Usa, supermercato ritira marchi ritenuti 'razzisti'

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Anche Trader Joe's, catena di supermercati nata in California specializzati in cibo fresco, bio, diventati i negozi di riferimento nei quartieri più 'cool' delle città americane, finisce sotto accusa nella 'guerra culturale' contro stereotipi ritenuti razzisti. Ed ora annuncia che cambierà le confezioni, ed i nomi, dati alla sua linea di cibi etnici, dopo che in pochi giorni migliaia di persone hanno firmato una petizione, lanciata da uno studente di liceo californiano, petizioni che le bollava di razzismo.

All'estensore della petizioni ed ai suoi sostenitori chiamare "Arabian Joe" i cibi della cucina mediorientale, "Trader Joe San" quelli di quella giappone, e persino "Trader's Giotto" quelli della cucina italiana costituisce "una narrativa di un esotismo che perpetua pericolosi stereotipi". I vertici della catena di supermercati hanno precisato che da anni hanno iniziato ad usare il marchio Trader Joe's anche per alcuni prodotti etnici, come quelli messicani, ed ora lo farà per tutti. Ha poi sottolineato di aver scelto quei marchi pensando che fossero divertenti, ammettendo però di poter aver avuto "l'effetto opposto". Secondo la petizione infatti questo marchio "è razzista perché rende esotiche le altre culture, rappresentando invece 'Joe' come la normalità".

Nelle scorse settimane erano stati produttori di "Aunt Jemina", marca famosa per i mix per fare i pancake e lo sciroppo di acero, a dover annunciare che cambieranno il marchio da anni criticato per eternare la figura della 'mammy' afroamericana. "Noi riconosciamo che le origini di Aunt Jemina sono basate su stereotipi razziali", ha dichiarato Kristin Kroepfl, vice presidente della Quaker Foods North America, che nella completamente diversa atmosfera culturale determinata nel Paese dal movimento di protesta dopo l'uccisione di George Floyd ha ora accolto la richiesta di sostituire il nome del brand.

Anche i produttori di Cream of Wheat porridge, Uncle Ben's Rice e Mrs. Butterworth sciroppo per pancake hanno annunciato che stanno valutando di cambiare i nomi e le confezioni dei loro prodotti che evocano stereotipi razzisti dell'epoca della schiavitù.