"Uso materiali di m...". "Casca tutto". Sequestrato Ponte Morandi a Catanzaro

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- (Photo: Ansa)
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Nelle immagini che presentano la città è sempre in primo piano: illuminato di sera, imponente di giorno. Il suo nome ufficiale è viadotto “Bisantis”, ma è più conosciuto con il nome del suo progettista: Morandi. Da stamattina il ponte Morandi di Catanzaro, inaugurato nel 1962, è sotto sequestro, perché secondo la procura guidata da Nicola Gratteri la manutenzione del rivestimento è stata fatta con materiali scadenti.

Sequestrato anche un tratto della statale 280 e una galleria. La decisione è stata presa al culmine di un’inchiesta al culmine della quale sono state arrestate quattro persone. Tre sono in carcere, una ai domiciliari. Tra questi ci sono gli imprenditori Eugenio e Sebastiano Sgromo, coinvolti anche nell’operazione “Basso profilo”, e un militare della Guardia di Finanza, Michele Marinaro, 52 anni, che, secondo l’accusa, informava gli indagati sulle mosse della magistratura catanzarese e dei suoi stessi colleghi: il suo nome era già emerso nella maxi operazione “Rinascita-Scott”. Ai domiciliari una loro collaboratrice degli imprenditori, Rosa Cavaliere. Indagati anche il direttore dei lavori, Gaetano Curcio, e un ingegnere dell’Anas.

Oltre agli arresti, il gip ha anche disposto il sequestro preventivo di 3 società di costruzione e di oltre 200.000 euro, considerati il profitto dei reati contestati.

I sei devono rispondere di intestazione fittizia e associazione per delinquere aggravati, rispettivamente, dalla modalità e finalità mafiosa; corruzione, auto riciclaggio, frode in pubbliche forniture, truffa. “Non vi sono dubbi - scrive nell’ordinanza il gip Paola Ciriaco - circa il fatto che le imprese dei fratelli Sgromo, ed in questo caso la Tank srl, di cui essi sono effettivi amministratori, venga utilizzata anche al fine di agevolare le cosche della zona, provvedendo essi a subappaltare parte dei lavori legittimamente aggiudicati grazie alla fittizia intestazione ad altri soggetti”. La ditta non era in grado, per questioni economiche, di comprare il materiale adeguato agli standard. E allora, piuttosto che fermare i lavori, gli indagati hanno optato per la malta scadente. Secondo la ricostruzione dei pm, gli imprenditori avevano creato una società fittizia, dando nei fatti in subappalto quei lavori a esponenti della ’Ndrangheta.

La consapevolezza di utilizzare prodotti non di qualità emerge dalle intercettazioni che sono state inserite negli atti. È il direttore tecnico, nel corso di una conversazione, a sostenere di aver risposto, in un’altra conversazione, in maniera perentoria sulla qualità dei prodotti impiegati: “Fanno cagare”. In un’altra conversazione, uno degli indagati riporta il contenuto di un’altra conversazione relativa al materiale da usare per il rifacimento di un muro lungo la statale, riportando le parole del suo interlocutore: “Noi per il Morandi l’abbiamo usato e casca tutto”. È sempre lo stesso a parlare in un’altra conversazione. Ancora una volta riporta uno scambio precedente: “Che prodotti stai usando? Gli ho detto sto usando merda. Ma purtroppo perché è una questione finanziaria. Gli ho spiegato io è come su? Fanno cagare...”. E ancora, “devo mettere quella porcheria qui sui muri eh..”. A questo punto è lo stesso rappresentante del fornitore che lo mette in guardia: ”...fai una figura di merda... perché quel prodotto non funziona”. Ma quella malta che avrebbe dovuta essere destinata ad altro e non certo ai rivestimenti del ponte è stata usata lo stesso. Per questo motivo saranno necessari accertamenti, anche se il ponte - pur sequestrato - non è stato sbarrato al traffico.

“Il ponte non è stato interdetto all’utilizzo, perché secondo gli inquirenti non vi sono segnali di pericolo, ma l’auspicio è che, fatti tutti i doverosi accertamenti del caso, non si registrino ritardi rispetto all’ultimazione dei lavori e, quindi, alla totale riapertura della circolazione sul viadotto”, precisa il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo. I lavori, infatti, riguarderebbero il rivestimento e non elementi portanti della struttura. Il primo cittadino, comunque, si dice convinto del fatto che le indagini spazzeranno via ogni dubbio. “Sarà indispensabile approfondire al più presto questa delicata vicenda. Se ci sono stati illeciti è giusto che i responsabili ne rispondano davanti alla giustizia. Non si scherza con la sicurezza dei cittadini”, sostiene invece il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.

Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia parla di “disastro evitato” perché “gli arresti sono arrivati prima del dramma”. Il riferimento è alla tragedia del ponte Morandi di Genova, che crollando causò la morte di 43 persone, il 14 agosto 2018. In questo caso, però, i problemi contestati. Se davvero è stato scongiurato un disastro - o se, dal momento che il problema è stato riscontrato solo all’esterno della struttura, il danno sarebbe stato meno grave - saranno gli esperti che svolgeranno gli accertamenti a decretarlo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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