Utopia, violenza, amicizia: un romanzo sul prossimo futuro

Image from askanews web site
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Milano, 4 giu. (askanews) - Una città ideale che accoglie donne in difficoltà in un vecchio borgo da ripopolare, una comunità che sembra avere superato vecchi incubi della storia, ma che poi viene sconvolta dal ritorno della violenza e dell'irrazionalità. Parla anche di questo il romanzo "Qui non possiamo più restare" di Giuliano Gallini, ex dirigente d'azienda giunto alla quarta prova narrativa. "E' un romanzo sull'utopia - ha spiegato ad askanews - e quindi anche sul crollo dell'utopia. E' un romanzo sul male, sul perché appare il male. E' anche un romanzo sull'amicizia, e quindi sui rapporti di amicizia e sull'amore che c'è anche in questi rapporti di amicizia".

La storia ruota intorno a Marcenda, la fondatrice della comunità, e indaga l'idea della violenza, della sua genesi e del suo costante ritornare. "C'è violenza in questo romanzo - ha aggiunto l'autore - c'è anche un fatto di sangue inaudito, quando l'ho scritto ho pensato che forse era troppo inaudito, che non potesse essere credibile, ma i fatti di queste ultime settimane e di questi ultimi mesi hanno mostrato a tutti come invece una violenza inaudita sia ancora possibile".

Il presente entra di continuo nella narrazione, che è ambientata in un futuro molto prossimo, e lo fa sotto forma di tecnologia, attraverso device divenuti obbligatori, per esempio, ma anche attraverso la costante necessità di fare i conti con un'idea di verità che resta complessa e, forse, irraggiungibile. "E' come un non finito in certe sculture - ha concluso Giuliano Gallini - nelle quali viene solo sbozzata una parte e molto rimane nascosto. In questo caso ho voluto lasciare dentro, non sbozzare completamente, figure e discorsi, per permettere al lettore di avere la massima libertà di farlo lui".

"Qui non possiamo più restare", pubblicato da Ronzani editore, è anche una storia sulle grandi capacità di calcolo e le deboli visioni sociali della nostra società.

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