device elettronici sono soggetti ai Monopoli di Stato e possono essere venduti solo da soggetti in possesso dell’apposita autorizzazione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I canali di acquisto sono i negozi fisici specializzati e i rivenditori online autorizzati come Vaporoso. 

Va inoltre sottolineato come in Italia siano in vigore le stesse norme applicate anche nell’Unione Europea che impongono limiti alla concentrazione di nicotina (20 mg per litro) ed alla quantità di liquido vendibile in un singolo flacone (10 ml); a queste restrizioni si aggiungono quelle relative agli additivi presenti nelle ricariche (sostanze come la caffeina e la taurina sono vietate).  

Vaporoso è uno store online per vendita di sigarette elettroniche, liquidi e accessori da svapo. È autorizzato dai Monopoli di Stato alle vendita online di liquidi per sigaretta elettronica. 

Per maggiori informazioni: 

Vaporoso ® è un marchio di BestBuying srl 

Contrada Saletti, Via Pescara 42 

66041 Atessa (Chieti) Italia 

Tel. 0872 676415 

Email: supporto@bestbuying.it