"Vaccinare il 70% della popolazione entro metà 2022", la ricetta di von der Leyen per la ripresa

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AGI - Per favorire la ripresa globale l'obiettivo è vaccinare contro il Covid il 70% della popolazione mondiale entrà metà 2022, non solo donando 500 milioni di dosi, ma esportando la maggior parte dei 3,5 miliardi che saranno prodotte nell'Ue e favorendo la produzione di mRna in Africa.

Bisogna inoltre trovare un accordo per l'immediata applicazione dell'intesa fiscale globale, l'Ue è pronta a farlo già entro fine anno e il resto del mondo dovrebbe riuscirci entro il 2022.

Infine, per affrontare in modo concreto il cambiamento climatico, finanziare con cento miliardi di dollari l'anno i Paesi in via di sviluppo, che sono quelli più colpiti.

L'Ue è pronta a fare la sua parte aumentando la propria di dotazione di cinque miliardi l'anno fino al 2027. Così come destinerà un miliardi di euro per le foreste.

Sono i punti principali della ricetta con cui la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si presenterà ai due importanti Summit dei prossimi quattro giorni: il G20 di Roma e la Cop26 di Glasgow. 

"Il G20 si impegnerà per l'obiettivo di avere il 70% della popolazione globale pienamente vaccinato entro la metà del prossimo anno. È un obiettivo ambizioso ma lo sosteniamo pienamente", ha annunciato von der Leyen.

E l'ottimismo dell'Ue si basa sui numeri di Bruxelles: "Finora negli ultimi 11 mesi abbiamo esportato oltre 1,2 miliardi di dosi di vaccini in 150 Paesi e abbiamo consegnato quasi 880 milioni di dosi ai cittadini europei. Abbiamo mantenuto la promessa che almeno una dose su due prodotta nell'Unione europea sarà spedita all'estero". E l'impegno è produrre, l'anno prossimo, "3,5 miliardi di dosi ed esportarne la maggioranza".

Oltre alle esportazioni, l'Ue, con Team Europe, ha annunciato la donazione di 500 milioni di dosi e un investimento da un miliardo di euro per produrre i vaccini in Africa. "L'Africa attualmente importa il 99% dei vaccini che utilizza e l'obiettivo fissato dalla Commissione europea è che entro il 2040 il Continente possa produrne il 60%", ha detto la leader dell'esecutivo Ue. 

A Roma non si parlerà solo di pandemia. "Dato che le maggiori economie siedono attorno al tavolo, è anche il luogo per discutere su come possiamo garantire una solida ripresa economica. Discuteremo anche di come le catene di approvvigionamento nell'economia globale abbiano faticato a tenere il passo con la domanda in rapida crescita. Inoltre, credo che discuteremo di come gli alti prezzi dell'energia, se sostenuti, potrebbero rappresentare una minaccia per la ripresa economica globale e quali misure potrebbero essere adottate", ha annunciato von der Leyen.

E ancora: "Il G20 è ovviamente anche il luogo per discutere della tassa minima globale. Mentre ripariamo le nostre economie in questo momento e investiamo nella ripresa, dobbiamo prestare attenzione all'equità. E l'accordo fiscale globale che abbiamo trovato fa esattamente questo. 

Il G20 concorderà una riforma fiscale globale. Penso che questo sia storico. Poi si tratterà dell'implementazione: siamo pronti a implementarlo rapidamente. Da parte dell'Ue, presenteremo già una proposta per l'attuazione dell'aliquota fiscale minima effettiva entro la fine di quest'anno. Prevediamo che il sistema sarà operativo a livello globale entro il 2022", ha annunciato von der Leyen.

Il G20 sarà anche un'introduzione alla Cop26 di Glasgow sui temi climatici. "Non è una questione di 30 o 40 anni, è ora, è in questo decennio, dove dobbiamo fare meglio. In caso contrario, raggiungeremo il punto di non ritorno", ha detto Von der Leyen che ha ammesso come "il punto di partenza non sia buono", né finanziario né climatico e ha fatto notare che manca l'ambizione.

"L'Europa sta andando nella giusta direzione per diventare primo Continente climaticamente neutro entro il 2050. Abbiamo già ridotto le nostre emissioni di più del 30% rispetto al periodo del 1990 e al contempo le nostre economie sono cresciute del 60%.

È un messaggio incoraggiante che dimostra che si possono ridurre le emissioni gas serra ma si può anche prosperare, si può essere sostenibili, si possono registrare progressi, si può consentire alle economie di crescere. Quindi ci sono molte aspettative che ricadono su di noi", ha spiegato la leader dell'esecutivo Ue.

"Ed è positivo vedere che molti più Paesi si siano impegnati a raggiungere il livello zero netto di emissioni entro la metà del secolo. Ma ora non ci bastano gli obiettivi, abbiamo bisogno di piani concreti, di azioni immediate, per capire come ottenere questi obiettivi entro il decennio, più attendiamo più costoso sarà. Quindi dobbiamo agire subito", ha aggiunto chiamando a una particolare attenzione verso i Paesi più in difficoltà.

"L'Ue e i suoi Stati membri sono già il principale donatore e contribuiscono in modo notevole a finanziamenti per il clima, più di 25 miliardi di dollari all'anno. Mi aspetto che questa cifra possa aumentare nei prossimi giorni e mi impegno a garantire un'integrazione di cinque miliardi di dollari fino al 2027. Ci aspettiamo anche gli altri innalzino le proprie ambizioni", ha annunciato. 

"Ci siamo impegnati a fornire ogni anno cento miliardi di dollari per i Paesi meno sviluppati e più vulnerabili, quelli più esposti al cambiamento climatico, per contrastare il cambiamento climatico, adattarsi e mitigare le conseguenze. Se diamo uno sguardo alle statistiche, si intravedono finalmente degli sviluppi incoraggianti. Sulla base delle ultime relazioni, stilate dal governo tedesco e quello canadese, supereremo il target di cento miliardi da qui al 2023", ha aggiunto. "Quindi stiamo registrando dei progressi però dobbiamo fare di più. Dobbiamo cercare di sbloccare questi cento miliardi di dollari già il prossimo anno. Quindi dobbiamo cercare di colmare queste lacune e rafforzare i nostri impegni", ha evidenziato. 

La presidente della Commissione ha spiegato che durante la conferenza di Glasgow, oltre a negoziare i punti menzionati e cercare di stabilire una "tabella di marcia" per misurare futuri successi e insuccessi negli impegni, avvierà tre iniziative parallele. La prima, insieme al presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, si occuperà del metano, gas che riscalda l'atmosfera fino a otto volte più dell'anidride carbonica. Il suo obiettivo è ridurre le emissioni del 30% entro il 2030 rispetto al 2020 e ha già il sostegno di 60 Paesi, anche se c'è molto da fare, ha affermato.

La seconda iniziativa è sulle foreste, sarà un contributo di un miliardo di euro per la protezione delle aree forestali, di cui 250 milioni dedicati al bacino del Congo. "Le foreste sono i nostri migliori alleati contro i cambiamenti climatici, dobbiamo proteggerle". 

La terza, insieme al fondatore di Microsoft, Bill Gates, cercherà di promuovere l'innovazione nelle tecnologie non ancora mature per il mercato ma che offrono grandi potenzialità nella lotta al clima, come l'idrogeno pulito, i biocarburanti avanzati per l'aviazione o sistemi di cattura e stoccaggio della CO2.

 

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