Usa, lo storico: "Accuse a Trump non smuovono suo zoccolo duro"

(Adnkronos) - "Nel clima politico fortemente radicalizzato che contraddistingue gli ultimi 10-15 anni della storia americana è improbabile che questo scuota i repubblicani estremi, questo è mirato agli indecisi o ai moderati centristi che possono schierarsi da una parte all'altre". Così Gregory Alegi, docente di Storia e Politica degli Stati Uniti all’università Luiss di Roma, commenta con l'Adnkronos le accuse di tentato golpe che sono state mosse a Donald Trump durante l'audizione pubblica della commissione d'inchiesta suil'assalto al Congresso.

"Basti dire che tutte le rete principali hanno trasmesso in diretta tranne Fox questo ci dà l'idea che il nocciolo duro ha già deciso", aggiunge lo storico sottolineando poi che quella di giovedì sera è stata " un'audizione per modo di dire, sono presentazione di risultati del lavoro istruttorio che è finito ed ha avuto dimensioni enormi: mille persone sentite, oltre 100mila pagine di documenti, in più, perché siamo nel 21esimo secolo, una quantità enorme di video, di immagini".

I democratici hanno deciso ora di presentare i risultati di questa inchiesta in una serie di audizioni pubbliche perché " con i sondaggi che li danno perdenti in novembre vogliono consolidare i risultati e nell'ipotesi migliore utilizzarli per mettere a verbale una versione autentica di come sono andati i fatti ,nella versione peggiore per influenzare le elezioni ".

L'obiettivo della commissione è quello di riuscire far arrivare "alla consapevolezza che c'e' materiale per un'indagine penale" che vada oltre ai partecipanti materiali all'assalto del 6 gennaio 2021: "fino adesso sono state indagate, rinviate a giudizio 800 partecipanti, ci sono alcune condanne, ci sono alcuni patteggiamenti, questo è il famoso livello politico, cioè stabilire se siano andati spontaneamente o ci sia stata un'orchestrazione".

"Il nocciolo è vedere come un evento così traumatico per la democrazia, non solo americana, vedere l'attacco al Parlamento è traumatico per qualsiasi democrazia, non sia stato un fatto di rabbia spontanea ma è stato un fatto disegnato progettato, articolato, orchestrato", aggiunge Alegi.

Riguardo poi al paragone che molti stanno facendo con le audizioni del 1973 sul Watergate, lo storico spiega che allora le audizioni "erano in presa diretta si apprendevano le cose il cittadino man mano che le apprendeva la commissione, queste - ribadisce - sono in realtà delle presentazioni dei risultati; fanno parte di un mondo in cui c'e' stata la disintermediazione parlo direttamente al cittadino non mi affido più al giornalista che lo me lo spiega". "Come storico sono contento perché stiamo ottenendo molto materiale per una riflessione storica in tempi brevi" continua Alegi, che avanza però dei dubbi però se, dal punto di vista politico, la scommessa dei democratici sui risultati della commissione possa "da sola colmare le tante difficoltà, dall'inflazione alla ripresa della pressione migratoria sui confini meridionali" e all'aumento della benzina, questioni che giocano contro di loro in vista delle elezioni di novembre.

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