Usa, Obama: Alzare tetto debito o sarà default, no ricatti repubblicani

Washington (Usa), 14 gen. (LaPresse/AP) - "Irresponsabile" e "assurda". Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha definito la possibilità che non venga trovato un accordo sull'innalzamento del tetto del debito. La nuova, ennesima vicenda, che sta tenendo l'economia americana sul filo del disastro. Poche settimane dopo aver evitato in extremis il rischio del fiscal cliff, Obama ha dedicato gran parte della sua ultima conferenza stampa del suo primo mandato alla Casa Bianca proprio alla questione economica.

RISCHIO DEFAULT. Gli Stati Uniti hanno già toccato il tetto del debito a 16,4 mila miliardi e, se non lo innalzeranno, andranno in default e non riusciranno più ad assolvere a tutti gli obblighi di governo, tra gli altri anche il pagamento degli assegni ai veterani di guerra e i sussidi del Social Security. Ma il mancato accordo potrebbe avere consguenze ben più ampie e, nelle parole di Obama, far letteralmente "esplodere l'economia". Aumentare il tetto del debito, ha spiegato il presidente, "non significa autorizzare nuove spese", ma permettere agli Usa di coprire quelle spese per cui il "Congresso si era già impegnato". Gli Usa, che ancora secondo il presidente "non sono un Paese esausto", si trovano in un momento economico molto delicato. Il tetto del debito deve essere alzato per impedire il default entro il primo marzo, altrimenti i fondi per gran parte dei programmi governativi si esauriranno entro il 27 dello stesso mese. Inoltre, dal primo marzo scatteranno, se non si sarà trovato un altro accordo, anche i tagli alla spesa che sono stati rinviati di due mesi con l'accordo sul fiscal cliff.

NO A RICATTI. Nel suo lungo intervento, Obama ha attaccato senza riserve i repubblicani, accusandoli di voler ricattare il Paese, aprendo a un aumento del tetto del debito solo se verrano garantiti tagli alle spese. Un compromesso che il presidente non vuole accettare. I repubblicani, ha dichiarato Obama, "non incasseranno un riscatto per non aver fatto schiantare l'economia". Il destino e il credito degli Stati Uniti, ha aggiunto il presidente, "non sono una merce di scambio. Ed è meglio che decidano in fretta perché il tempo stringe". Obama ha quindi insistito sul fatto che non negozierà con i repubblicani sull'autorità del governo di innalzare il debito e che non ci sono piani emergenza per evitare l'azione del Congresso. "Qui - ha affermato - non ci sono trucchi di magia, non ci sono scappatoie. Nessuna via d'uscita facile". Il solo dibattito sull'aumento del tetto del debito, ha affermato con forza, sta già danneggiando l'economia.

DISPONIBILE A DIALOGO SU DEFICIT. Obama non ha voluto tuttavia chiudere le porta sulla questione della riduzione del deficit. Sottolineando che la sua amministrazione e il Congresso hanno ridotto il deficit di circa 2,5 mila miliardi di dollari in un decennio, qualcosa meno dei 4mila miliardi necessari per giungere a una situazione gestibile, il presidente si è detto disponibile al dialogo e impegnato a trovare un compromesso tra le parti. "Sono felice di tenere un dialogo su come ridurre il deficit in maniera sensibile", ha affermato, spiegando di essere aperto a "modesti cambiamenti" a programmi come il Medicare se saranno parte di un programma bilanciato.

BOEHNER SPINGE SU TAGLI ALLE SPESE. Ma la risposta dello speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, non lascia grandi probabilità di trovare un punto di accordo. "Il popolo americano - ha dichiarato in una nota emessa subito dopo la conferenza stampa di Obama - non può sostenere un innalzamento del tetto del debito senza al tempo stesso una riduzione della spesa pubblica". "Le conseguenze di non riuscire ad aumentare il tetto del debito - si legge ancora nella nota - sono reali, ma lo sono anche quelle di permettere che il nostro problema della spesa rimanga irrisolto". La Camera, ha quindi proseguito Boehner, "farà il suo lavoro e approverà una legge responsabile che controlli le spese, soddisfi gli obblighi del nostro Paese e mantenga il governo in attività, e noi insisteremo sul fatto che la maggioranza democratica a Washington faccia lo stesso".

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