Vaccini AstraZeneca e J&J a under 60, cosa dice Palù (Aifa)

·2 minuto per la lettura

Vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson in Italia agli under 60? "L'Ema non ha posto condizioni di età e sesso per questo tipi di vaccini a vettore adenovirale. La nostra agenzia ha previsto un uso preferenziale sopra i 60 anni, non significa escludere altre scelte". Lo afferma Giorgio Palù, virologo e presidente dell'agenzia italiana del farmaco (Aifa), in un'intervista al 'Corriere della Sera'.

Però sarebbe consigliabile indirizzare i giovani verso altri prodotti? "I benefici di AstraZeneca - avverte Palù - superano sempre i rischi, dai 18 anni in su, ma la somministrazione in età giovanile andrebbe considerata con molta attenzione tenendo conto degli eventi di trombosi venosa profonda con carenza di piastrine riportate soprattutto in persone sotto i 60 anni".

Il presidente Aifa confermando poi che la seconda dose dei vaccini a Rna messaggero (Pfizer-BioNTech e Moderna) andrà distanziata di 42 giorni dalla prima e non più delle 3 e 4 settimane inizialmente previste: "Posticipando il richiamo copriamo subito 3 milioni di sessantenni a rischio", spiega. "Si è calcolato che così facendo si hanno a disposizione dosi sufficienti per proteggere velocemente circa 3 milioni di over 60, attualmente meno coperti dal vaccino ed esposti a significativo rischio di mortalità da Covid 19, pari a 13%".

Ma l'azienda Pfizer contesta e ricorda che il suo composto è stato studiato per una seconda somministrazione a 21 giorni. "Un'industria non può dettare scelte che dipendono dagli enti regolatori e che vengono prese anche sulla base dei risultati osservati sul campo, su decine di milioni di persone e quindi non limitati agli studi di validazione su poche decine di migliaia di casi", avverte il presidente dell'Aifa.

Cosa è stato visto sul campo? "Ci si è accorti - ricorda - che la seconda dose può essere spostata fino a 42 giorni senza condizionare né la protezione dalla malattia che resta alta, fino al 70%, né la risposta degli anticorpi. Ripeto, la posizione di Aifa e ministero della Salute sono un'indicazione vera e propria per affrontare in una fase particolare una relativa carenza di scorte".