Usa: i legami pericolosi di Giuliani in Ucraina, focus sui suoi ex clienti

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I legami pericolosi che Rudy Giuliani ha in Ucraina, negli ambienti politici e finanziari del paese, almeno dal 2008, stanno venendo a galla, sotto la lente degli inquirenti del Congresso impegnati sul fronte del Kievgate e del processo di impeachment al presidente.  

L'avvocato personale di Donald Trump - impegnato sul dossier ucraino dal novembre del 2018- ha sempre sostenuto di aver operato in Ucraina per l'interesse esclusivo del suo cliente in chief, il presidente, ma gli inquirenti della Camera stanno indagando su altri clienti, non solo ex, con interessi all'estero.  

Si tratta per esempio di Pavel Fuks, un tycoon con interessi nel settore immobiliare e del gas che nel 2017 ha finanziato, come "donazione", una consulenza di Giuliani per la sua città natale di Kharkiv, nell'est del paese, per l'ammodernamento del sistema di risposta alle emergenze (versione di Giuliani). In quello stesso anno, Fuks aveva ricevuto la proibizione a entrare negli Stati Uniti per cinque anni, dopo aver cercato di farsi invitare alla cerimonia inaugurale di Trump e versato inutilmente per questo, a un finanziatore della California 200mila dollari che ha poi querelato.  

Fuks ha costruito il suo patrimonio con investimenti immobiliari in Russia, dove nel 2006 ha ospitato Ivanka e Donald Jr, nel quadro di una trattativa con il padre dei due rampolli per la possibile acquisizione del 'brand' Trump per nuovi investimenti a Mosca. Tornato in Ucraina dopo il 2014, nel 2018 viene bandito dalla Russia, nel quadro delle sanzioni di Mosca contro Kiev.  

Le diverse commissioni della Camera coinvolte nel Kievgate hanno anche richiesto documenti e testimonianze da altri due ex clienti di Giuliani, due imprenditori originari dell'Unione sovietica e ora basati in Florida interessati a opportunità di investimenti in Ucraina, in particolare per un nuovo impianto per gas naturale liquefatto (Gnl): si tratta, secondo l'approfondita ricostruzione del Washington Post, di Lev Parnas e Igor Fruman, coinvolti nello sforzo per spingere le autorità ucraine a indagare sui Biden e bene inseriti nell'entourage del presidente.  

Parnas, 47 anni, nato in Ucraina, un passato di broker finanziario, ha riferito che pranzava con Giuliani quando, nel novembre del 2018, un ucraino legato agli apparati ha avvicinato il legale di Trump con la pista di un piano di Kiev per screditare le elezioni del 2016 con la tesi, accolta dall'intelligence Usa, delle intrusioni di Mosca. Insieme a Fruman, ha iniziato a indirizzare le persone che, in Ucraina, avevano informazioni da condividere con Giuliani.  

Fruman, nato in Bielorussia, a capo di una compagnia di import export negli Usa e di una società di beni e servizi di lusso a Odessa, è particolarmente bene inserito in Ucraina. "Ci siamo assunti il dovere patriottico di raccogliere tutte le informazioni a cui potevamo avere accesso e di passarle ai nostri contatti, oltre che di validarle per quanto potevamo", ha spiegato Parnas che ha incontrato, insieme a Fruman, Giuliani anche lo scorso 20 settembre, al Trump International Hotel di Washington.  

Giuliani ha accettato nel tempo consulenze da diversi operatori con interessi all'estero non sempre coerenti con la politica estera americana, inclusi ghli iraniani Mujahideen-e Khalq (Mek), considerati dal dipartimento di stato come gruppo terroristico fino al 2012. Nei giorni scorsi, avrebbe dovuto parlare al vertice dell'Unione economica euroasiatica in Armenia, poco prima dell'arrivo di Vladimir Putin e Hassan Rohani. La sua partecipazione è stata cancellata venerdì, dopo le rivelazioni sul Kievgate.  

"I miei altri clienti mi pagano per il lavoro che svolgo per loro. Nessuno mi paga per un'unica consulenza che faccio per Donald Trump", ha dichiarato l'avvocato consulente, assicurando di non avere più clienti in Ucraina dal 2017. L'avvocato, ex sindaco di New York, non ha precisato se ora incassa parcelle da Parnas e Fruman, che ha continuato a incontrare e da cui ha continuato a ricevere informazioni.  

Parnas compare come donatore della campagna di Trump del 2016, con una cifra di 50mila dollari, e una compagnia che fa capo a Parnas e Fruman, emigrati dall'Urss, ha stanziato 325mila dollari, lo scorso anno, per un super pac in sostegno di Trump. Parnas e Fruman hanno aiutato, a fine 2018, Giuliani a organizzare una chiamata Skype con l'ex procuratore generale ucraino Viktor Shokin - quello di cui Joe Biden avrebbe chiesto il licenziamento per proteggere il figlio Hunter, secondo la versione di Trump- e un incontro di persona a New York a gennaio con l'allora procuratore generale Yuri Lutsenko.  

Nel maggio del 2018, sei mesi prima che i due iniziassero a lavorare con Giuliani per le indagini sui Biden, una azienda di Parnas in Florida ha ricevuto un versamento di 1,26 milioni dal conto di un avvocato immobiliarista specializzato in assistenza di acquirenti stranieri di beni immobiliari negli Usa.  

Due giorni dopo, America First, uno dei due grandi Super Pac pro Trump, ha ricevuto 325mila dollari da una società acquisita due mesi prima di Parnas e Fruman, la Global Energy Producers. La versione di Parnas è che il denaro proveniva dalla vendita di un condominio nella zona di Miami, transazione avvenuta con la mediazione dell'avvocato Russell S. Jacobs. 

Lo scorzo marzo, il russo americano Felix Vulis, con interessi nelle miniere in Kazakhstan ha querelato sia Parnas che Fruman in Florida, denunciando la mancata restituzione di un prestito, lo scorso anno, di 100mila dollari, prestito ottenuto dopo che questi avevano sostenbuto che, grazie ai loro legami con Giuliani e quindi con Trump, la loro società dell'energia sarebbe a breve "diventata il maggior esportatore di Gnl negli Usa". Nel 2016, un giudice federale di New York ha ordinato a Parnas di versare più di 500mila dollari all'investitore di un progetto, fallito, per produrre un film a Hollywood intitolato "Anatomia di un assassinio".  

Nell'ultimo anno, Parnas e Fruman hanno postato foto sui social media in cui compaiono insieme al presidente, al figlio, Donald Jr e a eventi a Mar-a-Lago. Lo scorso giugno hanno presenziato a un vertice sulla leadership di due giorni per America First in un Trump Hotel a Washington. Entrambi figurano nel programma della "Trump Card", come ospiti frequenti dell'albergo. Il giorno in cui hanno lasciato l'albergo, era atteso un altro "ospite di buon livello" dell'hotel, Rudolph Giuliani.  

Il primo contratto documentato di Giuliani in Ucraina risale al 2008, quando l'ex procuratore di New York lavora come consulente di Vitali Klitschko, l'ex campione di boxe per la sua campagna, allora persa, per diventare sindaco di Kiev, proprio sul dossier della lotta alla corruzione e alla criminalità.  

Klitschko, ora sindaco di Kiev, ha precisato di aver conosciuto Giuliani nel 2006, durante una visita dell'allora sindaco di New York in Ucraina, ma esclude di aver ricevuto da lui qualsiasi pagamento. Da allora, si sono incontrati più volte, a New York e a Kiev. "Rudolph Giuliani è un grande amico dell'Ucraina e uno dei sindaci di maggior successo del mondo. Considerando la nostra amizia, a volte gli chiedo consiglio su questioni del comune", ha scritto al Washington Post Klitschko, che è ai ferri corti con il presidente Volodymir Zelensky, che ne chiede la riduzione dei poteri.  

"Ridurre i poteri del sindaco di Kiev Klitschko è un segnale molto negativo" per il nuovo governo ucraino, ha twittato Giuliani, non si capisce in quale veste, se di amico di Klitschko, legale del presidente americano o semplice cittadino americano. Giuliani ha anche riferito di aver incontrato l'allora presidente ucraino Petro Poroshenko alla fine del 2017, nell'ultimo suo viaggio in Ucraina, per spiegargli il piano di gestione delle emergenze sviluppato per Kharkiv.