Usa: "Turchia sta per invadere nord della Siria"

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La Casa Bianca ha reso noto che la Turchia "lancerà presto un'operazione militare nel nord est della Siria da tempo programmata" e che le truppe americane non saranno più "nell'area circostante" quando questo accadrà. "Le forze armate degli Stati Uniti non sosteranno questa operazione e, avendo sconfitto il califfato territoriale dello Stato Islamico, non saranno più nell'area circostante", prosegue la dichiarazione della portavoce Stephanie Grisham, diffusa dopo di una telefonata tra Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan.  

Nella telefonata i due leader hanno discusso del conflitto in Siria e stabilito di incontrarsi a novembre a Washington. Nella dichiarazione Grisham ha aggiunto che da ora non poi sarà la Turchia, e non gli Stati Uniti, "ad essere responsabile per tutti i combattenti Is" provenienti da "Francia, Germania ed altre nazioni europee" che sono stati "catturati negli ultimi due anni dopo la sconfitta del califfato territoriale ad opera degli Stati Uniti".  

Accuse agli americani arrivano dalle Forze democratiche della Siria (l'alleanza curdo-araba delle Fds). "Nonostante l'accordo sul meccanismo di sicurezza - si legge in un tweet di Mustafa Bali, portavoce delle Fds nel nord della Siria - le forze americane non hanno rispettato i loro impegni e hanno iniziato a ritirarsi dal confine (tra Siria e Turchia), lasciando che l'area si trasformi in una zona di guerra". "Ma - aggiunge il tweet - le Fds sono determinate a difendere il nordest della Siria a tutti i costi". 

In una serie di tweet diffusi nelle ultime ore non mancano accuse anche per il leader turco Erdogan e il Centro per il coordinamento e le operazioni militari delle Fds afferma che un "attacco turco" rischierebbe di annullare i successi nella lotta all'Isis e di fare della Siria una "zona di conflitto permanente". Le Fds ricordano di aver rispettato gli impegni previsti dall'"accordo sul meccanismo di sicurezza, smantellando le fortificazioni militari tra Tell Abyad e Ras al-Ayn, ritirando le unità di combattimento con le armi pesanti" dalle zone lungo il confine con la Turchia. "Tuttavia - affermano - le minacce di Erdogan hanno come obiettivi quelli di cambiare il meccanismo di sicurezza in un meccanismo di morte, di fare sfollati tra la nostra gente e trasformare la regione sicura e stabile in una zona di conflitto e guerra permanente". "Mentre la comunità internazionale cerca una soluzione politica per la Siria - aggiungono le Fds - il popolo siriano soffre da anni per la guerra" 

Secondo il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, la "sicurezza dei confini" e il "ritorno dei profughi" sono gli obiettivi di un'eventuale nuova operazione militare turca nel nord della Siria. "Il piano per la zona sicura ha due scopi: mettere in sicurezza i nostri confini eliminando gli elementi terroristici e garantire il ritorno sicuro dei profughi", ha twittato stamane Kalin. "La Turchia è forte e risoluta", ha aggiunto. 

"Siamo determinati a garantire la sicurezza della Turchia ripulendo la regione dalla presenza dei terroristi. Contribuiremo a portare sicurezza, pace e stabilità alla Siria", scrive su Twitter il capo della diplomazia turca, Mevlut Cavusoglu. "Abbiamo sostenuto l'integrità territoriale della Siria sin dall'inizio della crisi (nel 2011) e continueremo a farlo", aggiunge il ministro degli Esteri della Turchia 

Sulla stessa linea anche il portavoce Fahrettin Altun, che nelle ultime ore ha sottolineato su Twitter come "la lotta al terrorismo" della Turchia vada avanti "senza compromessi sia all'interno che all'esterno dei nostri confini". Proseguirà "fino alla pace", ha aggiunto.